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StoriAudace | Luigi Gaito in campo dava tutto se stesso per la Maglia…

StoriAudace | Luigi Gaito in campo dava tutto se stesso per la Maglia…
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14646692_1661346297510628_980997981_oL’Audax torna in Eccellenza dopo dieci anni e non venti come molti giornalisti dicono in questi giorni. Il primo campionato giocato fu nel 1996/97. La prima retrocessione dall’Eccellenza è datata 1999/2000, poi il buio, quasi totale, fino al 2007/08. La calda piazza Cervinarese aveva perso l’amore verso quella Maglia. Gradinate vuote, esili forzati e terra di conquista per decine di tifoserie. Anche se in qualche raro episodio c’è stato qualcosa di semi organizzato, il tifo era in coma e l’interesse lontano. Cervinara Audace, incontra un personaggio che ha vissuto in prima linea quelle stagioni strane: Gigi Gaito, figlio d’arte di Pellegrino Gaito ora sulla panchina della Polisportiva San Martino. Luigi in campo dava tutto se stesso per la Maglia, anche quando il Canada era senza voce…

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d- Luigi, il Cervinara è tornato in Eccellenza. Nel 2005/06 tu militavi in quella squadra che crollò in Promozione. Cosa ricordi di quella stagione?
r- Della retrocessione non ho tanti bei ricordi perché fu un anno molto particolare. Io personalmente arrivai a Cervinara dall’Ariano, mi portò con sé mister Carullo. Infatti, andai via quando l’allenatore fu esonerato. A volte nel calcio ci sono anche calciatori che hanno riconoscenza. Io sono uno di quelli. Nonostante non fossi più un Cervo, ho sofferto molto per la retrocessione. La Promozione ad una piazza come Cervinara sta molto molto stretta.

d- Parlaci della tua esperienza con la Maglia del Cervinara. L’emozione più grande e la rete più significativa?
r- Di emozioni col Cervinara ne ho vissute tante. I momenti più belli e intensi sono stati due: la prima volta che indossai la fascia da capitano e la partita a Santa Maria Capua Vetere contro il Gladiator, che coincide con il gol più bello della mia carriera. Ho ancora stampato negli occhi tutta l’azione e soprattutto gli applausi della tifoseria ospite. Feci un gol che ancora tutt’ora fa parlare e questo mi rende molto orgoglioso.

d- La delusione più grande e il soddisfazione più saporita?
r- Quando sulla panchina del Cervo venne uno pseudo allenatore che nemmeno quando ero in forma smagliante mi faceva scendere in campo da titolare. Tra l’altro non riusciva a darmi spiegazioni per la mia esclusione sistematica. Poi la verità venne a galla. Il mister aveva paura di me perché mio padre allena e avrei potuto “fargli le scarpe”. E’ stato l’unico prevenuto nei miei confronti in tutta la mia carriera, anche perché io sono sempre stato un uomo/allenatore ed ho sempre avuto un ottimo legame con i miei allenatori. La soddisfazione più grande di quando conobbi l’allenatore Stanzione, il quale fece di me un pilastro dell’Audax. Con lui credo di aver raggiunto l’apice delle mie prestazioni. Indimenticabile la doppietta in casa del Gragnano nello storico pareggio finito tre a tre.

d- Da ex Cervinarese dove hai giocato?
r- Sono stato molto girovago. Io il calcio l’ho sempre fatto come lavoro e spesso, in base alle richieste, ho cambiato anche casacca. Ai miei tempi non c’era certo la grande solidità economica che c’è oggi a Cervinara e questo a malincuore mi ha portato a giocare spesso lontano dal mio cuore. col Venticano. Tra le varie squadre in cui ho militato spicca il Venticano. Indelebili gli anni passati lì.

d- Visto che sei un veterano di queste categorie, qual è il tuo pensiero sul calcio minore?
r- Devo essere sincero, il calcio minore sta diventando sempre più deludente. C’è poca, anzi pochissima qualità in giro. Ormai il calcio è diventato tutto forza e corsa. Prima si curavano anche i particolari, i dettagli e uno stop faceva la differenza. Un cambio gioco o una sovrapposizione ti permettevano di creare occasioni. Oggi vedo molta poca qualità e soprattutto sempre meno valori tattici e tecnici in campo.

d-Cervinara ed i suoi tifosi sono conosciuti per la passione sfrenata, eppure c i sono stati anni davvero grigi. Cosa accadde allora, a tuo avviso e come vedi la tifoseria oggi?
r- Beh, il tifo del Cervinara ha sempre fatto la differenza ed è una delle tifoserie che vive di calcio. Negli anni dell’Eccellenza anche economicamente non potevano avere la potenza di tante altre squadre. C’erano realtà solide come l’Acerrana, il Durazzano Ponte, Ottaviano, Ischia o Juve Stabia. Il Canada era quasi sempre pieno, anche se non organizzato come oggi. Molto spesso la partita iniziava uno a zero per noi. Sentire il Canada esplodere per un mio gol e per quello della mia squadra, ancora oggi a pensarci mi fa venire i brividi! E’ grazie a loro se abbiamo, quasi, sempre raggiunto l’obiettivo. Sono sicuro che anche quest’anno gli Ultras saranno il vero dodicesimo uomo in campo.

d- Gaito in campo. Descrivi le tue caratteristiche e ricorda le tue reti con la Maglia del Cervo.
r- Gaito può essere semplificato in una frase: il cuore oltre l’ostacolo. Se c’era da correre per tre lo facevo. Riuscivo sempre ad abbinare buona qualità alla quantità. Ero un centrocampista completo, almeno da come dicevano. Forte di testa, dal buon mancino. Sapevo difendere e fare anche gol.

d- Il sassolino nella scarpa che non ti sei mai tolto al Canada?
r- Non ho mai avuto sassolini, ma uno al Canada me lo sono tolto nel derby col Durazzano. Vincemmo e segnai io. Dovevate vedere le loro facce dopo la rete, perché proprio loro, poche settimane prima, mi volevano. Tutto sfumò perché, all’improvviso, non ero più un calciatore che rientrava nei loro programmi.

d- Quanto scommetteresti su questo Audax Cervinara, neopromosso in Eccellenza?
r- L’Audax Cervinara è una delle squadre più forti e completa. Il presidente Joe Ricci e la Società amano Cervinara e il calcio. Lo dimostrano con i continui investimenti che fanno da anni. Spero possano togliersi tutte le soddisfazioni più belle. Lo meritano.

d- Carta bianca ( e azzurra) per te. Saluti, messaggi, pernacchie e …
r- Pernacchie a Cervinara e ai Cervinaresi non posso proprio farle. Anche se lontano, sono sempre un Cervo dentro il cuore. Ho solo ricordi positivi dentro e fuori dal campo. D’altronde ho solo amici e nessun nemico a Cervinara. Quindi, sempre FORZA CERVO!

di Valerio Criscuoli. Foto Archivio Angelo Marchese©

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