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Cervinara 1906 | I ricorsi al pretore Brasiello

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di Angelo Marchese – E’ straordinario come una foto, un ritaglio di giornale e, come in questo caso, un Certificato degli esami di compimento del corso Elementare inferiore, racconti di storie di famiglie ed accadimenti legati alla nostra Cervinara. La pagella, datata 12 agosto 1912, riporta il nome dell’alunno: Ugo Brasiello, nato a Napoli nel 1905, figlio di Teucro; i voti, che dicono di un ragazzo studioso; i nomi degli insegnanti Blandina Cioffi e Felice De Maria, il secondo noto per aver pubblicato, nel 1908, il Dizionaretto dialettale italiano, per le scuole elementari, della provincia di Avellino e paesi limitrofi. Fin qui nulla di strano, se non fosse che il giovanotto in questione e suo padre, dopo accurate ricerche, risultavano non essere né nativi e né cervinaresi.
Cosa ci facesse a Cervinara un adolescente, con ottimi voti, nativo napoletano mi incuriosiva. Ricercando il nome del padre Teucro, scopro che fu nominato Pretore di Cervinara il 20 ottobre del 1905 e la circostanza giustifica la presenza del figlio Ugo, meritevole alunno della scuola cervinarese.
Il Pretore Brasiello ebbe molte onorificenze per i suoi studi sulla dottrina e la legislazione della giurisprudenza e per la sua abnegazione alla giustizia. Fu Commendatore e Grande Ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia, Cavaliere, Ufficiale e Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro. Scrisse un centinaio di trattati ancora oggi apprezzati e consultati.
Durante la sua permanenza a Cervinara, oltre a gestire i problemi legati alla giustizia del Mandamento, fu costretto a difendersi da numerosi attacchi personali, fatti di ricorsi anonimi e non, che gli impedivano di condurre una vita tranquilla sia lavorativa che familiare.  Ai cervinaresi, gente litigiosa e abituata ai ricorsi, anche per fatti mai accaduti, non doveva essere simpatico.
Nel 1906, nei mesi di giugno e di agosto, partono i primi due ricorsi , ovviamente in forma anonima, contro Brasiello, che veniva accusato di aver fatto raccogliere, in sua assenza, le deposizioni di testimoni da un alunno di cancelleria, durante l’istruzione di un processo penale, e di poca diligenza nell’osservanza degli orari d’ufficio e di non amministrare in modo corretto la giustizia, in quanto avrebbe ceduto alle influenze di un cognato giornalista.
Il procuratore generale il 2 agosto scrisse che gli addebiti erano insussistenti e per questo motivo archiviò i ricorsi senza adottare alcun provvedimento. Il 10 ottobre dell’anno successivo partì un altro ricorso, a firma apocrifa, con il quale si accusava Brasiello di aver tentato di costringere, con modi spicci, un certo Taddeo Gaetano a rinunciare alla querela nei confronti dell’ufficiale giudiziario. Anche questo addebito risultò infondato e la circostanza alimentò il sospetto che i ricorsi nascessero dal desiderio di vendetta di un avvocato che Brasiello aveva condannato l’anno prima.
Nei rapporti del 1905 Brasiello veniva definito magistrato di capacità  distinta, “di dottrina civile e penale molta, di operosità molta, di condotta morale ottima e politica favorevole”.
Il 16 agosto 1906 fu trasferito, forse anche per effetto dei ricorsi, ad Ariano di Puglia, ma il 26 dello stesso mese fu richiamato a Cervinara.
Il 6 ottobre 1908 in una lettera del Ministero rivolta al procuratore generale di Napoli si legge che alcune persone degne di fiducia avrebbero riferito al Ministero che il “pretore di Cervinara Brasiello Teucro si lascerebbe completamente dominare da quell’ufficiale giudiziario, Compare Gaetano, il quale sarebbe, a sua volta, affiliato a persone di pessima fama, ciò che farebbe nascere gravissimi inconvenienti, a tutto danno della retta amministrazione della giustizia”. Il 3 aprile 1909 il procuratore generale Calabria riferì: “Brasiello […] magistrato coscienzioso, disimpegna con tutta scrupolosità il proprio ufficio, mantenendosi estraneo a qualunque fonte di partito, ed in ogni atto del suo Ministero ha solo di mira il retto adempimento del proprio dovere e l’interesse della giustizia; e tale è l’opinione che hanno di lui le persone spassionate ed oneste del mandamento”.
Il Consiglio giudiziario di Avellino, in relazione al suo scrutinio, il 14 dicembre 1908 ritenne il pretore meritevole di promozione a scelta. Il procuratore generale, il 28 dicembre, dichiarò che Brasiello era “davvero magistrato distinto, che ha dato ottime prove del suo ingegno e della sua cultura non solo con le sentenze esibite ma con le pregevoli pubblicazioni giuridiche, che hanno raccolto l’ammirazione dei superiori. E costoro, specialmente qui, l’ebbero in tanta considerazione da proporne l’applicazione a quest’Ufficio istruzione, dove la sua operosità e diligenza si rese di grande utilità. Per le attitudini speciali quest’ottimo magistrato è indicato preferibilmente per la giudicante”.
Anche il primo presidente ebbe per lui parole di elogio, trovando che Brasiello fosse un magistrato “di molta cultura giuridica, di carattere integro e di precedenti incensurabile”. Nel 1912 due ricorsi anonimi lo accusarono di aver perso la fiducia della gente, in quanto si sarebbe circondato di “individui prepotenti e facinorosi, che gli incutevano timore, li avrebbe favoriti, si sarebbe astenuto dal giudicare, o giudicandoli, gli avrebbe assoluti o condannati a pene irrisorie”; inoltre si asseriva che Brasiello avrebbe tollerato prepotenze pubbliche e oltraggiose da parte di pregiudicati.
Il 23 maggio 1912 il procuratore generale trasmise il rapporto del procuratore del re di Avellino il quale, scagionando Brasiello da tutti gli addebiti, dichiarava che egli era generalmente ritenuto “magistrato di capacità ottima, di operosità grandissima, di meraviglioso attaccamento all’ufficio, di una signorilità di modi che gli ha procurato simpatie e stima profonda”.
Scriveva inoltre che “non essendo riusciti ad assoggettarlo, si cercano tutti i modi per allontanarlo dalla sede, nella speranza che sia sostituito da altro magistrato più cedevole che potrebbe divenire strumento delle ambizioni e delle vendette. È falso che il giudice Brasiello si faccia dominare da delinquenti pericolosi; egli ha la piena coscienza della propria dignità e non cederebbe mai, a pressioni ed a minacce”.
Concluse il suo rapporto con la proposta di un trasferimento di Brasiello in un’altra, migliore, sede, per “dargli tranquillità e per liberarlo da attacchi infondati e calunniosi”.
L’autorevole assoluzione non riuscì, però, a fermare la mania dei ricorsi. Nei primi mesi del 1913 arrivarono al Ministero altri due ricorsi, firmati da Nicola Cioffi, che reiteravano i precedenti addebiti. Il procuratore generale di Napoli rispose ai ricorsi con il suo rapporto del 26 aprile 1913, nel quale scrisse che: la pretura di Cervinara è una delle più importanti del circondario di Avellino a causa dell’indole litigiosa degli abitanti e dei causidici che soffiano nel fuoco dei dissidi privati rendendo interminabili le processure, e quel pretore signor Brasiello Teucro, che alla grande capacità unisce una pazienza ammirevole ed una grande operosità, senza ricorrere all’aiuto dei vicepretori onorari, nel decorso anno, oltre le indagini sempre penose e le istruttorie delegate, ha pronunziato 194 sentenze civili e 196 penali.
È risultato altresì che il fatto denunciato col primo dei cennati ricorsi è insussistente, come sono infondate le accuse fatte al pretore Brasiello col secondo ricorso, anzi dal giudice istruttore, che fu incaricato delle opportune indagini, si è assodato che il detto magistrato gode della stima generale ed è incapace di commettere gli atti che gli vengono addebitati. Stante siffatte risultanze non è il caso di rassegnare a V.E. alcuna proposta di provvedimenti contro il Brasiello; anzi il Procuratore del Re di Avellino mi ha significato di aver rivolto al medesimo una parola di compiacenza per l’opera da lui spiegata a pro‟ “dell’amministrazione della giustizia, e da parte mia, salvo i migliori appezzamenti di V.E., non sarei alieno dall’esternare al signor Brasiello il mio compiacimento onde gli serva di sprone per continuare a mostrarsi zelante ed operoso. Il 2 febbraio dell’anno successivo il procuratore generale propose che Brasiello fosse trasferito alla Regia Procura di Napoli, affermando: “egli ha dato sempre non dubbie prove della sua capacità distinta, della sua molta dottrina in materia civile e penale, del suo carattere fermo e indipendente serbando condotta incensurabile; ed anche nell’esercizio delle sue funzioni di pretore nella difficile residenza di Cervinara egli ha saputo mantenere alto il prestigio della carica, quantunque fosse stato fatto segno a ricorsi insussistenti”.
Fu collocato a riposo per raggiunti limiti d’età il 14 luglio 1945, nonostante il 20 giugno 1946 avesse presentato domanda per restare in servizio, giustificando la richiesta per ragioni economiche – “in un momento in cui il trattamento di quiescenza rappresenta, per chi non possiede i mezzi di fortuna, diminuzione economica tale da non poter essere soddisfatte le esigenze della vita”- e per la sua preparazione in campo penale, avendo assolto nel corso della carriera “funzioni di capo di collegio giudicante e di rappresentante il P.M.” e di presidente “la terza Sezione penale, che tratta di ricorsi penali che hanno interferenze col diritto privato”.

(Archivio Centrale dello Stato, Ministero di Grazia e Giustizia, Ufficio superiore personale e affari generali. Archivio Centrale dello Stato, Corte Suprema di Cassazione. Mediateca del Mediterraneo, “Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d‟Italia” – vol. 1 (1861) – vol. 3 (giu. 1946) – Tesi di Laurea di F. Cuccu, Università degli Studi di Cagliari  – Profilo della magistratura italiana: la Corte di Cassazione dal fascismo alla Repubblica)

Angelo Marchese

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