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Traforo del Partenio: se ne riparla dopo mezzo secolo

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di Angelo Marchese – In queste ore si torna a parlare del “famoso” tunnel Partenio. Lo ha riportato alla ribalta il neo eletto Presidente della Provincia di Avellino Domenico Biancardi durante un incontro a Palazzo Caracciolo. Ricordiamo che Biancardi, referente dei partiti del centro-destra in provincia di Avellino, è sindaco di Avella, città che confina a sud con Cervinara. L’idea, in verità già vecchia, vorrebbe congiungere con un tunnel la Valle Caudina con il Vallo di Lauro-Baianese.

Furono alcuni politici caudini, per primi, che nella VIII legislatura richiesero, attraverso i loro rappresentanti al Parlamento, la realizzazione del traforo che secondo i sottoscrittori, “avrebbe portato sviluppo economico nelle due aree”. Fu presentato, come si legge dagli archivi del Senato, un progetto di massima “a parole” che però “non prevedeva ancora” per il versante caudino, il punto esatto dell’imbocco del tunnel. Ciò, forse, per non creare il “solito” attrito tra i comuni della fascia pedemontana caudina già prima di un tavolo per la progettazione. L’idea fu abbandonata “miseramente” non per la difficoltà della realizzazione, bensì per il solito campanilismo che ci contraddistingue da sempre: ognuno “pretendeva” nel proprio territorio lo sbocco del tunnel.

Si litigò, quindi, ancor prima della progettazione. Un classico, insomma. I comuni di San Martino e Cervinara lo volevano ad ogni costo sui propri confini, Rotondi altrettanto ne pretendeva l’ubicazione. Arpaia e Forchia fecero un sodalizio per “vincere” la battaglia. Alla fine, naturalmente, non se ne fece nulla e, addirittura, ne richiese la localizzazione, cercando di approfittare della litigiosità dei caudini, il comune di Arienzo che però, nemmeno, ottenne il passaggio.

Le motivazioni ufficiali del fallimento dell’idea furono che “la galleria avrebbe portato verso la Valle Caudina, un numero incontrollato di camorristi dalle aree del napoletano”. Come dire che la malavita non sarebbe “arrivata” senza un tunnel e che “saremmo stati tranquilli” perchè i delinquenti non erano in grado di percorrere quei 30/40 chilometri.

Del traforo, poi, se ne è parlato spesso, sia nelle tantissime riunioni politiche negli anni ’70 e ’80, in pieno periodo demitiano, che all’inizio della seconda Repubblica, che si pensava fosse costituita da politici con “rinnovate” idee. Il Tunnel o Traforo del Partenio, quindi, svanì come neve al sole appena si iniziò a parlare di ubicazione. In pieno stile “niente a me, niente a te”, senza alcun ragionamento di previsione di sviluppo economico sia per i collegamenti commerciali che di trasporto di persone. L’avvicinamento dell’area caudina alle zone del napoletano avrebbe portato ad una semplificazione, sia per il trasporto di merce e uomini verso il porto di Napoli e Salerno, che per la possibilità per i pendolari e gli studenti di raggiungere in tempo breve luoghi di lavoro e gli atenei del capoluogo. Oggi le Università napoletane sono meta di moltissimi giovani caudini che, purtroppo, sono costretti, per non utilizzare la tratta ferroviaria Napoli-Benevento, a fittare una camera nel capoluogo campano con evidente dispendio di soldi da parte delle famiglie che, per la crisi economica in atto, devono fare salti mortali per poter permettere ai figli di studiare. La linea versa in condizioni pietose, perchè non è stata mai ammodernata e soffre di molteplici problemi alle infrastrutture, oramai obsolete, che causano forti e continui ritardi a pendolari e studenti.

Del Tunnel, dopo più di un trentennio dall’ultima volta, se ne riparla come sempre senza una seria e valida progettazione ed un’accurata e mirata programmazione.

Al momento, l’unica certezza, sembrerebbe quella del nome: Traforo del Partenio.

(Angelo Marchese)

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