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Il naufragio dell’Andrea Doria nei ricordi di Nicolina.

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(Seconda parte) L’angoscia di una donna e della sua famiglia, un errore di trascrizione e la gioia del suo ritrovamento.

Durante una spedizione subacquea del 1981, fu ritrovata e tenuta sigillata per quasi tre anni, la cassaforte del transatlantico Andrea Doria.

L’apertura, nell’agosto del 1984, fu fatta in diretta televisiva nazionale. In quell’occasione, oltre che ad essere pubblicata dal Rutland Daily Herald, fu mandata in onda l’intervista della cervinarese Nicolina Valente, scampata al naufragio. “Dopo quasi 30 anni da quel tragico evento del 25 luglio 1956, ancora vivido nella memoria di tutti, al largo della costa nebbiosa del Massachusetts, la televisione americana focalizzerà l’attenzione sul ricordo del naufragio.” Furono queste le parole  che lanciavano il collegamento. 

Un’immagine dell’Andrea Doria in fondo al mare, ripresa durante il recupero della cassaforte.

“Nicolina, ora 68enne, guarderà il programma televisivo. Anche se non crediamo che lo farà per ricordare quei momenti che sono per lei noti ed incancellabili.”

Nell’intervista televisiva nel suo appartamento di Pine Street, la cervinarese aveva detto: “Non posso dimenticare. Cerco in tutti i modi, ma non posso. Ero salita a bordo della nave di lusso italiana, a Napoli, con l’intenzione di unirmi a mio fratello Arcangelo Valente che viveva a Rutland. Avevo 40 anni ed ero rimasta sola a Cervinara perché i genitori ed una sorella erano morti. L’unico parente era mio fratello che viveva in America dal 1927.“ Nicolina sarebbe dovuta partire con il viaggio precedente dell’Andrea Doria, quello del 25 giugno, ma per un intoppo dell’ultimo minuto, aveva preso l’ultimo viaggio del transatlantico italiano. Il racconto di Nicolina prosegue con frasi in dialetto cervinarese, mai dimenticato, misto ad un inglese arrangiato.

“Ero solo nella mia cabina e cercavo di dormire. Mi ero coricata vestita, perché avevo avuto uno strano presentimento; non indossavo, però, né calze e né scarpe.Un rumore fortissimo, di sfregamento tra due masse di acciaio, mi fece scattare e, senza nemmeno sedermi sul letto, aprii la porta della cabina senza perdere tempo. Raggiunsi il ponte della nave: avevo bisogno di aria. Tutt’intorno nebbia e panico.  La gente urlava e tentava di aggrapparsi perché la nave si stava inclinando. Due suore, inginocchiate, pregavano. Fu per paura, forse, che afferrai una corda che penzolava e senza attendere il mio turno sulla scialuppa, mi lanciai verso l’oceano. Mi afferrò un marinaio italiano che mi gettò su una scialuppa di salvataggio e, da lì, sulla Cape Ann che era accorsa in nostro aiuto.  Ero tutta inzuppata, ma al sicuro e nemmeno guardavo l’Andrea Doria che veniva inghiottita dall’acqua. Pensavo ai miei ricordi che affondavano con essa: una fotografia di mia madre e piccoli gioielli di famiglia.”

Il fratello Arcangelo sentì la notizia alla radio. I primi bollettini davano la sorella salva e a bordo della Cape Ann. Aveva ricevuto la buona notizia si era recato, insieme alla moglie Rosemary, al porto di New York a prenderla.

Ebbe qua una brutta sorpresa: gli addetti sul molo, scorrendo l’elenco dei sopravvissuti,  gli dissero che la sorella non era tra essi. Arcangelo passò tra la gioia ed il dolore in un attimo.

“Mi ritrovai”, continua nell’intervista Nicolina Valente, “con poche persone sul molo. In tanti erano andati via con i parenti accorsi per riportarli a casa. Avevo assistito a scene di gioia con tantissimi abbracci. Quasi tutti erano andati via. Mi trovai in difficoltà: non parlavo inglese e nessuno mi guardava. Mi giravo intorno ma non vedevo soluzione alla mia angoscia.”

I coniugi Valente restarono sul molo fino a tarda notte. Non volevano accettare la triste notizia e continuavano a girare per tutto il molo: nutrivano ancora una speranza. All’improvviso Rosemary Valente notò una donna sola sul molo che piangeva disperata. 

“Ebbi subito la sensazione”, disse Rosemary, “che quella donna, mai vista prima di allora, fosse mia cognata Nicolina. Gli feci un cenno con la mano e lei iniziò ad avvicinarsi. Era lei! L’avevamo trovata!”

Arcangelo, incredulo, abbracciò piangendo la sorella che si liberò in un pianto a singhiozzi. Si scoprì, poi, che c’era stato un errore nella trascrizione del nome della sorella nella lista dei sopravvissuti redatta sulla Cape Ann: Nicolina era stato sostituito da Nicola. Arcangelo cercava una donna, Nicola è il nome di un uomo.

L’errore nell’elenco dei sopravvissuti che riporta chiaramente con Mr. il sesso maschile

“Ero sollevata e felice”, continua Nicolina, “prendemmo un taxi che ci portò a Rutland, dove era la casa di mio fratello. Sono rimasta con loro circa tre anni e, dopo aver trovato un lavoro come domestica e lavando piatti in un ristorante, sono andata a vivere da sola. Non ho mai dimenticato il mio paese natìo, ma in America ho trovato la mia famiglia. Finché vivrò, non dimenticherò mai quel giorno. Non tornerò”, conclude Nicolina Valente, “sull’acqua per niente al mondo, anche se fossi costretta. Ho avuto una possibilità.  Ora siamo solo io e l’America!”

Angelo Marchese

Già pubblicato:

prima parte —> https://www.usertv.it/2018/09/29/tre-cervinaresi-nel-naufragio-dellandrea-doria-prima-parte/

seconda parte —> https://www.usertv.it/2018/10/07/tre-cervinaresi-nel-naufragio-dellandrea-doria-seconda-parte/

terza parte —> https://www.usertv.it/2020/11/12/andrea-doria-altri-naufraghi-cervinaresi-prima-parte/

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