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Sant’Agata. Depuratori. PCI: acqua come bene comune

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Inchiesta sui depuratori nel Sannio: Il PCI di Sant’Agata de’ Goti ribadisce la necessità di riprendere il mano il discorso dell’acqua come bene comune 

L’acqua non può essere un bene lasciato nelle mani dei privati, aspettiamo che l’autorità giudiziaria faccia il suo lavoro e intanto ricominciamo da quello che fu deciso con il Referendum del 2011

Sant’Agata de’ Goti 19 maggio 2020 – L’inchiesta “Cloralix” della Procura di Benevento, che coinvolge 33 indagati tra gestori dei depuratori, pubblici amministratori e tecnici comunali, laboratori privati incaricati di effettuare le analisi sulle acque oggetto di deputazione, pubblici ufficiali incaricati di effettuare attività ispettive sul funzionamento dei depuratori, ha messo in evidenza, ove mai ve ne fosse ancora bisogno, che il bene acqua è incompatibile con le logiche di mercato.

Ha dichiarato Daniele Lombardi, il segretario sezione del PCI di Sant’Agata de’ Goti:

“Gli Italiani si sono accorti (noi, a dir la verità, lo denunciamo, inascoltati, da troppi anni) della mancanza di sufficienti finanziamenti alla Sanità Pubblica con l’acuirsi della pandemia provocata dal Covid-19. Per accorgerci che la gestione di un altro BENE COMUNE, l’ACQUA, che necessita di profondi interventi di finanziamento e totale revisione della modalità di gestione, dobbiamo attenderci un’epidemia di colera?”

“Toccherà all’autorità giudiziaria – ha proseguito Lombardi – appurare quanto accaduto, però certo non possiamo esimerci dal fare alcune considerazioni: secondo il Procuratore Policastro venivano tutelati unicamente gli interessi privatistici di carattere economico dell’azienda a discapito del bene comune rappresentato dalla necessità di evitare che reflui inquinati o comunque non conformi a legge finissero nei corsi idrici, risorse vitali per il nostro paese” 

Intorno alla gestione dell’acqua, che naturalmente prevede anche quella degli scarichi e del loro trattamento, ruotano interessi enormi supportati dal fatto che, a nove anni dal Referendum, la direzione politica dell’Italia di fatto spinge per la privatizzazione della gestione

E’ necessario ripensare alla gestione del ciclo dell’acqua nel Sannio a partire dalle esperienze virtuose di Sassinoro e Fragneto l’Abate guardando ad ABC Napoli, unica azienda non a scopo di lucro che gestisce l’acquedotto di Napoli e di parte della sua provincia. Il PCI di Sant’Agata proseguirà nel percorso iniziato a gennaio con il Comune di Sant’Agata nel perseguire l’obiettivo di una gestione pubblica dell’acqua, aderendo all’ iniziativa del Comitato Sannita Acqua Bene Comune, sostenendo il Comitato Rodotà di Sant’ Agata de’ Goti. 

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