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I luoghi della storia 3 | Herculaneum

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Erculaneo (Herculaneum)

Livio ci lasciò memoria di quest’altra città sannitica, narrando le imprese di Carvilio contro il Sannio nel 459. Come ebbe il Console occupato Volana e Palombino, si accostò coll’esercito ad Ercolaneo, dove venuto a battaglia co’ Sanniti, perdè non pochi de’ suoi; ma, racchiusi i nemici dentro la città, l’espugnò facilmente e se ne impadronì, molti uccidendone e facendone prigionieri di quelli che la difendevano.

Questo solo ci è noto di Ercolaneo, che non fu certamente delle meno importanti città del Sannio, per essere ben fortificata; e v’è tutta la probabilità che fosse indicata nella Tavola Peutingeriana col guasto nome di HERCULRANI, comechè senza alcuna nota di distanza, e fuori il corso della Via Appia. Certo è nondimeno che al tempo di Trajano era un pago, come è noto dalla Tavola alimentaria de’ Liguri Bebiani e Corneliani, che addurremo nella descrizione degl’Irpini, ed a tale stato certamente dovè esser ridotta per le devastazioni de’ Romani. Credesi del resto che sorgesse nell’odierno Montesarchio, essendosi ne’ tempi andati nominata Monte di Ercole la collina sulla quale è posto, per un Tempio eretto a quel nume, dal quale sembra che Ercolaneo prendesse il nome; e secondo questa opinione sarebbe bene nel citato Itinerario segnato fuori della Via Appia, perchè passavagli a destra sotto la detta collina, a quattro miglia da Caudio. Aggiugni gli avanzi di città ragguardevole ivi discoperti, cioè acquidotti, colonne, basi, capitelli, pavimenti marmorei e frammenti epigrafici, che non lasciano dubitare ch’ivi si alzasse questa città sannitica. Da una delle iscrizioni ivi scavate e ch’è la più importante si raccoglie che i Scribonii, padre e figlio, Patroni della città, ne fecero edificare le torri per decreto de’ Decurioni:

L. SCRIBONIVS L. F. LIBO PATER

L. SCRIBONIVS L. F. LIBO FILIVS

PATRONEI TVRREIS EX D. D.

F. C.

Molti sepolcri vi si scopersero ancora con vasi eleganti e figurati, che passarono in possesso del Marchese del Vasto.

da Storia delle due Sicilie – Nicola Corcia

Angelo Marchese

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