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Valle Caudina | Dipendenti comunali, quale paese spende di più?

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Abbiamo approfondito i “numeri” degli Enti caudini raffrontandoli con quelli di cinque anni fa Qual è il Comune della Valle Caudina che presenta l’uscita più pesante alla voce di spesa personale? Ed in quale paese il “gravàme” procapite sul cittadino risulta essere maggiore? Questa la domanda che si è posta User tv dando così vita ad un approfondimento che ha tenuto conto, sommandole, delle singole voci di spesa che i Comuni devono contemplare per “reggere” le unità a tempo indeterminato (“Competenze fisse”, “Straordinario”, “Altre competenze ed indennità accessorie”, “Contributi obbligatori per il personale”) presenti nei rispettivi organici. Dopo aver quantificato i costi, poi, siamo passati a suddividere – paese per paese – le cifre emerse per il numero degli abitanti al fine di avere un dato buono a quantificare il peso concreto che il capitolo dipendenti comunali ha sulle tasche del singolo cittadino. In primo luogo emerge un elemento tendenziale: i paesi della Valle Caudina, sia quelli irpini sia quelli sanniti, spendono oggi meno di quanto facevano cinque anni or sono. Il raffronto tra gli anni solari 2011 e 2016 è (quasi) a senso unico. Le eccezioni sono rappresentate dalle sole Moiano, San Martino Valle Caudina e Roccabascerana: il Comune guidato da Giacomo Buonanno spende più oggi che ieri (569.372 euro nel 2011 contro i 541.158 del 2016) ma vanta uno dei “pesi” pro capite più basso con appena 138 euro a cittadino. A San Martino, invece, si è passati dagli 862.886 euro del 2011 ai 907.776 del 2016. A Roccabascerana, invece, si è registrato un minimo plus andandosi da 439.637 a 443.563. Per il resto, come detto, il ribasso è dominante. E ciò non perchè, come ovvio, siano stati decurtati gli stipendi del personale (cosa che, ovviamente, non è possibile ex lege) quanto perchè i Comuni non rimpiazzano i dipendenti che vanno in pensione. I concorsi sono merce sempre più rara (fatta eccezione per qualche sporadica assunzione di Vigili urbani). Per il resto, per tappare i buchi, si procede con la strada delle convenzioni e degli “scavalchi”, ipotesi che pure prevedono costi (non conteggiati in questa indagine) ma che, comunque, mai sono tali – pure considerandoli – da far toccare le punte di un lustro fa. Ad Airola la spesa 2016 è stata di 1.871.611 euro contro i 2.128.773 del 2011; a Sant’Agata de’ Goti oggi l’uscita complessiva è di 1.821.532 contro i 2.185.577 di un quinquennio fa. A Montesarchio si è passati, proseguendo, da 2.517.988 euro a 2.092.397; ad Arpaia da 530.261 a 478.647; a Bonea da 404.314 a 361.108; a Bucciano da 516.579 a 395.244; a Paolisi da 351.698 a 303.395. Quasi pareggio a Forchia (316.254 nel 2016, 318.581 nel 2011). Taglio di 100.000 euro a Durazzano passata da un’uscita di 403.711 euro dell’anno 2011 ad una odierna di 302.229. A Pannarano si è andati da 519.418 a 433.033 euro, a Cervinara da 1.582.933 a 1.297.641 e, per concludere, a Rotondi da 605.598 a 569.517 euro. Il centro che presenta il peggior rapporto tra spesa e numero di abitanti è Forchia: la macchina del personale grava su ogni singolo residente per 253 euro. Segue Bonea (250) e, quindi, Arpaia (229), Airola (223), Pannarano (201), San Martino Valle Caudina (189), Bucciano (187), Roccabascerana (186), Paolisi (171), Sant’Agata de’ Goti (162), Rotondi (158), Montesarchio (154), Moiano (138), Durazzano (137) e Cervinara (136). Calo, quindi, nelle voci di spesa-dipendenti. Una costrizione più che una scelta libera. Con l’emergenza sotto-organico che mette in perpetuo affanno la catena di montaggio di tutti i Comuni.

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