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Airola, la notte di San Giovanni

Airola, la notte di San Giovanni
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La notte di San Giovanni è una notte magica, caratterizzata da tante credenze, leggende, riti propiziatori. Ma è anche la notte della raccolta delle noci per preparare il “nocino”; una notte legata al nuovo ciclo del sole che da ora in avanti inizierà lentamente a diminuire le ore di luce.
Giovedì 24 Giugno, dopo la Messa solenne, in piazza Portisi, una donna del loco ha presentato la ricetta originale del “nocino”, comunemente chiamato nocillo. A tale riguardo, il Presidente della Pro Loco Franco Napoletano ha voluto sottolineare come “Un punto fermo e di riferimento costante per la promozione del territorio è sostenere e valorizzare anche quel patrimonio immateriale della cultura popolare, bacino identitario di ogni comunità a cui attingere, e, farla conoscere soprattutto ai giovani, stimolandoli alla riscoperta delle tradizioni, affinché non vengano disperse.” Rivolgendo un po’ lo sguardo alla storia del “nocillo”, determinante è, appunto, quella notte che va dal 23 al 24 giugno: la notte di San Giovanni. Quella data in cui, secondo la tradizione, vanno raccolte le noci per preparare un nocino a regola d’arte. La notte del solstizio d’estate, la più corta dell’anno e la più ricca di fascino e simbologia.
San Giovanni Battista, una figura fortemente legata al Cristianesimo, ma che spesso viene associata a riti e danze pagane. “E s’alzano i canti e si muove la danza” cantavano i CSI nell’ipnotica Fuochi nella notte di San Giovanni, e San Giovanni Battista e il nocino sono accomunati sia dalla danza che dal fuoco. Giovanni Battista è l’unico santo di cui si celebrano il giorno della nascita (il 24 giugno, appunto) e di morte, avvenuta il 29 agosto. Tra l’altro, la morte sembrerebbe essere quella più legata al simbolismo esoterico, visto che Giovanni morì decapitato. Fu una donna, Salomè, la bellissima e sensuale figlia di Erode, a volere in dono la testa del santo su un vassoio. Episodio a metà tra storia e leggenda riportato in tutta la sua macabra solennità nel celebre dipinto di Caravaggio conservato alla National Gallery di Londra.

Salomè era una danzatrice bella e seducente e nel corso del Medioevo si narrava che fosse stata trasformata in strega insieme alla madre Erodiade, proprio in seguito alla decapitazione di San Giovanni Battista. Si diceva che, da streghe, le due donne vagassero come spiriti nella notte a importunare gli uomini.

La leggenda di Salomé e della madre si intreccia a quella di altre streghe, che nella città di Benevento si riunivano per i loro riti intorno a un grosso albero di noce lungo le sponde del fiume Sabato. Queste donne arrivavano al luogo dell’incontro a cavallo di scope fatte con i rami del noce e davano vita ai loro sabba demoniaci, danzando e pronunciando formule magiche, spesso facendo dei falò. Le Janare, come venivano chiamate, erano temutissime dalla gente, poiché si pensava che avessero la capacità di causare aborti e malefici vari. In effetti, le janare erano donne molto esperte in erbe mediche, che usavano nelle loro pozioni magiche per condurre a sé gli uomini o per i loro incantesimi. Inoltre, pare che nel Rinascimento a Benevento vivessero alcune delle streghe più famose d’Italia.(È d’obbligo una visita al Museo delle Streghe Janua a Benevento, dove sono conservati molti oggetti, documenti e ricostruzioni a tema).

Tornando al noce e alle danze delle streghe intorno a quest’albero, secondo la leggenda è nella notte tra il 23 e il 24 giugno che si concentravano maggiormente i riti magici. La notte più corta dell’anno è ricca di simbologie e le streghe raccoglievano i frutti del noce ancora acerbi per garantire lunga vita alla pianta nell’unico giorno dell’anno in cui la luce vince sulle tenebre.

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