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Leopoldo Mastelloni ha anche sangue cervinarese nelle vene.

Leopoldo Mastelloni ha anche sangue cervinarese nelle vene.
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Il noto attore/cantante/showman frequentava da ragazzo la frazione Ferrari

Leopoldo, primogenito di una nota e nobile famiglia (con i titoli di Marchese di Capograssi e Duca di Castelpagano) e di giuristi come il nonno Leopoldo e il fratello Carlo, noto perché fece emergere la struttura segreta “Gladio” e le incriminazioni dei vertici dell’OLP, nacque a Napoli nel 1945 da Franco e Elisabetta Virgilio.

Quest’ultima era figlia di Carlo e Marianna Ruotolo di Cervinara che convolarono a nozze, come si legge dagli atti registrati presso l’ufficio comunale di Cervinara, nel 1912.  La nonna Marianna, nata nel 1891 da Pietro e Maria Concetta Caruso, era sorella del nostro famoso concittadino Onorio Ruotolo, autore della Madre degli Eroi, il monumento che svetta nella villa comunale di Cervinara, che emigrò negli States nei primi anni del secolo scorso, dove divenne un famoso scultore ancora oggi celebrato per le sue opere esposte in vari musei. Leopoldo, per il suo carattere esuberante fu cacciato da diverse scuole e si diplomò al Liceo Colletta di Avellino. Da ragazzo si recava spesso a Cervinara nella frazione Ferrari dove, di fronte alla chiesetta di San Rocco, la nonna materna aveva la proprietà di una casa.

Dopo alcune esperienze teatrali giovanili, tra  Napoli e Barra, debuttò nel 1965  al Teatro Esse in opere di Antonin Artaud, Jean Genet, Hugo von Hofmannsthal con la regia di Gennaro Vitiello.Spesso ha interpretato personaggi femminili rivelando anche la sua omosessualità. Nei primi anni settanta viene notato da Antonello Falqui, guru del varietà televisivo italiano, che lo inserisce, insieme a Loredana Bertè e Christian De Sica, nello spettacolo in sei puntate Bambole, non c’è una lira. Continua ad esibirsi in teatro nel repertorio drammatico (Aminta di Torquato Tasso con Carmen Scarpitta e la regia di Giancarlo Cobelli) e nel teatro “leggero” (Più crudele di Venere, con Massimo Boldi e Teo Teocoli, regia di Sandro Massimini). Ancora al Teatro Verdi (Trieste) nel 1974 con il personaggio del Barone Koloman Zsupan di Emmerich Kálmán con Adriana Innocenti. Al Festival dei Due Mondi di Spoleto, nel 1975, interpreta insieme a Massimo Ranieri, Angela Luce e Mariano Rigillo Napoli, chi resta e chi parte, di Raffaele Viviani, con la regia di Giuseppe Patroni Griffi. Nel 1976 è in scena al Teatro Tenda di Roma in Mastellomania, e dal 1976 al 1980 replica Carnalità di Giuseppe Patroni Griffi. Nel 1979 incide un 45 giri intitolato Il mio slip fa pam pam che, anche se non sarà un successo, contribuirà a far comprendere al grande pubblico la sua auto-ironia. Nel 1980 ancora con Antonello Falqui in Studio ’80 e un’apparizione, nel ruolo del maggiordomo John, nel film Inferno di Dario Argento. 

Nel 1984 durante una puntata di Blitz, pronuncia accidentalmente una bestemmia in diretta TVe, nonostante l’assoluzione della Pretura di Viareggio, viene allontanato dalla RAI. Negli anni successivi Mastelloni prosegue nell’attività teatrale, portando in scena testi di Eduardo De Filippo (Sabato, domenica e lunedì), Carlo Goldoni (La bottega del caffè), Giuseppe Patroni Griffi (Tragedia reale),Luigi Pirandello (Questa sera si recita a soggetto), Raffaele Viviani (La morte di Carnevale). Nel 2001 porta in teatro la rappresentazione Nudo e crudo, di Pier Paolo Pasolini. Nel 2007 è a teatro con la rappresentazione dello spettacolo di Eduardo De Filippo Io, l’erede.Nel 2013 è la voce di un critico musicale in Polvere ritorneremo per il Teatro Festival Italia e nel 2014 è in scena con Annella di Portacapuana, per la regia di Lara Sansone al Sannazaro di Napoli. Nel 2018 torna in scena nel Masaniello di Elvio Porta ed Armando Pugliese, per la regia di Lara Sansone.

Vanta una grandissima produzione artistica anche come attore cinematografico: Camorra di Pasquale Squitieri (1972); La pupa del gangster di Giorgio Capitani (1975); Frou-frou del tabarin di Giovanni Grimaldi (1976); Avere vent’anni di Fernando Di Leo (1978); Napoli… serenata calibro 9 di Alfonso Brescia (1978); Inferno di Dario Argento (1980); Per favore, occupati di Amelia, di Flavio Mogherini (1981); Culo e camicia di Pasquale Festa Campanile (1981); Canto d’amore di Elda Tattoli (1982); Barbablù, Barbablù di Fabio Carpi (1987); Russicum – I giorni del diavolo di Pasquale Squitieri (1988).

In Televisione: Le inchieste del commissario Maigret – serie TV, 1 episodio (1972); Dimenticare Lisa – miniserie TV, 2 episodi (1976); Bambole, non c’è una lira! – serie TV (1977); Tre ore dopo le nozze – film TV (1979); Luigi Ganna detective – serie TV, 1 episodio (1979); Ma che cos’è questo amore – miniserie TV (1979); Dieci registi italiani, dieci racconti italiani – serie TV, 1 episodio (1983); Un fantastico tragico venerdì – serie TV (1986); La fattoria – serie TV (2006).

Come cantante: 1991 – Rhytmo italiano; 2000 – Quando ero un neomelodico (Zeus Record); 2007 – 87 Amori (Distribuzione Egea, 4 CD); 2015 – “Cabala” 50 70 12 7 45 (Neapolitan Songs) con la partecipazione di Cinzia Oscar (Incipt Record, 4 CD); Singoli: 1980 – Il mio slip fa pam pam (Dischi Ricordi); 1980 – Ambiguità (Durium).

La sua ultima apparizione è stata nel 2018  nel programma “Sabato italiano“, durante la quale parlava dei suoi problemi economici, riaffermando il diritto a ricevere un contributo da parte dello Stato  proporzionato al lavoro svolto. Ha più volte richiesto aiuti, come prevede la legge Bacchelli, che non gli sono mai stati riconosciuti perché “persona non di chiara fama”. “Vivo”, ribadiva nell’intervista Leopoldo Mastelloni, “con una pensione di 625 euro al mese che non è proporzionata ai contributi che ho pagato”.

Sarebbe cosa apprezzabile se l’Assessorato alla Cultura potesse ripristinare il Premio “Onorio Ruotolo”, fermo ingiustificatamente da tempo, per rendere il dovuto omaggio ad un’artista che ha legami stretti con il nostro paese e con lo stesso Onorio Ruotolo, suo pro-zio.

Angelo Marchese

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