1. Home
  2. web
  3. ARTICOLI
  4. Benevento. Il Movimento dei Focolari lascia il ”Centro La Pace”
0

Benevento. Il Movimento dei Focolari lascia il ”Centro La Pace”

Benevento. Il Movimento dei Focolari lascia il ”Centro La Pace”
0
0

Il Movimento dei Focolari di Chiara Lubich, dopo un ventennio di preziosa attività culturale, spirituale e sociale, è stato costretto a lasciare il Centro La Pace di Benevento fondato all’inizio degli anni 70 da don Emilio Matarazzo. Una luce spirituale sul Sannio, sulla Campania, sulle regioni vicine e sull’Italia; un’iniziativa di largo respiro e di vaste proporzioni per finalità spirituali, formative, culturali; un “Centro Propulsore” di vita cristiana, di cultura, di formazione umana, sociale e di studio; un servizio offerto alla Comunità per superare la distrazione e mettere insieme energie per un recupero morale e culturale: questo era in sintesi il centro La Pace.

L’intento era di offrire all’Umanità in cammino e sofferente, un Cristianesimo ridente ai giovani, perché sapessero servire con atti d’amore. Una Casa  di accoglienza aperta a tutti per vivere esperienze personali o comunitarie; un luogo di formazione, di studio, di confronto, di dibattiti, di convegni nazionali e internazionali, di congressi, organizzazione di borse di studio e di premi letterari ; un pensionato per studenti universitari, per la preparazione delle famiglie, per sacerdoti, per politici, per giovani, per anziani e per le vittime della droga: un servizio insomma a 360 gradi.

Rilevante fu l’impegno di Don Emilio Matarazzo nobile figura di sacerdote e docente di Storia e Filosofia al Liceo classico di Benevento, uomo ed educatore di prestigio e di grande spessore culturale, umano e spirituale, alla guida dei giovani ai quali dedicava la sua instancabile ed intensa opera di apostolato. Le sue scelte furono molto dirompenti con i vecchi stilemi che la Chiesa imponeva, ci racconta Liliana Taddeo dai suoi ricordi adolescenziali;  andò a vivere infatti con i baraccati lungo il fiume Sabato occupandosi degli emarginati, degli ultimi e facendosi paladino delle ingiustizie e sperequazioni sociali. Visse da vero francescano scegliendo la povertà. La sua piccolissima casa era fatta di una stanzetta, un piccolissimo angolo cucina e un bagnetto. Lasciò tutti i suoi agi condividendo quel poco con i bisognosi. Fu un uomo di pensiero ma soprattutto di azione. Dall’ottobre del 1978 Don Emilio non è più e l’Opera rimasta incompiuta ha avuto i fondi necessari per completare ed inaugurare il centro solo con l’evento giubilare del 2000. Nello stesso anno fu siglato l’accordo di gestione sottoscritto con i “Focolarini” con durata novennale; un accordo poi rinnovato nel 2009 e nel 2018 che prevedeva la gestione autonoma del “Centro” da un punto di vista manutentivo, economico e sociale. L’attività di fraterna accoglienza diretta dalla focolarina Elisa Pereco, si è fermata con il covid19, mentre gli oneri (di manutenzione, fiscali, di costo del lavoro) hanno continuato a pesare sulla gestione fino al punto di non riuscire più a sopportarne i costi tanto che nello scorso gennaio il centro ha chiuso definitivamente.Il saluto di tutti coloro che hanno sperimentato questa meravigliosa realtà è la speranza di un arrivederci a presto e non di un addio! Una dei testimoni storici, insieme alla sua famiglia è Liliana Taddeo di Cervinara che afferma di aver appreso la notizia con indescrivibile rammarico e con irrefrenabile tristezza.  L’antico e forte legame con il Centro nacque grazie all’affascinante amicizia con Don Emilio, che si estese a tutta la famiglia con una propositiva e proficua  frequentazione e con una concreta collaborazione. “Era un vero e proprio pellegrinaggio andare quasi tutti i giorni sulla collinetta per ritrovare se stessi, per ammirare il bellissimo panorama, per stare in stretto contatto con Dio, dialogare con Lui in piena intimità e per ascoltare e vivere il silenzio” ci ha detto la prof Taddeo che continua: “Non recarsi più al Centro, come si  faceva sin dagli albori della nascita del progetto, costituisce un gran dolore” perché l’Opera a cui si è dedicata con slancio e fervore, è anche una sua Creatura di cui si sente “ figlia e madre”.

Con lei ne soffrono parte della sua famiglia, parenti e amici che si erano spesi tanto per realizzare il sogno di Don Emilio.Ed è proprio dalla Valle Caudina e precisamente da Cervinara che sono partite le raccolte fondi convolgendo la comunità di Gallipoli  arrivando in  Canada (Toronto)dove  dei  familiari  di Liliana Taddeo, tra cui la cugina Gina Romano con il marito Angelo Romano e la zia Amalia Taddeo, all’epoca, offrirono una degna e festosa accoglienza al  sacerdote di tutto rispetto Don Emilio Matarazzo, per il quale tanto si adoperarono. Furono infatti proprio  i coniugi  Romano che ospitarono, nella loro casa, con affetto, Don Emilio per tutto il periodo che si fermò in Toronto a rendersi   amorevolmente disponibili per avviare una cospicua raccolta fondi, presentandolo alla Comunità italiana, alle parrocchie e portandolo in giro da amici e parenti  organizzando incontri, al fine di esporre e illustrare il progetto dell’Opera ambiziosa, che intendeva realizzare nella città di Benevento.  La  situazione attuale  ha il sapore di una delusione, considerato gli innumerevoli sacrifici di Don Emilio e tutti gli sforzi profusi da coloro che si impegnarono, generosamente, per aiutarlo a portare avanti una missione di alto profilo spirituale, culturale e sociale.  Alla luce della Fede dobbiamo pensare che la presenza spirituale e ora anche fisica di Don Emilio, in seguito al trasferimento dei suoi resti mortali nella terra del Centro, non sia un segno negativo di un sogno spezzato e di una missione interrotta, ma un SEME che farà germogliare qualcosa di grande e farà tornare i Focolarini a gestire e ad organizzare le rilevanti iniziative tanto fruttuose e stimolanti per il territorio. Profonda “speranza” e grande “desiderio”, unitamente alla preghiera nutrono  l’ottimismo di Liliana Taddeo  fiduciosa  e  certa  che i Focolarini torneranno presto a riprendere tutte le preziose attività che hanno coinvolto non solo Benevento e l’intera diocesi, ma tante altre realtà della Campania e di altre regioni.                                                                     

Brigida Abate 

sponsor
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: