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Sant’Agata de’ Goti, il fascino della città nascosta: i vuccoli

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Addentrandosi tra i vicoletti di Sant’Agata dei Goti, ci si imbatte in delle aperture che, qua e la, coperte da grate di materiale metallico, si aprono sul fondo della strada. Sono i cosiddetti ‘vuccoli’, finestre che si affacciano sulla città nascosta ed altrettanto affascinante che riposa nel sottosuolo di Sant’ Agata dei Goti. In esso si rinvengono, infatti, a profondità anche di decine di metri, circa un centinaio di cavità con cupole a forma tronco-coniche, ampie ognuna anche duecentoventi metri quadri. Rampe di scale formate da centinaia di gradini coprono il dislivello che li separa dagli edifici sovrastanti. La loro origine si ricollega ad esigenze edilizie. Un po’ come avvenne per la più celebre Napoli sotterranea, si utilizzava il materiale del sottosuolo per edificare in superficie. In questo caso il materiale ’prelevato’ era il tufo che, una volta scavato dal sottosuolo, lasciava vuoti immensi che venivano comunque sfruttati per i più disparati usi.Fondamentalmente, l’ utilizzo più scontato in un’ epoca che non aveva ancora assistito alla nascita di freezer e simili, era quello conservativo -alimentare. La profondità era infatti garanzia di un adeguato isolamento termico. Cosicchè, frumento e frutta vi trovavano giusta collocazione, ma anche carni appena macellate, burro, pasta fresca e dolciumi. I sopra citati ‘vuccoli’ fungevano tecnicamente da prese d’ aria consentendo al sottosuolo di respirare facendo sfogare le esalazioni derivanti dalla fermentazione di olio e vino. Ogni palazzo aveva il proprio corrispondente nel sottosuolo, ed in epoche alquanto risalenti (quando erano frequenti gli assedi) erano adibite a mò di preziose cisterne, impermeabilizzate con intonaco, per la raccolta dell’ acqua piovana, fattavi lì confluire con tecniche di alta ingegneria. Ma la conservazione dei cibi non era l’ unica pratica utilizzazione della città nascosta. Logiche riconducibili ad interessi di tutela delle varie proprietà private imposero poi l’ edificazione anche nella parte sottostante di muri di confine, ma nella fase iniziale vi erano intercomunicazioni alquanto reticolate. Sembra, a tal proposito, che le cantine del vescovo di via Ciardulli fossero congiunte con quelle del palazzo Mazzone in via Diaz, a loro volta unite con quelle sottostanti Largo Lapati. Da qualsiasi punto era possibile fuoriuscire nel vallone del Riello od in quello opposto del Martorano. Lungo il lato di quest’ ultimo è ancora evidente uno ‘sfogo’ murato.L’ istituzione di percorsi guidati in un sottosuolo recuperato, e che siano fruibili per tutto l’ anno, potrebbe rappresentare un valido argomento sul quale investire in funzione turistica. Ben consci, tuttavia, delle problematiche che potrebbero venire in essere con i privati, ma che non è detto non possano essere composte. Allo stato, molte di queste cavità sono colme di calcinacci. Anche sulle ali della Sant’Agata di sotto, potrebbe prendere il volo il discorso del turismo locale.

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