“Ipotizzare un nuovo trasferimento del detenuto presso un altro Istituto di pena minorile non può rappresentare una risoluzione. Qui si tratta di un problema educativo: se una persona vive un disagio, cova rabbia e rancore, manifesta violenza contro sé stesso e contro gli altri, ovunque lo si manda continuerà a creare disordini”.
Così il Garante campano dei diritti delle persone sottoposte a misura restrittiva della libertà personale, Samuele Ciambriello, sull’episodio di violenza accaduto nell’Istituto minorile di Airola.
Dove un giovane detenuto straniero, come esposto dalla nostra testata, già precedente protagonista di analoghi fatti a Treviso, ha scatenato una rivolta innescando una rissa.
“È necessario, piuttosto, intervenire con un programma educativo che abbia un fine più preciso – insiste Ciambriello – Non è un’agenda ricca di attività all’interno del carcere che rende efficace il trattamento rieducativo e riabilitativo.
Ad Airola ci sono tante attività, forse troppe: i ragazzi sono sempre impegnativi in attività ricreative, ma sarebbero necessari più progetti dedicati all’ascolto e al supporto psicologico degli stessi.
IL GARANTE DEI DETENUTI
Il mio Ufficio, a tal proposito, con tanta fatica, ha messo a disposizione figure professionali, in particolare psicologi, criminologi e assistenti sociali, che hanno realizzato il progetto “Ascoltiamoci”, proprio nel carcere minorile di Airola, finalizzato a instaurare con i giovani un dialogo, che li portasse ad una riflessione su se stessi e sul mondo esterno, rendendoli maggiormente consapevoli e responsabili del reato commesso”. Un sindacato di Polizia – viene esposto nel comunicato diffuso da Ciambriello – ha fatto sapere in una nota stampa che l’ultima aggressione ad Airola non è un caso isolato, ma che altri episodi di violenza si sarebbero registrati nelle ultime ore.
“Di eventi critici ne sono piene tutte le carceri d’Italia. Bisogna rafforzare il concetto espresso nel nuovo motto degli agenti penitenziari: non più “vigilare per redimere”, ma “vigilare per infondere speranza”.
Non si può pensare che i trasferimenti da un carcere all’altro risolvano i problemi, anzi io direi che li creano.
E questo – conclude il Garante – è un fallimento per tutti noi”.
