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Sant’Agata, aiuto alimentare: la proposta di Ciervo

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L’aiuto alimentare come “prima forma d’inclusione sociale”. 

Questo è il principio da cui si è partiti per presentare un atto d’indirizzo durante l’ultimo consiglio comunale di S. Agata de’ Goti. La proposta viene dal capogruppo  di “SiAmo Sant’Agata”, Pasqualino Ciervo, che durante il suo intervento del consiglio del 15 maggio scorso, rigorosamente in streaming, ha presentato una proposta di indirizzo riguardante la donazione e distribuzione di prodotti alimentali e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e per la limitazione degli sprechi. 

“Il principio da cui muove la mia proposta, messa in calendario durante l’ultima capigruppo – ha sottolineato Ciervo – parte dalla Legge 166 del 2016, la cosiddetta Legge Gadda, che pone l’accento sul tema dello spreco di cibo ed il suo possibile recupero, innanzitutto come tema culturale ed educativo”. 

In termini pratici la legge regola le donazioni alimentari, incentivando le offerte da parte degli operatori del settore alimentare, agricolo e agro-alimentare, in modo semplificato e stabilendo come priorità il recupero di cibo da donare alle persone in difficoltà economica e sociale.
“Per chi deciderà di aderire all’iniziativa – ha continuato il capogruppo Ciervo – potrà donare non solo prodotti a lunga conservazione, ma anche cibi cotti, freschi e freschissimi, oltre a prodotti dell’orto, surgelati e al pescato. Tutti possono essere donatori: negozi, bar, supermercati, laboratori, ristoranti, agriturismi, mense scolastiche, insomma tutte le attività presenti sul territorio”

Con l’avvento del Covid-19 sono emerse nuove condizioni di disagio socio-economico, i cosiddetti ‘nuovi poveri’, ed è a loro che Ciervo si riferisce, quando sottolinea che “è fondamentale oggi più che mai incentivare forme di solidarietà diffusa, anche come strumento per contrastare la crisi e la stagnazione economica che ci attende”. 

La proposta, poi, ha un doppio vantaggio “non solo per chi riceve ma anche per chi dona, soprattutto in termini fiscali. I beni ceduti a titolo gratuito e scopo di beneficenza – ha commentato Ciervo – vengono considerati distrutti ai fini dell’Iva. Inoltre le cessioni solidaristiche ai fini del calcolo del reddito d’impresa non sono considerate ricavi, quindi non vengono sottoposte a tassazione Ires o Irpef. Altro vantaggio, sempre per i donatori, potrà essere una riduzione ai fini della Tari calcolata in misura proporzionale alle quantità effettivamente cedute e rapportate ai quantitativi di rifiuti prodotti”. 

Sarà necessario – ha concluso Ciervo – preparare una brochure informativa per evidenziare le opportunità dell’iniziativa, partendo dal motto, “Io non butto” e soprattutto per coinvolgere le associazioni onlus, la Caritas diocesana e tutti coloro che hanno a cuore la solidarietà”

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