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Pannarano, la nota di “Cittadinanza attiva”

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Nota stampa

Dall’inizio dell’emergenza nel nostro ruolo di gruppo consiliare ci siamo posti in una posizione collaborativa, lontana da polemiche e dal chiacchiericcio social. Con questo spirito forniamo il nostro contributo all’attività amministrativa nel richiedere che vengano chiariti, o meglio specificati, alcuni aspetti della distribuzione dei buoni spesa e dei criteri per la formazione della graduatoria.

Dall’inizio dell’emergenza abbiamo avuto costanti contatti telefonici con gli amministratori e abbiamo fornito le nostre proposte ed idee nel rispetto dei ruoli. È chiaro che poi le scelte spettano a chi è demandato oggi a governare, e noi le rispettiamo. Anche sul punto del bonus spesa c’è stata una proficua interlocuzione, ma forse sarebbe stata opportuna anche una riunione tra maggioranza, minoranza e realtà sociali ed economiche per avere un confronto più diretto e maturare una globale e comune visione.

Condividiamo i criteri di priorità individuati dall’Amministrazione che, in un certo modo, garantiscono un minimo di equità. Purtroppo, consapevoli delle difficoltà che si presentano in questi casi, riteniamo necessario chiedere che alcuni aspetti vengano chiariti alla cittadinanza, soprattutto riguardo quei casi limite che non rientrano tra i criteri prioritari indicati dall’avviso. Una necessità di chiarezza per rafforzare la trasparenza della procedura e l’equità della stessa.

Evidenziamo per punti i seguenti aspetti che, a nostro parere, necessitano di essere chiariti: chi percepisce reddito di cittadinanza può beneficiare del buono spesa?
È la domanda che molti ci hanno posto.

Da una prima lettura dell’avviso sembrerebbe di no. Dal modulo di domanda, invece, vi è un’apposita voce che chiede di indicare quanto si percepisce di reddito di cittadinanza.

Sappiamo che è giusta volontà dell’amministrazione ampliare la platea dei beneficiari anche ai percettori di un reddito di cittadinanza che abbia, però, un importo minimo, ponendoli in un ordine di priorità residuale, cioè dopo chi risponde ai primi 4 criteri indicati dall’avviso.

Cosa che condividiamo ma crediamo sia necessario fare chiarezza sul punto indicando una soglia di importo minimo entro il quale si può chiedere il buono spesa (ad esempio “sono ammessi i beneficiari di reddito di cittadinanza per un importo fino a 500 euro. Di conseguenza oltre i 500 euro saranno esclusi).

In seguito un ulteriore ordine di priorità potrebbe essere basato dal numero dei componenti familiari, in particolare minori (ad esempio a parità di reddito di cittadinanza è preferito chi ha nucleo familiare più numeroso con figli a carico). Come già detto, questa categoria rimarrebbe residuale rispetto ai criteri già individuati.

I pensionati possono accedere al beneficio?

E chi percepisce solo una pensione minima (sociale) oppure solo invalidità civile?
Tendenzialmente i pensionati sono esclusi dal beneficio, nel rispetto delle indicazioni governative. Un’esclusione tout court dei pensionati rischia però di creare qualche disuguaglianza di trattamento.

Per ipotesi chi riceve solo indennità di invalidità, pari a 350 euro, potrebbe vedersi escluso dal beneficio a fronte di chi percepisce reddito di cittadinanza dello stesso importo che, invece, viene ammesso.

Poniamo l’attenzione su questo caso particolare che rischia di creare disuguaglianza di trattamento.

Sebbene l’invalidità civile non faccia reddito, e quindi dovrebbe essere ricompreso tra i beneficiari, sarebbe comunque opportuno chiarire il punto. Inoltre poniamo l’attenzione anche su pensionati con una fascia di reddito minimo.

Chiediamo all’Amministrazione di chiarire e, se lo ritiene opportuno, modificare l’avviso ricomprendendo anche i pensionati entro una certa fascia di reddito.

Possibilità di modifica consentita perché in maniera lungimirante l’Amministrazione ha posto una clausola di salvaguardia che permette tali modifiche.

Chi ha chiesto cassa integrazione o indennità di disoccupazione e che non è stata ancora erogata può accedere al beneficio?
È chiaro che chi beneficia di indennità di disoccupazione o cassa integrazione al momento della domanda è escluso dal beneficio, ed è giusto così.

Ma chi l’ha richiesta e ancora non ha avuto alcuna erogazione comunque si troverebbe in una situazione, seppur momentanea, di bisogno. Sembra un caso molto particolare in realtà ricomprende molte famiglie.

Conosciamo le lungaggini burocratiche e ancor di più in questo momento.

Spesso tra la domanda e l’erogazione dell’indennità può trascorrere anche più di un mese. Nel frattempo, però, si è senza lavoro e senza reddito. Una categoria quindi che, a nostro parere, merita di essere ricompresa tra i beneficiari, eventualmente, con l’erogazione di un bonus “una tantum” in attesa dell’effettiva erogazione dell’indennità di disoccupazione o cassa integrazione. Bonus una tantum parametrati sul numero dei componenti del nucleo familiare.

I nuclei di fatto, quali persone conviventi ma appartenenti formalmente ancora ad un vecchio nucleo familiare, come vengono considerati?
È vero che bisogna sempre considerare il nucleo familiare risultante da stato di famiglia, ma chiediamo di non trascurare situazioni in cui si sia formato un nucleo di fatto ormai distaccato e autonomo dal nucleo familiare di origine.

È il caso di conviventi che si trovano in uno dei requisiti prioritari per accedere al reddito ma che formalmente risultano ancora nello stato di famiglia di origine e in base a ciò sarebbero esclusi. Sul punto più che una modifica o integrazione dell’avviso sarebbe sufficiente una applicazione del buon senso, per casi ben noti e facilmente accertabili.

Al buono spesa è possibile allegare lo scontrino e non la bolla di trasporto come previsto dall’avviso.
Al fine di evitare i soliti furbetti che potrebbero aggirare il senso e la funzione di questo beneficio si è previsto di allegare al buono, al momento dell’acquisto della merce, la bolla di trasporto della merce stessa. Condividiamo il senso della previsione ma riteniamo sia più semplice allegarvi lo scontrino. Per verità la possibilità di allegare lo scontrino, in un primo momento, non sembrava possibile secondo le disposizioni governative.

Guardando le ultime circolari ministeriali e quanto previsto da diversi comuni, invece, riteniamo che lo scontrino sia applicabile come metodo di rendicontazione degli acquisti, e sia molto più semplice e immediato. Sarebbe il caso, quindi, che al momento della spesa del buono venisse emesso scontrino di cortesia, che non costituisce documento fiscale, ma che consentirebbe una più celere rendicontazione.

Il presente comunicato sarà inviato al Sindaco per eventuali approfondimenti se sarà ritenuto opportuno secondo legittime valutazioni e coscienza.
Piccoli appunti che vogliono essere senza polemiche un nostro contributo per rafforzare chiarezza e trasparenza nella selezione dei beneficiari. In una fase così delicata, dove molte sono le famiglie in difficoltà economiche, è necessario cancellare qualsiasi linea d’ombra capace di alimentare dietrologie e soliti chiacchiericci.

Chiarezza per far si che le domande siano presentate da effettivamente chi versa in una condizione di bisogno ed, in tal senso, facilitarne la selezione. Non è il momento della polemica ma vogliamo solo contribuire all’obiettivo comune di una gestione della fase di emergenza nell’interesse esclusivo della collettività.

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