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Fiore Marro: l’Audax resta sempre nel cuore.

Fiore Marro: l’Audax resta sempre nel cuore.
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Fiore Marro con il giornalista Rino Genovese

Fiore Marro, oltre ad essere impegnato in ambito culturale e politico, dedica il proprio tempo libero ad allenare i ragazzini in provincia di Caserta, a San Nicola la strada.
1- Fiore, il “tuo”Cervinara vola in alto. E’ capolista nel girone B di Eccellenza. Cosa provi in questo storico momento? Un fatto estremamente emozionante, si torna ai tempi di Gaito padre, di Ottavio Moscatiello, di “Fagiolino” al secolo Angelo Cioffi, di mio cugino Gennaro Bizzarro, tempi belli di una volta che tornano portentosi, rendendo fieri tutti noi, specie gli esuli come il sottoscritto.
2- Cosa ne pensi del calcio moderno, ossia quello schiavo delle tv e delle scommesse. Invece, qual è il tuo punto di vista sul calcio minore? Allenando ho dovuto cambiare metodi, i ragazzi di oggi sono più “tecnologici”, guardano troppa TV, ma pure però meno propensi alla fantasia del tocco e al sacrificio degli allenamenti. Come diceva Ferrini di “Quelli della notte – Non lo capisco ma mi adeguo.” La cosa buona è che un ragazzo rimane tale in tutte le dimensioni e tempo e che correre dietro un pallone è sempre una cosa bella.
3- L’Audax Cervinara non è una sorpresa del calcio dilettantistico campano. Dove può arrivare una piccola grande realtà, in questo calcio ancora libero dalle pressioni del “dio danaro”? Mi ricorda la parabola di alcune realtà piccolissime che hanno fatto miracoli, con la dovuta attenzione, potremo paragonarla alla storia del Licata di Zeman, partito appunto dalla categoria Promozione per ritrovarsi nel calcio professionistico che conta. Certo finchè resterà un momento con poca pressione sarà tutto in discesa, auguriamo per amore dei colori del Cervo che rimanga in questa dimensione quanto più a lungo.
4- Quali sono gli insegnamenti che trasmetti tramite la tua attività di allenatore per i più piccoli? Agli inizi della mia, diciamo carriera, ero considerato un Sergente di Ferro, ordine, disciplina, linearità, toni forti, esordivo quasi sempre, ad ogni inizio stagione, imponendomi come il Capo Timone della squadra, le mie idee erano indiscutibili, ma i tempi cambiano e ho fatto anche io di necessità virtù, molto più dialogo, molta più reciprocità con gli atleti. Tatticamente amo il vecchio 4 -4 -2 ma all’occorrenza, come quest’anno, non disdegno lo schema adottato spesso da Antonio Conte, un 3- 5 -2 difensivo. Tecnicamente le nuove generazioni hanno un qualcosa in meno dei ragazzi del mio tempo nonostante la miriade di scuole calcio sorte in giro per lo stivale. Ecco questa delle scuole calcio è stata da una parte la morte della qualità, spesso un genitore pur sapendo che il figlio non è all’altezza dice: “Io pago, quindi tutti devono giocare, anche mio figlio …”, credo si debba rivedere qualche concetto.
5- Cosa ne pensi dell’utilizzo, obbligatorio, dei famosi “under”. Si bruciano le tappe o si cresce in fretta? Penso sa una necessità, altrimenti davvero il calcio giovanile, quello delle famose “Primavere” una volta chiamate “ Beretti” , scomparirebbe assieme al calcio nostrano, nella nebbia. Sono d’accordo con questo metodo. Bisogna dare spazio a chi deve emergere.
6- Hai già scritto due romanzi. A quando uno sul “Sogno Cervinara”? Per adesso ho collaborato con Felice D’Aliasi, alla stesura di un suo splendido lavoro letterario dedicato ai migliori 100 calciatori della nostra beneamata squadra bianco verde, il mio impegno è stato un mio racconto dedicato a Claudio Onofri ex difensore centrale dell’Avellino di Tony Giammarinaro. Certo mi piacerebbe raccontare le storie del mio Cervinara , perché no? Un lavoro sul Cervinara magari sarà il mio prossimo impegno.
7-Raccontaci la tua Cervinara calcistica, vissuta con gli occhi di un bambino. Di ricordi della squadra del Cervinara ne ho a iosa, ma quello che ricordo con più sentimento, sono le storie che ho vissuto dal di dentro,da vicino, quando finita la stagione calcistica ufficiale, si apriva quella dei tornei, quelle degli scontri tipici e cruenti epocali tra le squadre dei Bar del nostro paese. Ricordo una tripletta di Rino Gaito , entrato nel secondo tempo, in una di queste partite, tornava da una gita al mare, i suoi compagni erano sotto di due reti alla fine del primo tempo, lui entrò e in quindici minuti ne fece tre agli avversari. Ricordo le partitissime con il Torrecuso del panzer Fusco, e con il Sant’Agata dè Goti, che aveva come fiore all’occhiello l’ex Napoli Francesco Stanzione. Ho del Cervinara un ricordo condiviso, conobbi a Marcianise, dove giocavo negli allievi, il puntero ex del Cervinara Giulio Bianco, attaccante di razza, gol in acrobazia e tiri al fulmicotone erano le sue peculiarità, che arrivò nella squadra casertana per risolvere l’atavico problema del gol, parlavamo spesso, durante gli allenamenti che noi allievi facevamo con la prima squadra, una persona amabile, si capiva che Cervinara gli era rimasta dentro.
8-Cosa ti resta della Cervinara di ieri e come la vedi oggi? Resta il ricordo d’infanzia, restano gli amici di sempre, la famiglia, resta quel sapore di casa che non si dimentica, restano le radici profonde che non muoiono mai. Resta un ricordo lontano di mio padre, che mi parcheggiava dai miei nonni, ogni fine estate; ricordo che una volta partecipando a un torneo calcistico che vedeva gli “autoctoni” contro di noi, che eravamo di Cervinara ma che vivevamo lontano, giocai una bella gara, mi feci onore, le persone si complimentavano per la mia tecnica. La domenica quando papà arrivava al paese, a Castiello, lo aspettavo sul ponte tutto pimpante, sapendo che avrei ricevuto davanti a lui, tanti complimenti, ricordo che alle belle parole dei suoi amici sul mio conto rispose : Ma chi Fiore, mio figlio? Gioca bene a pallone? Ma se dove abitiamo è il più scarso di tutti? Classico cinismo della gente del nostro territorio. Allora ci rimasi male, ma col tempo ho capito che era solo un modo tutto cervinarese di far capire a un ragazzo che è meglio restare sempre con i piedi ben piantati per terra.
9-Il tuo sogno nel cassetto come allenatore? L’ho confessato più di una volta, allenare al mio paese natale, guidare almeno per una stagione il mio Audax Cervinara.
10- Cervinara è la terra di Pasquale Casale, Pellegrino Gaito, Luigi D’Alessio e Ignazio Abate. Qual è il segreto di questa cittadina che sforna campioni? Includerei anche altri , magari meno fortunati ma comunque calciatori dotati, di spessore, Massimo Esposito, Aldo Befi, Ottavio Moscatiello, talento sprecato in categoria minori, Renato Cioffi che ora guida il settore giovanile dell’Avellino, un mio cugino che ha giocato anche nella primavera del Napoli Giuseppe Bizzarro, poi ancora Pitaniello funambolico centrocampista tutto nervi; Cervinara è un buon posto dove nascere per dare calci al pallone, indubbiamente.
11- Infine, carta BiancoBluAzzurra per te. Saluti, consigli, critiche, pernacchie, varie ed eventuali … Nessuna critica, solo elogi, alla squadra, alla tifoseria e a voi della stampa, solo con una buona sinergia tra le parti, riescono buone stagioni, al paese che ha la peculiarità di non arrendersi mai. Una nota a margine tenete d’occhio un certo Andrea Marro classe 2001, mezzala della Polisportiva Sannicolese, quest’anno stava per andare all’Avellino, magari sarà per il prossimo anno, per chi non lo avesse capito si tratta di mio figlio secondogenito.

Valerio Criscuoli

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