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Caudio, Airola e la Basilica

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Caudio (Kavòtov, Caudium) – Undici miglia di qua di Benevento sorgeva sul corso della Via Appia la città di Caudio, dappresso agli estremi confini della Campania. Benchè Plinio la situasse secondo la nuova corografia nella regione degl’Irpini, Tolomeo secondo l’antica l’attribuì al Sannio, ed il particolare distretto dell’ampia regione dobbiamo intendere, che da questa città fu distinto col nome di Sannio Caudino. Ed oltre a tale special denominazione, che ci disvela in Caudio la città capitale, non un piccol castello, come affermano alcuni moderni geografi, di questo distretto sannitico, è chiaramente detta metropoli de’ Sanniti in un antico storico perduto delle cose italiche, comechè se ne legga guasto il nome in Plutarco, il quale ne allega la testimonianza. Quanto alle sue vicende, egli sembra che andasse compresa fra le città del Sannio ch’ebbero il dritto della romana cittadinanza senza suffragio di unita a Campani nel 421.

Apprendiamo dal citato greco storico che i Romani l’espugnarono sotto il comando di Fabio Fabriciano, il quale tolse a Caudini la statua di Venere Vincitrice, che un pari culto ottenne, come abbiam detto, dagli Allifani, da Telesini e da Calatini; e questa espugnazione di Caudio si può probabilmente attribuire a Cajo Fabricio, il quale nel 469 combattè i Sanniti. E di Caudio ancora io credo che intender si debba ciò che Diodoro Sicolo riferisce dell’ignota città di Cinna, spaurita dalle depredazioni de Sanniti che saccheggiavano le città alleate de Romani e liberata dal timore da Consoli, che presso di essa ponevano gli alloggiamenti in faccia de nemici; tuttochè il Cluverio tal racconto riferisca alla città di Luceria, ed altri critici dottissimi tenessero Cinna per una ignota città sannitica posta a confini della regione. Nè altro conoscesi di Caudio, se non che il suo agro fu devastato da Marcello e da Fabio dopo la guerra combattuta contro Annibale, e ne susseguenti tempi, quando il Sannio era già passato sotto il dominio de Romani, Augusto ne attribuì il territorio alla colonia beneventana. Dopo quest’epoca è appena nominata da geografi e negl’Itinerarii.

In quello di Gerusalemme specialmente si nomina città, anche dopo le sofferte devastazioni, e da ciò è anche manifesto l’errore di alcuni moderni topografi, che ne parlano come di un piccol castello sannitico. Meglio si avvisa il Niebuhr, che distingue Caudio come una delle più importanti piazze del Sannio, e la suppone distrutta, non tanto per la rabbia romana che incrudeli contro tutta questa regione, quanto per effetto dell’ira che accese la ricordanza funesta annessa al suo nome, dir voglio il fatto delle Forche Caudine. Ma senza negare che potè esser devastata da L. Silla, comechè non sia noto dalla storia, non fu certo distrutta affatto dal feroce Dittatore, perchè la rammenta Tolomeo, ultimo degli antichi geografi. Ne secoli successivi si conservò ancora in qualche splendore, per essere stata sede vescovile; ma di altro vescovo di Caudio non si ha ricordanza che di Felicissimo, il quale soscrisse il Concilio romano ragunato da Papa Simmaco nel 599.

La sua distruzione ed il suo totale abbandono non paiono avvenuti prima del IX secolo, allorchè era ridotta ad un casale. Le iscrizioni, i ruderi, le anticaglie scoperte presso Arpaja, e propriamente alle falde dell’aprico monte che soprastà a questo piccol villaggio sorto dalle sue rovine, e che tuttavia ritiene il nome di Costa Cauda, dimostrano chivi sorgeva la città capitale del Sannio Caudino. Molte delle dette iscrizioni, che qualche particolarità ci disvelerebbero di essa ne’ tempi romani, furono o distrutte, o trasportate ne vicini villaggi, ed appena nella seguente si legge il nome di Caudio:

M. CLVVIVS M. F. FA. CAVIDI PRISCVS MILES COHOR. III PRISCI F.

Nulla ci è noto dei pubblici edifizii di Caudio, se neccettui, ammettendo la detta conghiettura sulla testimonianza di Plutarco, il Tempio di Venere Vincitrice, dal quale Cajo Fabricio tolse la statua. Ma possiam bene vedere gli avanzi di un tempio magnifico ne sedici tronchi di granito orientale, che uno scrittore patrio vide sparsi, non sono molti anni passati, per le strade del vicino villaggio di Airola; e si ha anche memoria d’una Basilica di Caudio nella seguente mutila iscrizione, fabbricata nel muro di un’abitazione dello stesso villaggio:

– – – – – SORIVS. L. F. LIB. – – – – – PATRONVS . . . . . BASILICAM. DE. SVA PECVNIA. DEDIT.

Vedevasi ancora ivi presso un’ara votiva coll’epigrafe:

IVNONI LVCINAE VOT NVNNIA IANVA RIA POS.

E tra le altre iscrizioni, scolpite sopra colonnette milliarie, che ci ricordano la restaurazione della Via Appia per opera di varii Imperatori, importa ch’io riferisca solo la seguente, scoperta sotto il villaggio di Forchia, nella quale è segnata la distanza di XVI miglia antiche da Capua a Caudio, perchè serve ad emendar l’Itinerario di Antonino, nel quale per negligenza del trascrittori la seconda nota numerale leggesi X :

XVI. IMP. CAESAR DIVI F. AVG. P. P. COS. XIII FIERI CVR.

(Storia delle Due Sicilie, dall’antichità più remota al 1789 – N. Corcia)

Angelo Marchese

La foto di apertura rappresenta la città romana di Sepino (Cb) e quella inserita nell’articolo è presa dal sito Rosso Immaginario realizzato dalla Sovr. Archeologica.

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