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Montevergine | Il Santuario del Partenio 2

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L’architettura del Tempio, delle sue colonne, dei suoi altari, rivela lo svilupparsi dell’arte nei vari secoli; i monumenti raggruppati nella Chiesa ricordano tanti periodi di storia. La soglia del Tempio, sulla maestosa scala di marmo, è sormontata dai gigli di Carlo I d’Angiò. Dove sta oggi il grandioso Santuario, dichiarato monumento nazionale, nei secoli che precedettero Ia venuta di Cristo si ergeva il Tempio dedicato alla Dea Cibele, madre degli Dei che il paganesimo adorava con il furore dei Coribanti. I ruderi del Tempio pagano si conservano nella grande sala della Badia. Al tempo dei Romani la montagna portava come oggi, il nome di Monte Vergine, nome che, secondo la leggenda, le venne attribuito dopo che Virgilio si era recato sopra la montagna per interrogare i Sacerdoti di Cibele sulla nascita di un Dio Salvatore predetto dagli oracoli sibillini. La leggenda aggiunge che Virgilio, non avendo ottenuto risposta dai sacerdoti si rivolse alla Dea, cui “evocò con erbe magiche che aveva piantate nel suo giardino, il quale, da allora, rimase incantato”. Nell’orto di Virgilio che è tuttora oggetto di curiosità dei visitatori, crescono, si dice, erbe miracolose. Il Monte, che fu per la dimora di Virgilio chiamato virgiliano, fu chiamato anche Sacro, dopo che su di esso si rifugiarono S. Felice, S. Massimo, S. Modestino, S. Flaviano e S. Fiorentino ed altri martiri cristiani, che cercarono di sottrarsi alle persecuzioni di Diocleziano e Massimiliano. Nel terzo secolo apparivano scarse vestigia del Tempio, nel settimo secolo fu eretta una Cappella alla Vergine, da Ottaviano, vescovo di Capua, che si era rifugiato sul Monte perchè perseguitato dal suo popolo.

Il Santuario di Montevergine si deve a S. Guglelmo da Vercelli che da umile pellegrino attraversava, sul principio del dodicesimo secolo, I’lrpinia per recarsi in Terra Santa. La bella montagna lo attrasse, vi ci si recò, vi stette solitario, tutto immerso nelle sue preghiere e pregando esprimieva a Dio tutto il dolore che gli dava il pensiero di abbandonare quel luogo. E Gesù Salvatore gli apparve e gli disse che in quel luogo egli doveva edificare il Tempio sacro alla Madre di Dio e che doveva restare là per compiere la sua missione. S. Cuglielmo radunò i primi discepoli e sugli avanzi del Tempio di Cibele sorse la piccola Chiesetta che fu inaugurata da Giovanni, vescovo di Avellino, il 15 maggio 1124. Vi si venerava l’imrnagine della Madonna col bambino poppante che si conserva nel Cenobio e che è chiamata la “Madonna di S. Guglielmo”. Dopo due anni, sotto il Pontificato di Onorio II, la Chiesa, il Monastero, e le terre con i rispettivi vassalli furono ceduti a S. Guglielmo. Questi morì nel 1142 al Goleto, lasciando Ia famiglia monastica da lui creata in una grande prosperità. Protetta da Rugggiero il Normanno, colmata di privilegi e di ricchezze da Sovrani e da Pontefici, dopo due secoli di vita, contava circa un centinaio fra Badie e Priorati. Il piccolo Eremo, che era divenuto importante, e la Chiesa ampliata, ebbero una seconda consacrazione nel 1182. Restaurato I’Eremo, dopo I’incendio del 1611, fu riedificato su disegno di Giovangiacomo Conforto nel 1775 ed ancora abbellito nel 1778 e nel 1833. Papa Sisto V, nel 1588, ridonò I’indipendenza alla Badia, che era passata alla potestà laica; I’Eremo riebbe così l’antico splendore e la Congregazione Verginiana acquistò ricchezze e potenze.

 A cura di Angelo Marchese

(Fine seconda parte)

(da Avellino e il santuario di Montevergine – Le cento città d’Italia, Casa editrice Sonzogno, 1937)

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