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Montevergine | Il Santuario del Partenio

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Fra i dintorni di Avellino è della massima importanza Montevergine col suo storico Santuario che si erge, maestoso, sul monte omonimo. Vi si arriva per vie mulattiere e per la via carrozzabile costruita nel 1851, col sussidio di Re Ferdinando di Borbone. Queste vie si lniziano a Mercogliano, ove il visitatore può recarsi con I’automobile che parte dalla stazione di Avellino. A misura che si sale per il verde Partenio, il panorama si rende sempre più affascinante. L’occhio abbraccia tutta la sottostante valle del Sabato, i poggi, le colline, i monti lontani, mentre il silenzio della campagna dà all’anima un delizioso senso di quiete. Sulla cima di questa montagna si erge il superbo Santuario, al quale fa da baluardo il monumentale Cenobio detto di Loreto, che si attribuisce al grande Vanvitelli. Nel giorno di Pentecoste salgono il Partenio numerosi pellegrini, provenienti dalla Campania, dal Sannio, dal Molise, dalle Puglie, e perfino dalle Calabrie.

Il pellegrinaggio al Santuario di Montevergine è una delle caratteristiche più pittoresche del popolo napoletano che alla devozione per Mamma Schiavona (la bruna Madonna di Montevergine), unisce il bisogno di questa gara annuale fra le Maeste napoletane che fanno sfoggio di pompose tolette e di ornamenti molte volte esagerati.  Le carrozze ornate di fiori, di bandiere, di sonagli, i cavalli più resistenti, le comitive meglio vestite (ogni comitiva è vestita nella stessa foggia), il migliore cantore nella gara di canto che ha luogo a Nola, tutto forma un insieme pittoresco che non si può descrivere, rna che bisogna studiare considerando Ia buona indole del popolo napoletano che risente ancora, dopo secoli, della dominazione spagnuola. Difatti se molte carrozze sono oggi sostituite dalle moderne automobili, il rito è Io stesso, le abitudini sono immutate, i gusti costantemente uguali.

IL SANTUARIO

AI Santuario di Montevergine, si accede per l’ombroso Viale della Via Crucis, (ove si ammirano Ie maioliche del Volpe, rappresentanti Ie Stazioni) e per il largo dei Tigli. La Foresteria che fu offerta da Maria de Cordona, Contessa di Avellino, e che s’incontra prima del Santuario, ha una epigrafe che dice dell’incendio del 1611 attribuito a castrgo divino per avere alcuni pellegrini consumato Iatticini e carni nel recinto del Santuario. Nel recinto del Santuario e della Badia e per cento metri intorno, per divieto fattone da S. Guglielm e confermato dai Papi Clemente VIII e Clemente XIll, non è permesso consumare che i soli cibi quaresimali. Ed eccoci finalrnente al grandioso Santuario che è uno dei più ‘importanti della Campania ed uno dei più ricchi di marmi, di affreschi e di reliquie.

 A cura di Angelo Marchese

(Fine prima parte)

(Avellino e il santuario di Montevergine – Le cento città d’Italia, Casa editrice Sonzogno, 1937)

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