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Fisco | VIETATO DA LUGLIO IL PAGAMENTO IN CONTANTI AI DIPENDENTI.

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La legge di Bilancio, approvata alla fine dello scorso anno, ha introdotto il divieto per i datori di lavoro di saldare gli stipendi in contanti, qualunque sia l’importo.

Rag. Antonio Pallotta

Dal 1.07.2018, cosi come approvato nella legge di Bilancio per il 2018, non sarà più possibile pagare salari e stipendi in contanti. Ricordiamo che attualmente il pagamento con moneta contante delle retribuzioni, cosi come tutte le transazioni in contanti tra soggetti diversi, è vietato se l’importo è pari o superiore a 3.000 euro, in considerazione a quanto previsto dalla normativa antiriciclaggio in vigore nel nostro Paese.

Con la legge di Bilancio 2018, è fatto obbligo per i committenti e i datori di lavoro di pagare le retribuzioni ed eventuali anticipi con mezzi tracciabili, qualsiasi sia la tipologia di rapporto instaurato:

-bonifico su conto corrente bancario/postale indicato dal lavoratore;

-tramite assegno bancario o circolare intestato al lavoratore;

-altri strumenti di pagamento elettronico.

Non costituisce prova del pagamento la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga, ma la dimostrazione dell’avvenuto pagamento è data, esclusivamente, dalla ricevuta del bonifico, dalla fotocopia dell’assegno o da altra ricevuta bancaria o postale.

L’obbligo si applica a tutti i rapporti di lavoro subordinato, sia essi a tempo determinato che indeterminato, a tempo pieno o part-time, con contratto di apprendistato, soci lavoratori subordinati di cooperative, compreso le collaborazioni coordinate e continuative, ma con l’esclusione dei rapporti di lavoro del pubblico impiego e del lavoro domestico, come colf e badanti.

Si applica, quindi, indipendentemente dalla durata e dalle modalità di svolgimento, a ogni rapporto di lavoro.

Il Governo si è impegnato a stipulare con le principali associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, l’Associazione bancaria italiana (ABI) e la società Poste Italiane una convenzione con la quale individuare gli strumenti per promuovere la corretta applicazione della normativa.

Per i datori di lavoro e committenti che violano la normativa della tracciabilità, sarà applicata una sanzione pecuniaria amministrativa da 1.000 a 5.000 euro.

 

RAG. ANTONIO PALLOTTA

Commercialista-Revisore Legale

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