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Arpaia | Feudi e nobiltà dal 1461

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ARPAJA (Arpadium)

Possedevasi un tal feudo da Alfonso della Leonessa, che ne venne privato perché parteggiò per la famosa congiura dei Baroni contro Re Ferrante I d’Aragona; e con privilegio spedito da Capua il dì penultimo di marzo dell‘anno 1461 fu il medesimo feudo da questo Sovrano donato a Guevara de Guevara in ricompensa dei segnalati servigi. A costui dette ancora quel Monarca il castello disabitato di Montemalo, ch’era alla regia Corte devoluto per la ribellione di Marino Tomacello. Da Guevara de Guevara nacque Innico 1°, e da questo Giovanni, del quale fu figliuolo primogenito Alfonso. Donò questi le terre di Buonalbergo e di Arpaja ad Innico 2° suo figlio che dovea impalmare Raimondetta Saracino; e nel dì 14 decembre del 1528 il vicerè del regno Filiberto de Chalon v’imparti il regio assenso. lnnico suddetto vendè a Matteo Comite della città di Napoli, genero di lui, la terra di Arpaja co’ casali abitati di Paolisi e Forchia, e con altri Casali disabitati, pel prezzo di ducati 25100, ottenendone il regio assenso dal vicerè Pietro di Toledo nel 2 di settembre del 1546; ed agli 11 di marzo 1550 il medesimo Vicerè annuì alla nuova vendita dei menzionati feudi, fatta dal detto Comite allo stesso Innico per ducati 26000.

Nacquero d’Innico de Guevara Ippolita che disposò Goffredo Palagano, Costanza che andò sposa a Marcantonio Palagano, fratello di quest’ultimo, e Giovanna moglie del detto Matteo Gomito. La prima di esso assegnò per dote al marito la terra di Arpaja coll‘obbligo di pagare ducati 14000 al medesimo Matteo Gomito, Barone di Aquara, ed a Dianora sorella di costui; ed altri ducati 2000 a Giovan Francesco Carafa. La secondagenita poi, Costanza, ebbe in dote ducati 2000 e tutto quel che dovea ricuperare da Giovan Francesco de Guevara, zio di lui, pei feudi, che costui possedeva, di Buonalbergo e di Montechiodo, i quali appartenevano al genitore della medesima. Su di ciò veniva spedito il corrispondente regio assenso nel dì 22 decembro del 1553; ed un anno dopo la suddetta Ippolita, pagò alla regia Corte il relevio per la morte del padre di lei. Ad istanza dei creditori dei coniugi Ippolita do Guevara e Goffredo Palagano vendevasi per ordine del Sacro Regio Consiglio la terra di Arpaja che veniva acquistata nel 1577 da Giovanni de Guevara, figliuolo di Giovan Francesco, pel prezzo di ducati 22200.

Il detto Giovanni ed i suoi eredi e successori da Re Filippo II di Spagna venivano insigniti del titolo di Marchese di Arpaja con diploma spedito apud Coenobium Beati Laurentii il dì 7 agosto del 1591, cui il vicerè di questo regno D. Giovanni de Zupica, Conte di Miranda, ed il suo regio Collaterale Consiglio davano esecutoria ai 7 di agosto dell’anno medesimo; e, poiché in questa concessione si discorre delle geste di alcuni di quei Guevara che alla progenie loro aggiunsero gloria e splendore, non è fuor di proposito riferirne le seguenti parole:

Ad hec pre oculis habeamus merita, officia, grataque obsequia a Don Joanne de Guevara eiusdem proavo Serenissimis Neapolilanis Regibus Alfonso ac Ferdinando primis predecessoribus nostris prestita adeo ut preter cubicularii majoris alque aeconomi, tribuni peditum hispanorum et maris praefecti dignitatem, feudo insuper vulgo de Morrone, alque de Arpayo plurimasque alias praceminentias iurisdictiones exempliones et immunitates in rerum ab se fortiter gestarum premium ab eisdem obtinuerit. Praeterea quum nobis conslet avum ejus Don Alphonsum de Guevara ob probilatem modestiam fidemque et obser vantiam Invietissimo Carola Quinto Romanorum Imperatori auguslae memo riae patri , ac domino meo colendissimo ila gralum aeeeptu-mque vixisse ut omnes praediclas gratias patri ipsius eoneessas in apertum benevolentiae ergo mm argumentum privilegio suo eidem eonfirmaveril : Denique quum pater ipsius Don Franeiscus de Guevara nihil ab avita familiae suae laude degenerans eidem Caesariae illttjcstati in omnibus, ac per omnia se probare obnixe studuerit, et in pugna I’apiensi , ubi Franciseus secundus Galliarum Rea; caplus fuit, omnes strenui fortisque viri numeros impleverit , gravique ae pene lelha Ii vulnere sauciatus fuerit: Merito horum omnium habito respeclu mm quod minime dubitemus hunc ipsum Don Joanne-m de Guevara in tam praeclara majorum suor-14m exempla intuenlem , non eonguieturum donee eorum famam  suis ipse virlutibus coaequaveril; petioni ipsius , qua nobis demisse supplicari fecit, ne se Marchioms amplitudine ornare dignaremur benigne annuendum dielmngue terram de Arpayo quam in provincia Principatus Ultra praedicti no stri Cile-rioris Siciliae regni juslis ut asserit titulis in feudum a nobis regiaque  nostra Curia tene! et possidet Marchionis praerogativa insigniendam duximus. Tenore igilur praesentium de certa scientia regìaque auctoritate nostra delibe  rate et consulto , ac ex gratia speciali , maturaque sacri mslri supremi Con; silii aceedente deliberatione praedictam terram de Arpayo in Marchionis tilulum erigimus extollimus illustromus et decoramus , oc ipsum Don Jounnem de Gue  euro suosque haeredes et suecessores in dietam lerratn Marchiones de Arpayo dicimus et nominamus.

(Fine prima parte)

di Angelo Marchese

(da La nobiltà del Regno delle due Sicilie – E. Ricca)

 LINK SECONDA PARTE: https://www.usertv.it/2017/03/14/arpaia-feudi-e-nobilta-dal-1461-2/

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