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I Salomoni di Cervinara in una descrizione del 1655

I Salomoni di Cervinara in una descrizione del 1655
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di Angelo Marchese | Per contribuire a far conoscere la storia di Cervinara, raccontata con documenti storici provenienti dagli Archivi di Stato, da Biblioteche provinciali e nazionali e da Archivi privati, pubblichiamo una serie di descrizioni dei luoghi riportati nel Catasto Onciario (*) della Terra di Cervinara. 

(L’ Incarico di procedere all’apprezzo, accertato da questo documento Onciario relativo ad un’analisi del 1655, fu conferito ad Antonio Navarrete e all’architetto Onofrio Tango, tabulario del Sacro Regio Consiglio. Essi provvidero, con sopralluoghi a Cervinara, alla conclusiva elaborazione nel dicembre 1655)

Iniziamo con una dettagliata analisi della Parrocchia di Sant’Adiutore, alla frazione Salomoni. Molte delle cose riportate riguardo alla Chiesa, come affreschi, Cori e cappelle, sono andate perdute. Il documento riporta anche un censimento degli abitanti della frazione, trascritti come numero di anime e probabilmente sono da considerarsi cristiani registrati all’Archivio parrocchiale. Gli storici considerano, però, che questi rappresentavano quasi la totalità degli abitanti effettivi. I cristiani, quindi, venivano registrati in un elenco tenuto dai Parroci per volontà delle Diocesi. E’ grazie a questi registri se, oggi, conosciamo il numero degli abitanti di tutti i periodi riportati dagli Atti. Importantissima, quindi, sarebbe una trascrizione e/o digitalizzazione di tutti questi records che sono presenti negli Archivi parrocchiali cittadini. Atti che riportano anche documenti di vendite e donazioni di terreni e cose. Atti che sono stati le uniche registrazioni che riguardano i nostri avi, fino alla costituzione degli attuali Catasti provinciali e degli attuali Uffici anagrafici municipali. 

La Parrocchia di S. Adiutore contava  960 anime ed era la più popolosa di Cervinara. Il documento riporta che questi comprendevano 360 Comunicati e 600 Figlioli, tra maschi e femmine, che non avevano ancora ricevuto la Prima comunione. Da fonti archivistiche i figlioli avevano un’età che non superava il dodicesimo anno di età.

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La Terra di Cervinara sita nella provincia di principato Ultra,  distante dalla città di Napoli, per la strada di  Poggio Reale, lo Salice, Casalnuovo, la Citta della Cerra,  Canciello, Arienzo, Arpaja, Ii PauIisi e li Rutundi miglia 24; da Montesarchio miglia due, da Santo Martino miglia  due, da  Benevento miglia otto,  da Ariola miglia quattro, d’Arpaja miglia quattro, d’Arienzo miglia otto, da  Montefuscoli dove risiede la  Regia Udienza miglia quattordici in circa.


immaginelibro 
Sta edificata ad un sito piano, ripartita in più  Casali, è  divisa in sei  Parocchie. Primo se trova il Casale detto li Salamuni,  alla destra di esso per poco distanza si trova il Casale delli Gregorj, appresso è il Casale de Perozza, il Casale delli Jasij, et Mainolfi, li quali sono separati uno dall’altro, tra li quali sono giardini, ortalitij et arbusti. Le abitazioni  sono bassi e  camere fabricate de pietre vive, coverte con tetti, con comodità de acqua de  pozzo, e nel  Casale detto li Salamuni vi è una poteca lorda, ed altre robe commestibili, uno cositore, uno scarparo, lo Furno che fà pane a vendere, e nell’ultimo di detto Casale  nel mezzo della piazza publica vi è la bocca  del puzzo per commodità di abitanti. Nelle quali abitano Notar  Domenico ed il Dottor Giovanni Girolamo  Menolfo (Ndr. Mainolfo), e molte altre persone civili, e Preti, e li restanti  sono persone che attengono alle campagne et altri esercizij.

       Et a rispetto dell’Ecclesiastico stà sottoposta  all’Arcivescovato di  Benevento, e per , commodità di detti abitanti di detti  Casali vi è Ia  Parocchia la quale stà nel Casale delli Gregorj, sotto il titolo  di S. Adiutore. La quale è una Chiesa grande ad una Nave coverta con tetti. In testa è l’Altare maggiore con  custodia indorata, dove assiste il  Santissimo, dietro è  Coro, alla destra è  Cona di S. Jacovo guarnita de legname con torchino ed oro, accosto è pulpito, appresso è un’altra Cappella con Cona di S. Antonio de Padova di buona pittura guarnita de legname indorato e misco, dall’altra parte vi è una  Cappella di  S. Carlo con pittura ad oglio guarnita de  stucco, appresso è un’altra Cappella di S. Leonardo di pittura a fresco guarnita di stucco, appresso  è la Cappella di S. Filippo Neri, con Cona di pittura ad oglio, appresso è la Cappella delli Morti e Fonte Battesimale. santadiutoreVi è la  Sacrestia dove si conservano li apparati, con cinque calici ed incensiero di argento.

       AlIa facciata di detta Chiesa vi è il Campanile antico con suoi finimenti, nel quale vi sono due campane piccole. Viene servita dal suo  Paroco Don Gasparro Margarita con due Messe il dì e tre nelli giorni de Festa. Ed avendolo richiesto che ci dia nota delle Anime che stanno sottoposte a detta Parocchia delli suddetti Casali, ci ha fatto fede come avendo perquisito li libri trova che vi sono Anime di Comunione tra uomini e Donne numero 360,  et in capace tra figlioli e figliole  numero 600 in circa.

       Fuori di detta  Parocchia, accosto detto  Campanile, è una Cappella sotto il titolo de Santa Maria dello Principio coverta con lamia. In testa è uno Altare con Cona de Nostro Signore, sotto è Nostra Signora del Rosario con li Misteri attorno, nella quale si celebra il Sabato et le Feste della Madonna. E questo è in detti Casali. Nel detto casale delli Salamuni vi è una  casa della  Marchional Corte, la quale  consiste in uno intrato coverto con lamia, appresso è il cortile scoverto grande, alla destra si trovano più  stanze per lo Furno, stufa e per le legna, il quale lo tiene affittato  Giuseppe Perrotta.  Appresso è un bascio dove abita Francesco Viglione e viene sollogato da detto Giuseppe. E per grade di fabrica a corduni de pietre vive tra mezzo inseliciata de breccie si ascende ad una loggia coverta dalla quale si entra ad una camera dove abita Angelo di Angelo, da detta loggia si entra ad una sala con due  camere la  quale tiene affittata Giovanni Marino Barbarese.

       corso-napoli-salomoniRitornando in detto cortiglio dalla sinistra si trova la Torre con un bascio ed una camera sopra, la quale si tiene dallo  speziale, appresso detta Torre si trovano quattro casalini diruti, accosto è la bocca  del puzzo. Ritornando nella strada  appresso detto intrato, vi è una stanza per la spezieria di Medicina, sopra sono due  camere, quali vanno con I’affitto di detto Barbarese,  appresso sono due altre  stanze, ad una si facevano li Maccaroni, e dall’altra la chianca, al presente sono vacue. Ritornando in detto cortigÌio in testa s’entra al Giardino grande serrato di siepe, quale confina con li beni di Giovanni Finelli, Orazio Vaccariello e Luzio Costa, alborato di piede di mela, pera ed altri frutti, stà affittato a detto Barbarese con dette stanze ut supra. All’incontro detta casa vi è un poco di territorio,  dove sono due piedi di pera, un’amarena e due altri piedi di pere piccole, il quale confina con Antonio Sperella, Tomaso d’Agostino, e và con detto affitto di  Barbarese.

Caminando dal detto Casale di  Salamuni per  distanza di un quarto di miglio, si trova il Casale detto lo Trescene, …

(fine prima parte – segue)

(ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLIOnciario di Cervinara del 1777, Catasti Onciari (*) , vol. 4616,  III volume)

(L’ Incarico di procedere all’apprezzo, accertato da questo documento Onciario relativo ad un’analisi del 1655, fu conferito ad Antonio Navarrete e all’architetto Onofrio Tango, tabulario del Sacro Regio Consiglio. Essi provvidero, con sopralluoghi a Cervinara, alla conclusiva elaborazione nel dicembre 1655)

 

(*) Cos’è il Catasto Onciario Nel 1740 le autorità del Regno di Napoli decisero di riformare il sistema fiscale. Quello vigente all’epoca si basava su due tipi di prelievo fiscale: a gabella sui consumi, e a battaglione sul patrimonio ed i redditi. Il sistema delle gabelle prevedeva esclusivamente dazi gravanti sui consumi, mentre il sistema a battaglione prevedeva la stima dei beni stabili di proprietà dei cittadini e dei redditi derivanti dalle loro attività che, depurati dei pesi, venivano sottoposti a prelievo fiscale. Il sistema a battaglione era in uso in pochissime università in quanto la maggior parte di queste preferiva vivere a gabella.  Il 4 ottobre, il Re Carlo III di Borbone, con propria ‘Prammatica’, incaricò la ‘Regia Camera della Sommaria’ di emanare apposite regole per la creazione dei catasti (la Forma Censualis) che furono pubblicate il 31 ottobre 1741.
Quest’intervento si rivelò, però, un sostanziale fallimento, almeno dal punto di vista della modernizzazione del sistema fiscale del regno, poiché non fu mai applicato.
Con il Catasto Onciario fu tentata l’introduzione, nel Regno di Napoli, di un più moderno sistema di tassazione della proprietà e dell’industria, ma permasero purtroppo, privilegi e sperequazioni, in particolar modo per i beni feudali che non erano tassati, i beni ecclesiastici che pagavano la metà delle imposte stabilite, e per il cosiddetto ‘patrimonio sacro’ esentato dai pesi.
Tra le sacche di privilegio, infatti ci fu l’esenzione per gli abitanti di Napoli e dei suoi casali dal pagamento della tassa catastale, e quindi dall’obbligo di ‘formare’ il catasto. In tutto il resto del regno, le ‘Università’ (le amministrazioni comunali dell’epoca) furono tenute ad una serie di adempimenti per l’istituzione del catasto e la ripartizione dell’imposta, che variava a seconda della specie di possessori di beni, i quali furono distinti nelle seguenti classi:

1) Cittadini, vedove e vergini;
2) Cittadini ecclesiastici;
3) Chiese e luoghi pii del paese;
4) Bonatenenti (ossia possessori di beni) non abitanti;
5) Ecclesiastici Bonatenenti;
6) Chiese e luoghi pii forestieri. Nella classificazione delle persone, dei contribuenti, si procedeva anzitutto a distinguere cittadini e forestieri. Cittadini erano coloro che costituivano ‘fuoco’ delle Università, cioè i nativi residenti; forestieri tutti coloro che, pur non essendo del paese, avevano qui la residenza, o possedevano beni immobili.
Anche i laici venivano rubricati per loro conto, mentre gli ecclesiastici erano inclusi in un’altra rubrica, sia che si trattasse di persone fisiche, sia di Enti ed Istituzioni religiose.
Inoltre i cittadini erano suddivisi in abitanti e non abitanti, ma tutti indistintamente erano tenuti al pagamento del testatico, cioè della tassa quale capofamiglia. Unica eccezione per gli uomini che avevano superato i sessant’anni. Gli uomini componenti il nucleo familiare erano gravati da una tassa personale determinata sul reddito proveniente dal lavoro, fissata tenendo in considerazione il numero dei ‘fuochi’, tra i quali andava ripartito il peso del tributo dovuto allo stato. Di questa tassa, tuttavia, i ragazzi fino ai 14 anni erano esenti, mentre quelli fino ai 18 anni dovevano corrispondere soltanto la metà. Non pagavano testatico ed imposta sul lavoro coloro che vivevano di rendita dell’esercizio d’arti liberali, e coloro che vivevano nobilmente, ma tutti, lavoratori o proprietari, erano sottoposti al pagamento della tassa sui beni. (da www.civitellaroveto.org/cos-e-il-catasto-onciario)

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