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Padre Ascanio Orsi, il giansenista cervinarese.

Padre Ascanio Orsi, il giansenista cervinarese.
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di Angelo Marchese |

Appartenente alla Loggia “Perfetta unione” – Oriente di Napoli il religioso agostiniano Ascanio Orsi nacque, intorno al 1770, a Cervinara, in Principato Ulteriore (Ultra), da nobile famiglia locale. Si trasferì giovanissimo a Napoli presso il monastero di San Giovanni in Carbonara, del quale diverrà, in seguito, padre reggente, cioè insegnante di teologia e filosofia. Ricoprì anche l’incarico di bibliotecario regio. Entusiasta delle riforme gianseniste di Scipione de’ Ricci, vescovo di Pistoia, suscitò, nel 1788, con le proposizioni esposte nella Dissertatio theologico-dogmatica scolastico critica… de creatura innocenti… una garbata e contenuta polemica con il confratello agostiniano Emanuele Pignone del Carretto, sulla quale intervennero criticamente le “Nouvelles ecclésiastiques” e gli “Annali ecclesiastici” di Roma, mentre gli “Annali di Firenze” pubblicarono una benevola recensione.

Timbro_appendice“Tuttavia aveva delle protezioni, per cui egli si era fatto dare una pensione a spese del suo ministero…” (Giovanni Camillo Rossi, arcivescovo di Damasco e consultore di Napoli a monsignor Lorenzo Caleppi, cardinale). Aderì alla libera muratori napoletana, insieme a padre Giuseppe Cappellieri, al quale era legato da grande amicizia ed affinità di pensiero. Era, probabilmente, ascritto alla loggia “Perfetta Unione” di Vincenzo de’ Sangro, principe di San Severo, di cui era membro autorevole un altro noto giansenista, monsignor Camillo Cattaneo della Volta, futuro vescovo di Acerenza e Matera. Avrebbe, in tale “officina”, acquisito il grado di Apprendente, risultando la contemporanea “iniziazione” ai gradi superiori di Compagno e di Maestro presso l’”officina” dell’abate Antonio Jerocades, sita a Capodimonte presso l’Accademia di Scienza e Poesia, denominata “La Scuola Pitagorica”. pitagoricaPartecipò anche ai “travagli” (lavori massonici) dell’officina del marchese Antonio di Letizia. Fu, insieme a numerosi “fratelli”, ospite il 12 gennaio 1793 sul vascello “Le Lanquedoc” del contrammiraglio Louis René Madeleine Le Vassor, conte di Latouche-Tréville, durante la permanenza della flotta francese nel golfo di Napoli. Membro dell’Unione Centrale della Società Patriottica Napoletana e deputato (anello di congiunzione tra il vertice e la base dell’organizzazione) di un club sans compromission, rimase coinvolto nella cosiddetta “congiura giacobina” del ’94. La notte del 2 maggio, a seguito delle delazioni di Vincenzo Galiani e di Vincenzo Manna, venne arrestato e tradotto nel carcere criminale della Vicaria (denominato dal popolo ‘o Panaro).

repubblicaIl Manna dichiarò agli inquisitori di essere a conoscenza delle attività eversiva di padre Orsi dalle confidenze di Giovanni di Letizia, Filippo Lustri, Angelo Romeo e Andrea Vitaliani che, tra l’altro, avrebbero partecipato a riunioni sediziose presso il cenobio agostiniano. Il suo nome risultò, inoltre, nell’ampio elenco di liberi muratori meridionali fornito ai magistrati da Annibale Giordano. Pochi giorni dopo l’arresto, nel corso del trasferimento dalla prigione alla sede inquisitoria per essere sottoposto ad interrogatorio, si dette – sembra con la complicità di alcuni custodi – alla fuga. Riuscì, attraverso un sicuro sostegno latomico (ndr: segreto, occulto, detto soprattutto di organizzazioni a carattere iniziatico o massonico), a riparare presso l’ambasciata francese. Nottetempo, fu imbarcato su un bastione diretto a Marsiglia, dove soggiornò per breve tempo. Si trasferì, quindi, ad Oneglia (uno dei centri dell’odierna città di Imperia, dal 1792 in potere dei francesi), dove fu incaricato dal noto rivoluzionario Filippo Buonarroti di redigere, insieme a padre Michele De Tommaso, un catechismo repubblicano, che divenne testo scolastico e di propaganda, con il titolo Catechisme sur le droits de l’hommeCompose par les citoyens Tomas, et Orsi, patriotes napolitains refugies. (Catechismo su i diritti dell’uomo. Composto dai cittadini Tommaso, ed Orsi, patrioti napoletani rifugiti – Au Fot-d’Hercule ci-devant Monaco, de l’imprimerie montanare Straforelli et compagnie, s.d..

Con Carlo Giovanni Lauberg ed Andrea Vitaliani, rappresentò nella Repubblica di Genova (poi, Ligure), un preciso punto di riferimento per tutti i fuoriusciti meridionali. Come maestro di 2a classe, insegnò, insieme al De Tommaso e a Giuseppe Abbamonti, presso le scuole secondarie di Oneglia, istituite dal Buonarroti. Trovò, infine, stabile dimora nella vicina Genova. Il suo nome ritornò, nel giugno 1794, alla ribalta, insieme a quello dell’ambasciatore del Portogallo presso il Regno di Napoli e Sicilia. Costui fu coinvolto, forse a propria insaputa, in un’accurata indagine della polizia napoletana.

Padre Orsi si sarebbe intrattenuto, nella dimora diplomatica, in frequenti colloqui con un certo Trimanni, amico e connazionale del ministro plenipotenziario. Abilmente protetto dal segreto diplomatico, quest’ultimo risultò essere in corrispondenza con Jean Tilly, incaricato d’affari francese presso la Repubblica di Genova, a cui facevano capo gran parte degli esuli napoletani. Ne era sorto un increscioso incidente internazionale: l’ambasciatore corse il rischio di un richiamo in patria e il Trimanni costretto, in sole ventiquattr’ore, ad abbandonare le Due Sicilie. La Giunta di Stato ordinò, il 30 settembre, al latitante Ascanio Orsi di presentarsi entro sessanta giorni, sotto pena di una multa di mille ducati. Scaduto il termine, nel novembre, venne sottoposto – con l’imputazione di reo di Stato di II classe (indiziato di delitti di media entità) – a giudizio di fuorgiudica. Successivamente, agli inizi del dicembre, fu arrestato, mentre s’accingeva a salire a bordo di una nave ligure, un giovane avvocato genovese, Nicola Ghirlanda, da tre anni dimorante nella capitale meridionale. Nel suo bagaglio vennero trovate varie lettere cifrate senza firme ed indirizzo. Tra le piegature d’una pergamena, però, furono rintracciati i nominativi dei destinatari: i rei fuggitivi Lauberg, Orsi, Vitaliani ed altri.

L’8 gennaio 1797 fu nuovamente deferito presso la Giunta di Stato. Ricoprì, nel corso del 1797, l’incarico di presidente dell’Accademia di Pubblica Istruzione di Mantova. Deposta la veste talare, all’ex agostiniano fu affidato l’ufficio di commissario di polizia a Milano. Destituito dall’impiego, venne allontanato dal capoluogo lombardo da Francesco Melzi d’Eril, duca di Lodi. Riparato a Venezia fu, anche qui, espulso nel luglio 1808.

Alcuni cenni sul Giansenismo. (da Wikipedia) | Il giansenismo è stato un movimento religioso, filosofico e politico che tentò di modificare il cattolicesimo sulla base della dottrina teologica e filosofica elaborata nel XVII secolo da Giansenio (1585-1638), il quale fondò la sua costruzione teologica sull’idea che l’uomo nasce essenzialmente corrotto e quindi destinato a fare necessariamentjansene il male, e che, senza la grazia di Dio, l’uomo non può far altro che peccare e disobbedire alla sua volontà, e che alcuni umani sono predestinati alla salvezza mentre altri no.

Con ciò, Giansenio intese ricondurre il cattolicesimo a quella che riteneva la dottrina originaria di Agostino d’Ippona, contrapponendosi alla teologia allora prevalente, e fortemente sostenuta dall’ordine dei gesuiti, che concepiva la salvezza come sempre possibile per l’uomo dotato di buona volontà, così com’era stato fissato dal gesuita spagnolo Luis de Molina (1535-1600), padre del cosiddetto molinismo. La posizione molinistica era rilevante anche nel contesto della pratica di proselitismo gesuita, tesa a incoraggiare l’ingresso del maggior numero di persone nel seno della Chiesa.

Per la Chiesa cattolica la dottrina giansenista si poneva in posizioni tendenzialmente “eretiche” e vicine al protestantesimo, per il fatto che eliminava quasi del tutto il libero arbitrio dell’uomo di fronte alla grazia divina, favorendo l’idea di una salvezza predestinata. Ed in effetti il giansenismo fu condannato come eresia dalla Chiesa cattolica prima da un decreto del Sant’Uffizio del 1641, poi con molti documenti fra le bolle In eminenti di papa Urbano VIII del 1642 e di papa Innocenzo X Cum occasione del 1653.

(Vale la pena ricordare anche che la religiosità di Manzoni fu profondamente influenzata dal Giansenismo. In effetti la qualità etica con cui egli guardò alla realtà storica e umana,  il sentimento drammatico e, per così dire, “abissale” che egli nutrì in rapporto alle aspre contraddizioni fra “essere” e “dover essere”, fra il piano del reale e quello dell’ideale e soprattutto in rapporto ai conflitti interiori alla coscienza umana che egli andò sempre illuminando e approfondendo, trovarono nel Giansenismo una chiave di lettura fondamentale per l’interpretazione del messaggio Cristiano e per il modo di tradurre tale messaggio in pratica di vita e di pensiero. Occorre pertanto avere presente gli aspetti essenziali del Giansenismo per accostarsi alla produzione manzoniana.)

Bibliografia essenziale | 

-La massoneria nel Regno delle due Sicilie e i fratelli meridionali del ‘700. -Saggio di prosopografia latomica- Parte II, dal legittimismo alla cospirazione – Ruggiero Castiglione – Gagemi editore

-Sant’Alfonso de’ Liguori e il giansenismo: le ultime fortune del moto giansenistico e la restituzione del pensiero cattolico del secolo XVIII – Giuseppe Cacciatore – Libreria Editrice Fiorentina – Firenze, 1944

-Ricerche e documenti sui giacobini – Nino Cortese

-La grande nazione. L’espansione rivoluzionaria della Francia nel mondo (1789-1799) – Jacques Godegnot – Laterza – Bari, 1962

-I carteggi di Francesco d’Eril, duca di Lodi – Melzi d’Eril – Vicepresidenza della Repubblica Italiana – Milano, 1964

-Cronache del Giacobinismo irpino (1792-1805) in “Atti della Società Storica del Sannio” – Francesco Scandone – Cooperativa tipografi Chiostro S. Sofia – Benevento, 1927

-Un teologo napoletano del ‘700. Emanuele M. Pignone del Carretto (1721-1796) – Dissertatio ad lauream in s. teologia – Stoico Giuseppe – F. Giannini e figli – Napoli 1961.

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