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Ipotesi sul sito dell’antica Caudio

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Del sito di Caudio – Domenica delle Palme dell’ultima Pasqua, ebbi occasione di percorrere tutta la campagna che si stende da Montesarchio al camposanto di Bonea, e di farvi alcune osservazioni, che mette conto registrare. Avevo saputo da qualche tempo che nel suddetto camposanto si era scoperto una specie di doppio corridoio a volta, e che nelle vicinanze altri ruderi vi erano di antiche costruzioni; ma per la stagione cattiva non aveva potuto ancora osservarli. Il corridoio è a due ali parallele, separate longitudinalmente da piccole arcate a pieno centro, e ricongiunte circolarmente nell’estremo superiore presso il piè del monte Taburno. Due volte a botte, raccordate in curva in quest’ultimo sito, covrono i due corridoi. Di questi, il settentrionale ha due vani che si aprono nel muro di precinzione, con soglia di pietra calcarea. In fondo a quest’ultimi, esistono gli avanzi d’alcuni scalini di muratura, piuttosto alti, i quali si fermano contro una parete che chiude il fondo del piccolo andito. Dalla esistenza dei quali scalini e dall’esser chiuso il fondo contro cui sono appoggiati, argomentai, non potendo ben definire il fatto, per esser rovinata una parte dalla volta, che dall’alto di questa si fosse dovuto discendere per una specie di pozzetto sul più alto degli scalini, e penetrare nei due corridoi. Sulla parete esterna del corridoio meridionale esistono, ad eguali intervalli, varie saettiere, o luci alte e strette, con schiancio all’interno. Uno spesso e resistente in tonaco ricopre le pareti; il pavimento attualmente si appalesa di semplice lastrico battuto. Non dubitai un istante a ritenere che questi avanzi sieno appartenuti ad una piscina o ad una conserva d’acqua. Per una lunga e larga distesa di campagna osservansi pure, ivi pressi, pavimenti a musaico, mura di odifizii privati, grandiosi avanzi di opere pubbliche. Ivi la campagna è disposta a scaglioni, dal piè del Taburno alla pianura; e di lassú si domina tutta la valle, dallo sbocco verso Arpaia sin oltre Montesarchio. Di rado s’incontra un poggio più ameno e meglio esposto di quello. Io andavo considerando: non è mai questo il sito di Caudium? Gli eruditi Camillo Pellegrini, Olstenio, Cluverio, Pratilli, Desjardins, Danieli, Mommsen, Garrucci ed altri molti, han portata diversa opinione dal sito di questa città Sannita, gli uni supponendola ad Arpaia, altri ad Airola, altri a Montesarchio e a Bonea.

L ‘Itinerario d’Antonino e la Tavola Peutingeriana assegnano XI miglia romane di percorrenza sull’Appia da Caudio a Benevento, e XII ne assegna l’Itinerario Gerosolimitano. Corrispondendo il miglio romano a chilometri 1,48148, si ha che undici miglia romane equivalgono a chilometri 16,296, e dodici miglia a chilometri 17,777. Seguendo le traccie dell’Appia da Benevento verso la valle Caudina, col sussidio della Carta Topografica dello Stato Maggiore del Regno d’Italia nel rapporto di 1: 50,000, si scorge ben chiaro che l’XI° miglio va a cadere sopra Montesarchio e il XII sopra Bonea, ove esistono gli avanzi da me osservati. Di guisa che Caudium doveva assolutamente restare tra Montesarchio e Bonea. E, se si trascura la divergenza di un miglio dell’Itinerario di Antonino e della Tavola Peutingeriana dall’itinerario Gerosolimitano, e si accetta la distanza quale è data da quest’ultimo, si trovano corrispondere a capello gli avanzi da me osservati con il XII° miglio dell’Itinerario medesimo. Certo egli è che in nessun altro punto del territorio da Montesarchio ad Arpaia, eccettuati alcuni sparsi vestigii di costruzioni isolate, esistono in gruppo avanzi cosi importanti di antichità; e sarebbe un fuor d’opera arrovellarsi il cervello in cerca di un sito incognito, come han fatto Mommsen ed altri, sulla base di qualche semplice lapide, la quale ha potuto essere stata trasportata dall’antico posto in altro più o meno lontano, come tutti i di suole accadere sotto i nostri occhi. Considerai nulladimeno per un istante se tutti quegli avanzi sieno potuti appartenere piuttosto alla Villa di Cocceio, ove ospitò Orazio nel viaggio da Roma a Brindisi, secondo egli racconta:

Hinc nos Coccei recipit plenissima villa 

Quae super est Caudii Canponas. 

Come vedesi, la villa di Cocceio stava al di sopra delle taverne di Caudio; val quanto dire che queste erano messe lungo l’Appia, nel piano, laddove quella doveva rimanere sull’altura. Quel poggio assai ameno, corrisponderebbe bene al sito di una villa che dovea essere assai bella e vasta, se il Poeta ci fa sapere che era plenissima. In tale ipotesi, le taverne delle quali parla Orazio, avrebbero dovuto precedere Caudio (che allora si dovrebbe intendere situata nel posto di Montesarchio), non seguirla come opinano Pratilli e Garrucci; il quale ultimo nientemeno va a situarla sulle falde del Monte Mauro, che si eleva tra Montesarchio ed Apollosa, senza verun fondamento nè storico, nè epigrafico.

Pratilli riferisce essersi trovata nelle vicinanze del Montesarchio una colonnetta con la scritta COCCEIAN, riferibile forse o al Fundus o addirittura alla villa di Cocceio. È da tener conto, però che se Pratilli situò tale villa dopo Caudio, lo fu perchè egli situava Caudio tra Arpaia e Paolise, sulla falda dei monti del Partenio, opposti al Taburno, alle cui falde era indubbiamente la villa di Cocceio. Se non che, mentre alcune costruzioni corrisponderebbero a quelle d’una villa, ve ne sono altre che piuttosto debbonsi riferire ad edifizi publici. Pertanto sarebbe della più grande importanza eseguire un rilievo topografico di tutte quelle costruzioni antiche, perchè solo con esso potrebbesi con sodo criterio dimostrare se quegli avanzi si appartengano a Caudio o alla villa di Cocceio. (Benevento – Gennaio del 1893) 

Ing. Cav. ALMERICO MEOMARTINI – R. Ispettore per i Monumenti

(dal Periodico “Arte e Storia” diretto da Guido Carocci che si pubblicava a Firenze)

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