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San Martino | Salvatore Vitagliano ritorna con una nuova personale a Napoli

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Testo e foto di Fedela Procaccini.

mostraRestituzioni è il titolo della mostra personale di Salvatore Vitagliano, inaugurata giovedì 22 febbraio allo Spazio Nea, in piazza Bellini a Napoli.

Salvatore Vitagliano, conosciuto anche con lo pseudonimo VITA, è un artista originario di San Martino V. C.

Nell’esposizione curata da Marco Tonelli, allestita al Villino del Balzo di San Martino V. C., in occasione dell’evento Illumina la Notte. La luce con l’arte di Via Varco, alle opere degli artisti attivi a Rotondi (Perino e Vele, Eugenio Giliberti, Lucio e Peppe Perone, Umberto Manzo) due sale presentavano, come omaggio all’artista sammartinese, diversi suoi lavori: la serie di ritratti di Friedrich Nietzsche, la vivifica esplosione cromatica di Monterosa, la complessa scultura Chimera che ha acceso l’immaginazione di tutti i visitatori, la delicata Catena, costituita da una successione di anelli in terracotta per la lunghezza di 5 m, che delineava sulla parete il profilo dei monti del Partenio.

Pittore e scultore, Salvatore Vitagliano nasce, nel 1950, a San Martino V.C. All’età di sette anni si trasferisce a Napoli, diplomandosi all’Istituto d’Arte e seguendo un corso di scultura all’Accademia di Belle Arti. All’inizio degli anni ’70 aderisce al Gruppo archeologico napoletano e nel 1979 adotta il nome di Zhao, avviandosi a nuove riflessioni e mettendo in atto diverse sperimentazioni. Dal ’96 ha insegnato nelle accademie di Napoli, Catania, Sassari, Foggia, prendendo parte ad importanti mostre in Italia e all’estero. Nel 2011 il museo Madre ospita la personale Icone, a cura di Antonio Biasucci e Mario Martone.

MostraSolo per dare un’idea del ricco curriculum espositivo e del consenso critico rivolto all’attività di Vitagliano, allo Spazio Nea i visitatori potranno notare un voluminoso plico che accoglie una selezione di recensioni a firma di rilevanti personalità che negli anni hanno discorso della sua arte.

Restituzioni, come ci suggerisce il titolo, rappresenta l’osmosi tra passato e presente, una collisione temporale sfociata in un legame connettivo fra opere recuperate, riportate in vita e trasportate in una dimensione contemporanea grazie all’intervento dell’artista. Basterà osservare l’opera che ritrae un uomo barbuto mentre lavora ai ferri, dipinto che molto assomiglia ai ritratti del Fayyum, e scorgere in esso letterali interventi di sutura, ancoraggi effettuati dall’artista con la raffigurazione di una testa decapitata, la cui interpretazione, lontana da una visione critica contemporanea, bene potrebbe riferirsi al mondo classico, quale reperto arcaico appena dissepolto, che ricorda, in ambito napoletano, la produzione girosiana. Elegante e coinvolgente è la fanciulla che puntando lo sguardo su noi spettatori si appresta a tracciare il primo segno di un immaginario ritratto. La restituzione avviene a suoi piedi. Scorgiamo, infatti, nella parte terminale del dipinto, la piccola figura di un uomo su uno spossato destriero. Gli interventi si configurano anche come collage o papier collé. L’applicazione di un sole al tramonto illumina irrealisticamente un paesaggio ottocentesco in cui si inseriscono originali sagome di animali.

Cercare di spiegare attraverso le parole i lavori di Salvatore Vitagliano è impresa ardua che può condurre ad una sonora sconfitta. Il consiglio che viene rivolto al lettore-futuro fruitore è di dedicare del tempo all’osservazione delle opere, carpire la riflessione suggerita ed ascoltare quella dettata dalle proprie sensazioni.

La mostra è visitabile fino al 22 marzo.

Fedela Procaccini

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