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Ipotesi sui luoghi delle Forche Caudine 3°

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Anzichè a Romani, ch’esser potettero i restauratori dell’acquidotto, riferendosene la primitiva costruzione agli Opici, o a Sanniti, questo fatto un altro di egual probabi lità ce ne fa sospettare, ed è che nella parte della cinta del bacino dove le acque simboccavano, e quindi uscivano fuori dalla valle, gli stessi popoli un adito ben largo praticarono per dar passaggio non solo al corso delle acque, ma ancora ad una strada, aflin di rendere agevoli le comunicazioni tra le pianure esterne che menavano alla volta di Calazia e di Capua, ed il suolo interno della valle, senza esser costretti a sormontare gole alpestri ed anguste. Ed ecco un argomento quasi decisivo che qui fosse stata la cava rupe, di cui parla Livio. Or passando a dire della gola opposta, i colli de Cappuccini e Pizzola questa gola bipartivano in due sentieri.

In quello che intercede tra la serie boreale de monti e questi colli, assicurano que naturali trovarsi vestigii del ramo della Via Appia, che da Calazia menava a Benevento. La linea scelta da Romani incontrava presso Arpaja l’ostacolo del gran vallone, che si dovè senza più sormontare con un ponte. Or se questa fu preferita all’altra che ora si batte, e che tale ostacolo non presenta, ciò dimostra che la via odierna era allora impraticabile, come è manifesto nella linea che dal colle de Cappuccini si distende alla serie australe de monti, dove fuori il livello della pianura spuntano fuori di tratto in tratto segni di monte, e la strada consolare inoltre ora sale, ora discende, ed ora sale di bel nuovo dalla Terra murata di Arienzo fin poco dopo di Arpaja.

(Nella foto sopra una vista di Montesarchio dalla campagne della Valle Caudina)

La gola di Arpaja era perciò recisa dalla valle per una serie di gioghi che il colle de Cappuccini e quello di Pizzola congiungevano col colle del castello di Arienzo e quello di Ponteriello. Il perchè tra questi colli e gioghi esser doveva un angusto e profondo bacino in forma di voragine, aperto solo nella così detta cupa di Pizzola. Questo bacino, tuttochè ora colmato dall’eleva zione del terreno, presenta nondimeno come un avvallamento, e l’antica configurazione del suolo si esprime ancora nel nome di Capo di Conca che tuttavia ritiene l’estremo rione di Arienzo, posto sul monte che formavagli barriera. Ed ecco nel detto burrone di Pizzola uno degli angusti aditi della Valle Caudina, ma non dell’ingresso, come altri patrii scrittori si avvisano, sì bene del l’uscita. E si noti che la via, la quale anche oggidì per questo adito s’intromette, è distinta col nome di Caudarola, quanto a dire Via di Caudio. Se anche oggi il terreno ha tanto colmato quel bacino, e la via consolare che vi passa ha ben difficili pendenze, s’immagini come esser ne dovevano un tempo alpestri le salite; e però ben diceva Livio essere l’adito di uscita più impedito e più angusto dell’altro d’ingresso.

Questa valle soddisfa a tutti i dati ed alle condizioni di cui parla la storia. I colli che costituiscono le due serie di monti, sono sì strettamente chiusi che non lasciano alcun adito. E capace abbastanza perchè i Sanniti vi tendessero l’agguato a Romani; vi si trova forte indizio della cava rupe, di cui parla Livio: condizioni tutte che mancano affatto alla valle di Montesarchio, la quale è molto vasta, e lascia parecchie uscite. E si aggiunga, il che è di maggiore momento, ch’era la prima ad incontrarsi nel venir da Calazia presso Capua, come oggi la prima nel venir da Maddaloni. Or perchè dunque i Sanniti dovevan giovarsi piuttosto della seconda che della prima, la quale offeriva loro tutte le opportunità maggiori di quella? Villa di Cocceio (Cocccii Villa). Di là della descritta città di Caudio rincontravasi sulla stessa Via Appia la villa del celebre giureconsulto Cocceio. Descrivendo Orazio il suo viaggio da Roma a Brindisi, ci lasciò ricordo di questa villa del suo amico che lasciava a Terracina, dove si recava per comporre insieme a Mecenate le insorte contese tra Ottavio ed Antonio. Nella villa Cocceiana fu il poeta con grande lautezza ricevuto, e vi passò la notte per condursi nel seguente giorno a Benevento, ch’erane distante meno di XII miglia.

Egli ricorda il sollazzevole contrasto del buffone Sarmento e Messio Cicirro, e l’allegria con che fece la sua cena. Dice che la villa sovrastava alle osterie di Caudio, e per tale indicazione, e perchè presso Montesarchio si scavò è già tempo una colonnetta terminale colla iscrizione CocceIAN, la quale accennava appunto al podere di Cocceio, l’illustratore della Via Appia si avvisò ch esser doveva in quelle vicinanze, alla destra della città di Caudio, nel corso di quella grande strada, e propriamente, a crederne un dotto viaggiatore, sopra un colle alla sinistra della famosa Valle Caudina. Comechè questi scrittori non rammentano ruderi, e non si può pretenderli d’una casa di campagna dopo tanti secoli, chiaro è nondimeno ch’ivi si ritrovasse, per non discostarci dalla testimoniauza del poeta, e da due titoli sepolcrali che ci ricordano la famiglia Cocceia. Uno di questi si scoperse nel vallone appiè d’una delle due colline di là di Arienzo, l’altro si legge in un angolo del giardino del soppresso monistero di questa città, e sono i seguenti:

1. 2. CN. COCCEI. CN. F. D. M. S. OSSA. HEIC. SITA. S. I. COCCEIO LVCILLA COCCEIANA MARCELLINO VXOR. P. – – – – – – – ERV » – – – – – . . . ANI – – – – – – – . RESCEN

Ma nonostante tali epigrafi, non è facile additarne la precisa situazione, comechè alcuni scrittori sostengano che riconoscer si debba all’est del villaggio di Costa ne’ ruderi tuttavia su perstiti alla così detta Masseria delle Molliche, che ben potettero appartenere a qualche altra villa de Caudini. Perchè, se Caudio fu ad Arpaja, la Villa Cocceiana sarebbe stata secondo il parere di questi scrittori, e contro la situazione di Orazio, presso l’opposta entrata delle Forche Caudine. Ond’è che meglio si avvisa lo storico di Suessola, il quale con una pari, se non più per fetta cognizione de luoghi, senza indicarne gli avanzi, fu sol pago a situarla sopra l’osteria di Arpaja verso Montesarchio.

Fine

Angelo Marchese

(Storia delle Due Sicilie, dall’antichità più remota al 1789)

(La foto di apertura mostra lo stretto delle Forche Caudine di Arpaia, visto da Mons Hercules.)

(PRIMA PARTE: http://www.usertv.it/2017/04/18/le-forche-caudine-forchia-o-moiano/)

(SECONDA PARTE: http://www.usertv.it/2017/04/27/ipotesi-sui-luoghi-delle-forche-caudine/)

(TERZA PARTE: http://www.usertv.it/2017/05/02/ipotesi-sui-luoghi-delle-forche-caudine-2/)

 

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