Home ARTICOLI Intervista al regista sannita Valerio Vestoso autore del documentario “Essere Gigione” dal 18 gennaio al cinema.
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Intervista al regista sannita Valerio Vestoso autore del documentario “Essere Gigione” dal 18 gennaio al cinema.

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di Gianfranco Marchese.

valerioValerio Vestoso, regista sannita, “regala” il suo primo lungometraggio a Luigi Ciaravola ai più conosciuto come Gigione. Un docufilm che ripercorre la carriera e la vita privata del “fenomeno musicale partenopeo”. Essere Gigione, questo il titolo del documentario, sarà dal 18 Gennaio al cinema.

Abbiamo contattato Valerio per un breve intervista:

Valerio se parli di Gigione qualcuno potrebbe storcere il naso, ma i fatti dicono, per parlare in termini numerici, che ha riempito sempre le piazze. Cosa ti ha spinto ha realizzare questo docufilm?

Il documentario è un mondo che non mi appartiene. Entrarci per un’escursione fugace presupponeva un tema forte. Gigione e l’universo di persone che gli ruota attorno incarnano una materia prima interessantissima. L’abilità consiste nel trovare una chiave di lettura, una forma che non svilisca tutto, che non riduca le immagini a semplici sfottò, che scandagli la personalità di quel determinato popolo, evitando di toccare gli stereotipi televisivi. Spero di esserci riuscito. Molti sono convinti che certi ambiti non debbano neppure essere raccontati. Questo snobismo diffuso è stato il motivo che definitivamente mi ha fatto credere nel progetto.

Hai avuto modo di conoscere sia il personaggio che l’uomo: come lo descriveresti?

Personaggio e uomo sono la stessa cosa. Non c’è comico che in privato non mostri segni di debolezza, attore che rimasto da solo non si dedichi alla concentrazione e al relax. Gigione no. Vive in funzione di sè stesso dalla mattina alla sera. A tavola con i familiari o sul palco davanti a migliaia di fan, è sempre costantemente in scena, col suo modo di fare schietto, a volte anche presuntuoso, ma privo di quel limite che per alcune ore al giorno separa la personalità pubblica da quella intima. 

gigioneNapoli, musicalmente parlando, si è sempre caratterizzata per una varietà di proposte non ultima la musica neomelodica e, appunto, il genere “Gigione style”, generi che apparentemente si limitano al territorio campano: che idea ti sei fatto di questa musica?

Napoli ha una tradizione nobilissima che non ha nulla a che vedere con il folk dance di Gigione né con i neomelodici. Queste ultime due forme rappresentano la valvola di sfogo, la cassa di risonanza di una provincia isolata e di una periferia priva di punti di riferimento. Nel caso del folk dance parliamo di brani costituiti da un’architettura elementare, il cui giro di basso in levare è assai più rilevante del testo. Nel caso dei neomelodici invece siamo di fronte ad arrangiamenti sensazionali, che non hanno niente da invidiare alla musica leggera italiana. Peccano però di una cadenza vocale molto forte che spesso e volentieri li bracca in un recinto di volgarità. 

A chi è rivolto questo film?

Non ai fan di Gigione. Molti, comprensibilmente, ne hanno interpretato l’uscita come un musicarello in cui Gigione si diletta ad esibire il suo repertorio. Chi l’ha visto si è reso conto che non è così. Ho preso in prestito il suo cappello e il suo microfono per viaggiare in un’Italia che sembra rimasta al terremoto dell’Irpinia, che lavora la terra e si accontenta di quel poco che le è capitato. Tra quelle briciole c’è anche lo sporadico concerto di Gigione.

Tu hai avuto diversi riconoscimenti per i tuoi lavori e sei attivo anche nel teatro, dopo “Gigione” cosa conservi nel cassetto?

Sono in montaggio con una pilota di serie tv prodotta dalla Rai e dal Premio Solinas. Poi mi dedicherò al mio primo film di finzione. Spero di realizzarlo a breve. 

Valerio Vestoso nasce a Benevento l’11 Giugno 1987, senza nulla a pretendere. Nel 2009, scrive “Lavativo”, commedia teatrale per la regia di Ugo Gregoretti. Tra il 2010 e il 2013 gira una lunga serie di videoclip e spot pubblicitari (Radio Capital, Acea, Telecom Italia…),  per poi approdare al cortometraggio con “Il mese di Giugno” e “Tacco 12”, mockumentary sull’ossessione per il ballo di gruppo che ottiene più di 40 riconoscimenti in tutta Europa. Nel 2015/2016 scrive lo spettacolo “Buena Onda” con Rocco Papaleo, Giovanni Esposito e Valter Lupo, vince il Premio Solinas – Bottega delle Serie con la sceneggiatura “Flash”, e dirige numerosi commercial tv. Nello stesso anno prende a scrivere i testi per Enzo Savastano, il troll della rete interpretato da Antonio De Luca, gira il doc “Essere Gigione” sul re italiano delle feste di piazza, e il cortometraggio “Ratzinger vuole tornare”.

 

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