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Moiano, la pietà lignea: una storia vecchia 300 anni

Moiano, la pietà lignea: una storia vecchia 300 anni
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Emerse, venti anni fa, dalla notte dei tempi. Fu restaurata e recuperata, grazie all’intervento di privati. Poi ritornò nell’oblio, come detto, per un paio di decenni. Fino ad oggi o, più precisamente, fino al 26 agosto quando diventerà pienamente fruibile alla Comunità di Moiano. Al centro della storia una “pietà” lignea: si tratta, cioè, di una scultura in castagno alta circa 70 centimetri. La stessa, oggi detenuta dalla Arciconfraternita del Santissimo Rosario – realtà guidata dal priore Giuseppe Meccariello – verrà esposta in modo permanente presso la chiesa di San Sebastiano e, specificamente, a destra dell’altare. Il “taglio del nastro”, come detto, domenica 26 alle ore 19. E’ una storia in cui la componente-mistero gioca una sua parte quasi centrale. Anno 1995, o poco prima. Dalle nebbie dei tempi salta fuori l’opera in questione: è malandata ma si comprende subito che è un pezzo importante. La Soprintendenza non ne aveva nozione, prova di come essa avesse avuto, fino ad allora, un percorso poco “ufficiale”. Del reperto, a quanto pare entrato (o rientrato) nella disponibilità dell’Arciconfraternita, si interessano i Musicalia, gruppo musicale facente capo ad Amerigo e Marcello Ciervo e da sempre impegnato nel discorso del recupero storico-tradizionale locale. Gli stessi si mettono in moto per finanziare il restauro del pezzo e, allo scopo, promuovono un libro in cui vengono radunate antiche foto di Luzzano e di Moiano. Le copie vengono vendute in quantità consentendo di finanziare l’importante attività di riqualificazione per circa 4 milioni di vecchie lire. Poi, nonostante quello sforzo, la “pietà” ritornò nelle “segrete” della chiesa di San Sebastiano. Fino ai giorni nostri allorquando il comune sforzo Arciconfraternita-Musicalia consentirà di mettere in vetrina, alla pubblica conoscenza, l’opera. Un’opera che, come da ricostruzioni, sarebbe stata forgiata verso la fine del secolo Seicento. Documenti vescovili, infatti, ne attestano la presenza già ai principi del Settecento. A realizzarla sarebbe stato l’Antonini, discepolo del Bernini. Lo scultore napoletano aveva ricevuto la commissione direttamente dal vescovo Monsignor Albini, allora guida episcopale della Diocesi di Sant’Agata de’ Goti che voleva dare maggiore lustro alla chiesetta moianese. Una chiesetta che ospita tele del Giaquinto e che per le sue peculiarità meriterebbe una dimensione di notorietà ben più vasta.

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