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Airola. Francesco Diodato professore universitario a Kyoto.

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Si chiama Francesco Diodato, è originario di Airola e è professore associato presso il Dipartimento di Lingua Italiana (Facoltà di Lingue Straniere) della Kyoto Sangyo University, Giappone.
Il suo ambito di ricerca sono la psicologia e le neuroscienze applicate alla didattica dell’italiano come lingua straniera.
Oltre all’italiano insegna anche storia della lingua italiana, dialetti italiani (incluso il napoletano), didattica dell’italiano come lingua straniera e informatica per l’italiano.
Diversi anni fa ha scritto, insieme a una collega, un libro in giapponese sulla lingua italiana.
Ad agosto è tornato nella sua Airola per qualche giorno di ferie.

Lo abbiamo contattato per una breve intervista.

Lei è professore associato presso il Dipartimento di Lingua Italiana
dell’Università Sangyo di Kyoto. Come valuta il livello universitario giapponese?

Sono davvero pochi quelli che hanno un’alta motivazione nei confronti dello studio della lingua italiana: bisogna cominciare da lì. 

Che cosa si intende per Psicologia e neuroscienze applicate alla lingua italiana.

Non “applicate alla lingua italiana”, ma “applicate alla didattica dell’italiano come lingua straniera”. Ossia come la psicologia e le neuroscienze possono aiutare a rendere le lezioni più efficaci. I temi trattati sono la motivazione, le convinzioni, il lavoro in coppia o in gruppo, le relazioni, le emozioni, la memoria, il movimento, il sonno, ecc.

Ci parli del suo metodo di studio che per il Giappone è innovativo.

Il metodo che adotto è il metodo comunicativo della Dilit International House di Roma. Secondo me, però, non è innovativo solo per il Giappone. Si basa sul concetto di “studente ricercatore”, in contrapposizione a quello di “scolaro addestrato”. Il primo esplora, chiede quando ha bisogno e vede i compagni come alleati; il secondo dipende dall’insegnante, invece di chiedere risponde e lo fa solo quando è interrogato, vede i compagni come rivali, se non li ignora addirittura. In genere, mi ritrovo con scolari addestrati in anni e anni di scuola, quindi la sfida è quella di cercare di farli ritornare allo stato di ricercatori. Normalmente da piccoli, prima di cominciare la scuola, lo siamo tutti: tocchiamo oggetti, li mettiamo in bocca, perlustriamo… 

Tornerà mai a lavorare in Italia?

Non penso.

Kyoto


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