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San Biagio, dopo 38 anni torna la processione ad Airola

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Di antica data è la devozione degli airolani per San Biagio, in special modo dal popolo di San Donato. La devozione nasce a seguito dei miracolosi interventi del Santo, in particolare è ricordata la miracolosa guarigione di un bimbo, cui si era conficcata in gola una grossa lisca di pesce, in pericolo di morte per soffocamento; per questo il Santo è invocato come protettore dei malanni della gola. La statua del Santo, custodita e venerata nella chiesa del popoloso e operoso rione San Donato, testimonia il culto e la devozione che appartiene alla storia e alle tradizioni ro’ pop’ l’ ‘e n’gopp’ Sand’ Ronat’ (del popolo di sopra San Donato). La festa liturgica di San Biagio, l’otorino dei poveri, si celebra il 3 febbraio ed è preceduta da un novenario di preghiere nel clima spirituale tipico degli abitanti dell’antico rione. I festeggiamenti in onore del Santo si svolgono tutti in una sola giornata: al mattino le campane suonano a festa, per annunciare l’avvio dei festeggiamenti e la celebrazione delle Sante Messe mattutine, compresa la messa per i bimbi delle scuole della città. Poi si svolgono il rituale dell’unzione della gola e la distribuzione di candele benedette che i devoti come vuole la tradizione conserveranno in casa per accenderle, per chiedere protezione al Santo in caso di pericoli o di gravi intemperie. Quest’anno dopo 38 anni il Santo in pomeriggio viene portato in processione a spalle dai cullatur’ (pii del rione) per le vie principali della parrocchia; invero il santo esce a benedire i suoi fedeli in un clima brioso che è caratteristico del popolo di San Donato. A sera infine viene celebrata la messa di chiusura dei festeggiamenti e vi è la benedizione della gola ai fedeli presenti. Un tempo non molto lontano, in occasione dei festeggiamenti si organizzava anche il tradizionale pal’ e’ sapon’ (l’albero della cuccagna cosparso di olio e sapone) con appassionate sfide tra squadre di giovani delle varie piazze di Airola, durante le quali a turno essi facevano a gara a chi fosse arrivato per primo ad arrampicarsi in cima all’alto palo, a raccogliere i premi ivi appesi, costituiti da un bel prosciutto, salumi, taralli, formaggi ma soprattutto… tanto sapone sui vestiti. Quest’anno per ragioni di sicurezza non si ripete il popolare palo della cuccagna, ma in compenso si organizzano altri giochi come il ritorno serale dello storico e tradizionale tiro alla fune e il tradizionale Catuozz’ (falò) e la vendita dei taralli all’olio, i così detti tarall’ e San’ Bias’ che il sacerdote benedice prima della messa mattutina in onore del Santo.

Giuseppe Falzarano, portavoce interprovinciale Movimento Città Sostenibile

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