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Arresto Valentino, la nota della Procura

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Nota stampa Procuratore Aldo Policastro
In data odierna, a seguito di complessa attività di indagine coordinata dalla Procura della
Repubblica presso il Tribunale di Benevento, personale della Questura di Benevento- sez.
Squadra Mobile ha dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare degli
arresti domiciliari, emessa dal Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di
Benevento su richiesta della locale Procura, nei confronti di un ex sindaco di un Comune sito in
Provincia di Benevento (attualmente consigliere comunale nello stesso ente locale) perché
gravemente indiziato dei delitti di tentativo di concussione, turbata libertà degli incanti e
rivelazione e utilizzazione di segreto di ufficio.
L’attività investigativa finora svolta dalla Polizia di Stato-Squadra Mobile di Benevento,
coordinata da magistrati della Procura e consistita nell’escussione di persone informate sui fatti,
acquisizione di documentazione e attività tecniche, ha consentito allo stato di acquisire gravi
indizi nei confronti dell’indagato in ordine alla circostanza che, mentre ricopriva la carica di
sindaco, nell’ambito di una procedura pubblica indetta dal medesimo ente e finalizzata ad
affidare in concessione le attività di supporto alla gestione e riscossione ordinaria delle entrate
tributarie nonché l’accertamento e la riscossione coattiva di imposte comunali ed altre entrate
patrimoniali, tentava di costringere uno dei membri della commissione giudicatrice di tale
procedura (che rivestiva altresì l’ incarico di segretario comunale pro tempore del comune) ad
assegnare un punteggio maggiore -e comunque tale da garantire il punteggio complessivo più
alto- all’offerta tecnica di una delle società partecipanti, società a cui il sindaco era
indirettamente collegato mediante altra impresa svolgente la medesima attività di riscossione di
tributi locali e riconducibile ad un soggetto legato da vincoli di affinità con l’indagato.
In particolare l’indagato, qualche giorno prima della prima seduta della commissione
giudicatrice, avvicinava il predetto commissario e consegnava tre fogli su cui erano indicate le
caratteristiche dell’impresa che avrebbe dovuto aggiudicarsi la procedura, intimando in maniera
diretta e perentoria di assegnare alla suddetta società partecipante il punteggio più alto per
l’offerta tecnica, segnalando che l’offerta economica era stata la meno vantaggiosa: tutto ciò a
fronte della prospettazione implicita di un male ingiusto consistente nella possibile revoca ex
art. 100 TUEL dall’incarico di segretario comunale e comunque della revoca dei ruoli in quel
momento ricoperti nell’organizzazione amministrativa, con conseguente perdita delle relative
indennità economiche spettanti; l’evento tuttavia non si realizzava per il rifiuto opposto dalla
persona offesa, la quale, per non accedere alla proposta illecita, era costretta a presentare le
proprie dimissioni come membro della commissione giudicatrice e a provocare l’annullamento
della procedura, adducendo formalmente vizi procedurali.
Dalla denuncia scaturivano attività di intercettazione telefonica e di acquisizione documentale
che a parere dell’accusa e del gip, in questa fase, fornivano riscontro alle dichiarazioni rese, in
quanto le conversazioni captate confermavano -in termini di credibilità e attendibilità- la
versione dei fatti riferita, mentre dall’analisi degli atti di gara risultava, così come segnalato
dall’indagato, che l’impresa da favorire aveva effettivamente presentato, prima che accadessero
i fatti delittuosi in contestazione, l’offerta economica meno vantaggiosa delle altre società
partecipanti alla gara d’appalto. Circostanza che il sindaco non avrebbe dovuto conoscere.
Inoltre, nel corso delle indagini, mentre si stava per procedere alla indizione e allo svolgimento
della nuova gara, al segretario comunale veniva revocata -con motivazioni ritenute solo
apparentemente lecite- la posizione organizzativa di responsabile dell’area amministrativa
ricoperta fino a quel momento.
Il GIP presso il Tribunale di Benevento, nel condividere parte delle contestazioni
provvisorie, ha ritenuto che le esigenze cautelari di reiterazione dei reati sopra indicati
fossero ancora attuali, atteso che l’indagato -successivamente ai fatti commessi tra il
2017 e il 2018, e nonostante l’impossibilità di ricandidarsi quale primo cittadino- ha
concretamente diretto anche nel 2019 e 2020 l’organizzazione amministrativa dell’ente,
tentando di orientare le scelte più importanti e di gestire possibili e futuri appalti pubblici di ingente importo.

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