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Valle Caudina | Il ritorno dei VERNUNFT: era una notte buia e tempestosa…

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Era una notte buia e tempestosa….

musicaE a questo punto si potrebbe anche smettere di leggere: a un incipit così trito e scontato segue, di norma, una opprimente litania di luoghi comuni. Se non che, a volte, capita effettivamente che la notte, oltre che istituzionalmente buia, sia pure tempestosa: siffatta deprecabile evenienza obbliga il povero cronista a rinunciare ad ogni velleità stilistica, inchinandosi alla statistica meteorologica.

Perciò…

Era, venerdì 15 dicembre 2017, una notte buia e tempestosa. Rabbiose folate di vento scagliavano incessanti raffiche di pioggia contro il manipolo di eroi che, sordi alle malie dei focolari domestici, hanno affrontato gli elementi per affollarsi nella caffetteria Dante di Ferrari, a Cervinara.

L’evento che ha fomentato cotanto eroismo era nientemeno che il ritorno dei Vernunft, di nuovo su un palco dopo otto anni di assenza.

Il terzo millennio era appena nato, quando sei amanti del rock classico pensarono di farsi una suonata. Oggi, distanza di 17 anni, con qualche abbandono e qualche ritorno, momenti belli e brutti, ma senza mai pensare di smettere, sono ancora in sei: Raffaele Fevola, Massimo Lizza, Antonio Izzo, Fabio Simeone e Carlo Speltri, gli elementi storici del gruppo a cui da circa un anno, si è unito Roberto Renna (il più giovane della band, appena trentenne: sorvoliamo elegantemente sul dato anagrafico di buona parte degli altri membri).

Il sodalizio, quindi, si colloca tra i più longevi gruppi musicali della Valle Caudina (esclusi ovviamente i grandi nomi dell’epoca d’oro), pur a fronte di un numero di esibizioni molto limitato.

Con un nome obiettivamente ostico (richiama le critiche Kantiane, ma si presta ad innumerevoli storpiature, da vermouth a vernucci) conservato per indecoroso sentimentalismo, i Vernunft, propongono un repertorio di cover che è un minimo, parzialissimo (e personalissimo), bignami del Rock: dai Pink Floyd ai Dire Straits, dai Deep Purple agli AC/DC, per arrivare ai più “recenti” Van Halen e Guns ‘N Roses, non senza incursioni in territori meno praticati, dai Blue Oyster Cult ai Toto. Insomma, un rock classico, che ammicca a quanti, allo spirare del Novecento, avevano già rinnovato almeno una volta la patente di guida, ma può essere interessante anche per orecchie meno stagionate, curiose di conoscere i suoni di cui narrano gli Anziani.

I resoconti parlano di una bella serata di musica, con un pubblico che si è divertito ad onta del tempo inclemente.

La nostra redazione gli augura ancora tante serate all’insegna della buona musica e del divertimento.

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