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Tre cervinaresi nel naufragio dell’Andrea Doria | Seconda parte

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… Alle 3 meno un quarto il Transatlantico italiano continuava ad imbarcare acqua e ad inclinarsi. Tutti i passeggeri si trovavano sui ponti e scrutavano il buio dell’oceano, nella speranza di vedere all’orizzonte qualche nave di soccorso. Calamai, intanto, tentava di portare in secca l’Andrea Doria dando l’ordine di calare le otto scialuppe ubicate sulla parte non danneggiata dalla collisione, perchè le altre erano interessate da una forte pendenza. Al Sos della Andrea Doria, rispose la nave francese Île de France, in viaggio verso l’Europa, che si trovava a più di 3 ore di navigazione dal luogo del disastro. (Fine prima parte)

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(Seconda parte) – Così Virginia Milanese ed i figli Michele e Luigi Moscatiello si ritrovarono a lottare per salvare la pelle. “Stavo dormendo nella mia cabina quando ho sentito un fortissimo rumore,” ricorda Michele che venne scaraventato a terra dalla forza dell’impatto, risvegliandosi bruscamente. “Mia madre, era spaventata, c’era acqua che entrava copiosamente nella nostra cabina. Mio fratello Luigi non si trovava con noi perché era alla festa nel salone. Aveva conosciuto una bellissima ragazza, figlia anch’essa di emigranti italiani, con la quale aveva trascorso gran parte della traversata. Io e la mamma, senza scarpe ed in pigiama, siamo saliti al secondo piano, dove era la piscina. Abbiamo perso tutto quello che avevamo, ma in quella situazione non pensi mai ai soldi o ad altro. Cerchi solo di salvarti.” La preoccupazione di Michele e della mamma, una volta giunti nella parte “asciutta” della nave, fu rivolta al fratello Luigi. Pregarono di ritrovarlo prima che i ponti inferiori venissero sigillati.

La prima nave ad arrivare sul luogo della tragedia, fu il mercantile americano Cape Ann che, però, aveva solo due scialuppe molto piccole. La Stockolm che, nonostante avesse perso 5 uomini di equipaggio nell’impatto e non essendo a rischio affondamento, inviò tutte le scialuppe verso la Doria. Dodici in tutto ma ancora insufficienti per accogliere tutti i passeggeri e gli uomini di equipaggio in pericolo. Per fortuna, con largo anticipo sul previsto, arrivava la Île de France che venne accolta con applausi e grida di gioia dai naufraghi. Per far scendere i passeggeri nelle scialuppe ci vollero circa 4 ore. Molti, specialmente bambini ed anziani, furono calati con corde.

C’era tanta confusione: le persone stavano saltando nell’acqua e alcune stavano annegando“, continua a raccontare Michele. “La nave si stava inclinando e le persone tentavano disperatamente di afferrare una corda, che era caduta dall’alto, per calarsi sulle scialuppe di salvataggio che, per la concitazione, oscillavano. Non tutti potevano farlo facilmente, però”, continua Michele Moscatiello. “Ho visto una vecchia signora, di circa 90 anni, in seria difficoltà a calarsi. Cercò di scivolare giù per la corda ma non ci riuscì. Difficile per una donna anziana afferrare la corda al volo e poi lanciarsi verso le scialuppe qualche metro sotto. Non potevo fare molto per lei. Il mio pensiero era rivolto a mio fratello che non vedevamo. Fortunatamente”, conclude il 15enne cervinarese, “Luigi riuscì a ritrovarci proprio mentre una scialuppa di salvataggio si rese disponibile vicino a noi.” Angela Virginia spinse Michele e Luigi su una scialuppa che, però, non disponeva di spazio per accogliere anche lei. Così madre e figli si trovarono separati. Michele ricorda che era debole e che era caduto dalla scialuppa e, per fortuna, un operaio dell’Andrea Doria si era tuffato nell’oceano per salvarlo dall’annegamento. Incosciente per molti minuti si svegliò, giusto in tempo, per assistere all’ultimo spettacolo: l’Andrea Doria, definita la nave più bella del mondo, dopo 11 ore dalla collisione, scompariva tra i gorghi dell’oceano, per sempre. Era il 26 luglio 1956 e Luigi e Michele Moscatiello erano preoccupati per le sorti della madre. “Non eravamo certi,” scriverà, poi, Luigi nel suo diario gelosamente conservato tutt’ora dalla famiglia,”che la mamma fosse sopravvissuta al naufragio.Alle prime luci dell’alba il trasbordo di tutti era stato ultimato e, malinconicamente, dai ponti della Île de France, della Stockolm e della Cape Ann, tutti guardavano in silenzio la grande nave, orgoglio italiano, che lentamente affondava. Gli esperti, poi, spiegarono: “E’ successo come quando due persone tentano di evitarsi per strada e, facendo entrambe lo stesso spostamento, finiscono per scontrarsi.”I fratelli Moscatiello fecero il viaggio verso il porto di New York sulla nave da carico francese Île de France e la madre su una delle altre che erano accorse al naufragio. La famiglia si ritrovò a terra dove vennero assistiti dalla Croce rossa che aveva provveduto ad attrezzare un’area del porto a pronto soccorso. I cervinaresi, come racconteranno Angela e Michele in varie interviste televisive, non ebbero bisogno di assistenza e, dopo un veloce controllo, potettero “entrare” negli States.

Ad aspettarli c’erano alcuni parenti che avevano ascoltato alla radio gli eventi e, temendo per la loro sorte, si erano recati ad Ellis Island, punto di attracco di tutte le navi provenienti dall’Italia. Si stabilirono, quindi,  nella città di Troy, nello stato di New York, dove vivevano anche molti altri cervinaresi partiti prima della guerra. Con qualche difficoltà, la famiglia si ambientò abbastanza bene, Michele e Luigi iniziarono anche a frequentare la scuola per apprendere la lingua. Angela iniziò a lavorare, grazie all’interessamento di una compaesana, in una fabbrica di abbigliamento, la Kelly Clothes, come sarta. Aveva frequentato a Cervinara uno dei tanti corsi di taglio organizzati nel dopoguerra dall’Acli provinciale. Dopo qualche mese, Luigi iniziò a cercare lavoro e Michele continuò ad andare a scuola.  Tutto andava bene.

La nostra storia, però, non finisce qui. E non finisce bene, purtroppo. I due frequentavano altri giovani del quartiere che, per la maggior parte, erano figli di emigranti italiani. Nel tempo libero esploravano le zone circostanti il loro quartiere di residenza. Scampagnate e passeggiate tra parchi e campagne erano frequenti. A quasi un anno dal loro arrivo su terra americana, Michele, suo fratello Luigi che festeggiava il suo ventiduesimo compleanno, ed altri amici si recarono, in una giornata calda di giugno, nel North Greenbush sul lago Snyders. “Non sapevamo nuotare e né sapevamo, “ricorda Michael, “parlare bene l’inglese. Mi avviai, incoscientemente, verso il centro del lago dove l’acqua era alta e, preso dalla paura, iniziai a gridare ed a scalciare. Luigi, venne verso di me e mi alzò la testa fuori dall’acqua. Mi spinse verso la riva e cercando di nuotare raggiunsi la salvezza. Dio non mi ha voluto, per la seconda volta. Mio fratello, però,” continua Michele con affanno, ”è stato ingoiato da quel buco nel lago. Io ero vivo, mio fratello era annegato. Questa ennesima tragedia mi ha segnato per sempre ed ha contribuito ad alimentare, ulteriormente, gli incubi che già avevo e che riguardavano l’Andrea Doria. Ogni anno, nell’anniversario di entrambi gli eventi”, conclude il suo racconto Michele Moscatiello, “non posso andare vicino all’acqua. La paura di essere risucchiato è grande. Negli occhi ho sempre  quei momenti che non dimenticherò mai.

A cinquant’anni dall’affondamento dell’Andrea Doria tantissimi sopravvissuti si riunirono per parlare di quella notte e della fortuna che ebbero. A differenza del Titanic, affondato 44 anni prima, quella dell’Andrea Doria è ricordata come una storia di successo più che una tragedia, perché c’erano abbastanza navi nell’area della collisione che portarono in salvo molti passeggeri. Michele racconta, ancora oggi, questa storia ai suoi nipoti. Vive ancora a Troy con la moglie Maria, le tre figlie ed il figlio Micheal jr. che gestisce il Moscatiello’s Italian Family Restaurant sulla Route 4 di Greenbush a Troy. Un locale frequentatissimo, sia per le specialità culinarie che per la curiosità di ascoltare, da Micheal sr., la vera storia del naufragio dell’Andrea Doria.  Sui muri del ristorante fanno bella mostra le immagini della nave e di molti sopravvissuti a quella tragedia.

La mamma Angela Virginia Milanese è morta quasi centenaria nel 2008. Era figlia di Giuseppe e Maria Teresa Marro, e vedova del ciabattino Giuseppe Moscatiello, disperso e dichiarato morto a 33 anni in Africa Orientale il 9 settembre 1941, che aveva sposato nel settembre 1928.

Michele, fortunatamente,  è riuscito a trasformare quegl’incubi nel “sogno americano”.

(Fine)

Angelo Marchese

(Prima parte: http://www.usertv.it/2018/09/29/tre-cervinaresi-nel-naufragio-dellandrea-doria-prima-parte/)

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