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FORCHIA | Ipotesi Forno Crematorio: domani incontro pubblico.

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C’è apprensione presso l’opinione pubblica di Forchia. Il dibattito interno è quanto mai acceso, negli ultimi giorni, in relazione alla possibile collocazione in paese di un forno crematorio. Ebbene si, un forno crematorio. Tecnicamente si chiama “tempio crematorio” ma, di fatto, la sostanza non cambia: trattasi proprio di uno di quegli impianti che consentono la cremazione delle salme. Una pratica alquanto diffusa negli ultimi tempi anche in Italia: un numero sempre maggiore di connazionali, infatti, esprime la volontà in vita di non essere sepolto nel modo “classico” bensì di essere ridotto in cenere tramite, appunto, l’attività di combusione. Questione di scelte personali, condivisibili o meno, rispetto alle quali anche la Chiesa Cattolica non pone disco rosso pur ponendo paletti rispetto ai luoghi di custodia ed alle motivazioni che portano il singolo a optare per tale pratica. Ma torniamo al tema principale: un imprenditore ha presentato al sindaco Margherita Giordano la proposta di posizionare l’impianto nel territorio comunale di Forchia sollevandosi da subito un intenso dibattito entro la Comunità. A fronte di indubbi ritorni economici che verrebbero garantiti all’Ente (ma che non sono ancora stati esposti alla collettività) si andrebbero a contrapporre perplessità per quel che riguarda il discorso inquinamento. Secondo svariate fonti, infatti, i fumi liberati dalla combustione delle salme sarebbe nociva per la salute. Non a caso, laddove si è prospettata la possibilità di attivare tali impianti lo scontro “ambientalistico” tra favorevoli e contrari è stato feroce. Le tesi “pro” e “contro” abbondano, a livello scientifico, a mezzo web: in buona sintesi si può dire che quanti avversano tale soluzione sostengono che i fumi della cremazione, liberati nell’ambiente, sprigionerebbero elementi nocivi. Eloquente un’analisi posta in essere, al riguardo, dall’Isde, associazione dei medici per l’ambiente, che ha relazionato sul punto al Consiglio comunale di Civitavecchia, interessato da medesime problematiche. Come si apprende dal sito web “laprovinciadicivitavecchia.it”, la relazione in questione ha spiegato come “l’incenerimento della salma, della bara con il rivestimento, dei vestiti ed eventualmente di altri accessori generi diverse sostanze tossiche, in particolare materiale particolato fine/ultrafine, monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto e zolfo (NOx, SO2), composti organici volatili (COV), composti inorganici del cloro e del fluoro (HCl, HF), metalli pesanti. Inoltre, sono emessi mercurio (dall’amalgama nelle otturazioni dentarie), Zinco (specialmente nel caso del-le cremazione di tombe estumulate), diossine-furani (PCDD/PCDF) e IPA”. E proprio con riguardo a questi ultimi elementi, è spiegato dall’Isde come “l’emissione di diossine-furani, data la loro grande tossicità, riveste particolare importanza. In seguito ai controlli delle emissioni ai camini dei forni crematori dei cimiteri di Pistoia (dicembre 2011) e Arezzo (aprile 2013), l’Arpat riscontrò superamenti del valori limite delle diossine che portò, nel primo caso, alla prolungata chiusura del forno stesso”. A questa frangia si contrappongono, come ovvio, le tesi di quanti ritengono – invece – che la tecnologia avanzata degli impianti limiterebbe al minimo i rischi per la salute dell’uomo.

COSA SUCCEDERA’? Cosa succederà a Forchia? La sensazione è che il sindaco non si assumerà il peso di una scelta esclusiva. Allo scopo il Primo Cittadino, ha convocato per Martedi 28 Novembre un momento di confronto pubblico che avrà inizio alle ore 17:00. In quella sede saranno esposti tutti gli aspetti della vicenda al fine di fornire informazioni quanto più ampie sulla vicenda.

I NUMERI La pratica-cremazione rivela un trend in forte ascesa: gli ultimi dati disponibili, riferiti al 2015, parlano di un totale di 137.165 cremazioni effettuate che si traducono in un plus del 16,3% rispetto al 2014. Il forno di Forchia sarebbe il quarto in Campania dopo quelli di Avellino, Cava de’ Tirreni e Montecorvino. In Italia, invece, il totale è di 67 con sciacciante presenta al Nord: nel Meridione, infatti, sono presenti appena 7 impianti sui 67 totali.

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