Home ARTICOLI Forza luppoli: Avellino-Bari, Ceres-Peroni. Quando una birra ti ricorda cosa deve essere il calcio

Forza luppoli: Avellino-Bari, Ceres-Peroni. Quando una birra ti ricorda cosa deve essere il calcio

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di Francesco Guarino – Da una Ceres in due bicchieri alla Ceres su 11 magliette. Il must alcolico dello struscio avellinese sta per stamparsi ad imperitura memoria sulle divise da gioco dei lupi.

 Tutto vero, tutto bello, tutto divertente. La Bari contro l’Avellino sfoggerà il nuovo marchio Peroni sulle magliette? E chi siamo noi irpini per non rispondere colpo su colpo, pardon, bollicina su bollicina? L’idea è partita da due tifosi irpini, Arturo Bonito e Pasquale Panza, e ha trovato rapidamente il supporto grafico della pagina Facebook Avellino Calcio Mania, supportata dalla potenza di fuoco dei suoi 43 mila fan.

Un hashtag apparentemente fin troppo pretenzioso – #sponsorizzalAvellino – ha iniziato a grandinare sulla pagina ufficiale della Ceres, uno dei brand con la più alta reputazione d’Italia, grazie ad un lavoro di social media marketing puntuale, ironico e pungente. Avellino contro Ceres: sembra Davide contro Golia. Eppure…

Eppure i messaggi sono tanti, Ceres risponde e le ultime 24 ore nel capoluogo sono una piccola pagina di passione, ironia e divertimento da consegnare agli annali della comunicazione sportiva, e non solo. Ceres posta sulla sua pagina ufficiale (“Vogliamo sponsorizzare l’Avellino, ma non sappiamo perché. Ditecelo voi”) e sponsorizza anche il contenuto pubblicato, per dare maggiore rilevanza e visibilità. Mossa persino superflua: in 24 ore Avellino impazzisce e fioccano 15 mila interazioni tra like, condivisioni e commenti (quasi tremila) sulla pagina del birrificio danese.

L’Avellino calcistica fermenta (sic!) per la Ceres e per Ceres, rispolvera l’amore part time per i propri colori e risponde con ironia ed orgoglio all’italianissimo team social del marchio nordeuropeo. La pagina ufficiale dell’U.S. Avellino ci mette meno di un’ora a capire che la vicenda si è fatta grossa e rilancia il post della Ceres. La Birra Peroni coglie la palla al balzo e sulla sua pagina Facebook taglia in due il tricolore per lanciare la grande sfida di domenica: il biancoverde dell’avellino contro il biancorosso del Bari. Ceres contro Peroni: chi perde paga da bere. Applausi, risate, sfottò.

L’auto di rappresentanza della Ceres avvistata nel tardo pomeriggio sul piazzale del Partenio-Lombardi è la conferma che all’accordo manca solo il canonico nero su bianco. Difficilmente il logo danese apparirà sulle maglie dell’Avellino già domenica: in quel caso dovremmo gridare al miracolo social e marketing, e alla lungimiranza di Sidigas, main sponsor biancoverde.

Più probabilmente sarà un accordo temporaneo – si vocifera per il solo derby contro la Salernitana – con la Ceres ad affiancare Sidigas come secondo sponsor in un insolito binomio gassoso-gassato.

Ma le lezioni da imparare da questo piccolo miracolo social sono tante. La prima è il potere della comunicazione di qualità: la capacità di trasmettere ironia e divertimento, e di rompere il muro virtuale tra produttore e consumatore, ha portato nel giro di 24 ore due realtà pressoché sconosciute tra loro a sedersi allo stesso tavolo, con vantaggi reciproci. Economici per l’Avellino calcio, che si fregerà  di un nuovo sponsor “di peso”, di ritorno di immagine (prima) ed economici (poi) per Ceres. Che ha strizzato l’occhio ai tifosi irpini, facendo impazzire di passione, orgoglio e divertimento una intera provincia. Quanti “Ceres party” vedremo in Irpinia nelle prossime settimane? Tanti, siatene certi.

La seconda lezione, la più bella, è quella che a volte sottovalutiamo di più. Il calcio è nato come un gioco, e come tale deve continuare a vivere. Negli ultimi tempi abbiamo troppo spesso sepolto l’aspetto ludico sotto cifre a sei zeri, tensioni tra società e tifosi, eccessi dall’una e dall’altra parte che nulla hanno a che vedere con il piacere di tenere un pallone tra i piedi. Una gioia sottile, che unisce il bambino che calcia contro la porta del garage di casa al campione che si inginocchia davanti a un muro di gente dopo un gol.

Se smettiamo di divertirci, il calcio perde la sua essenza, la sua ragione di esistere. La domanda è: ci voleva una birra per mettere tutti d’accordo? La risposta è scontata: probabilmente sì. Non è forse così anche nella vita di tutti i giorni?

Ed allora, oggi più che mai, forza luppoli. Pardon, lupi.

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