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Vico Equense-Valle Caudina, lo strano legame

Vico Equense-Valle Caudina, lo strano legame
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C’è un pezzo di…mare nel cuore della Valle Caudina. C’è un pezzo di Penisola sorrentina nel cuore di “Caudium”.
Un legame, quello tra il meraviglioso scorcio costiero e la nostra Valle, che affonda le radici in una millenaria storia e, alquanto verosimilmente, nel tempo in cui i Saraceni, a cavallo tra l’800 ed il 900 dopo Cristo, presero nelle loro scorribande lungo le coste dell’odierna Italia.
Un filo conduttore, si diceva, è quello che unisce in modo chiaro, in particolare, la splendida Vico Equense con le realtà che si sviluppano alle pendici del monte Taburno.
Ed il motivo è presto detto.
Vico Equense, realtà della provincia di Napoli tra le più rinomate per le peculiarità del territorio, presenta una superficie distesa tra il capoluogo e ben 13 frazioni. Ed è proprio nel nome di quest’ultime che si anniderebbe il “sospetto”: tra esse figurano, infatti, quelle di Bonea, di Moiano nonché di Arola.
Oltre alle frazioni, un’altra area molto significativa di Vico Equense, che non ha tuttavia dignità di frazione ma di “semplice” contrada, è quella di Cirignano.
Quattro nomi identici (abbuonando la sottile differenza Airola-Arola) a quelli di altrettanti paesi del nostro Comprensorio, site l’una a ridosso dell’altra a creare una lingua di continuità territoriale. E la casistica potrebbe essere ancora più vasta se alla serie si aggiungesse un eventuale nesso tra la frazione Seiano di Vico Equense e quella di Saiano di Sant’Agata de’ Goti.
Un nesso tra Valle Caudina ed il ridente Centro della Penisola sorrentina vi è e par esserr incontestabile.
Ma chi – ci si domanda – deriva da chi? Furono quelli dell’entroterra a spostarsi verso il mare e a ricreare nei nuovi luoghi toponimi riproducenti le terre di origine o il percorso fu inverso?
Pare ovvio che quest’ultimo itinerario “mare-verso terra” sia quello più consono dal momento che, generalmente, erano coloro i quali abitavano sulle coste a spostarsi verso l’entroterra per sfuggire alle scorribande dei Saraceni che, nei richiamati anni tra l’800 ed il 900, imperversarono anche sulle coste dell’odierna Campania.
Ed appare quindi verosimile che i “vicani” di quelle frazioni dovettero cercare riparo nelle zone interne per sfuggire a quelle scorribande.
Tanto più che, guarda caso, le fonti attestano solo dopo il 900 la comparsa su atti ufficiali dei nomi cittadini Moiano e Bonea.

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