Home ARTICOLI Ipotesi sui luoghi delle Forche Caudine 2°

Ipotesi sui luoghi delle Forche Caudine 2°

0

… Or mi rimane a chiudere questa breve ricerca coll’opinione di un dotto amico, il quale avendo anch’egli scritto sul dibattuto argomento delle Forche Caudine, gentile come egli è e cortese, mi è stato largo delle proprie osservazioni. Combattendo egli pure l’opinione di coloro che la rinvengono nel bacino cinto da colli di Airola, Cervinara, Montesarchio ed Arpaja, così seguita a dire nella sua memoria non ancor messa a stampa. Ma niuno ha pensato che quella si fosse del circondario di Arienzo, che immediatamente la precede, perchè i cangiamenti geologici in essa avvenuti, l’han fatta mutare di aspetto, veggendosi libera, anzi ampia l’uscita, per l’elevazione del terreno prodotta dalle alluvioni, dove prima era uno de due aditi alpestre ed angustissimo. Per tal modo, la gola in cui comunemente si pone l’ingresso nella valle, era quello dell’uscita.

Il nome di Forchia che ritiene un villaggio posto in questa gola, ha contribuito ad accreditar tale opinione, e più ancora il nome di Cauda con che tuttavia si distingue una delle colline che signoreggiano Arpaja, nonchè le iscrizioni ivi dissepolte, nelle quali chiaramente si legge il nome di Caudio. Ma poichè questa città era posta in sugli estremi confini che separano le due valli, bene si adatta all’una e all’altra conghiettura. Anzi, se bene si riguarda al sito di Caudio e dell’odierna Arpaja, nonchè del villaggio di Forchia, esso sembra più partecipare della valle di Arienzo che di quella di Montesarchio. Ma, supposto pure che per le condizioni naturali si convenga egualmente bene alle due opinioni, fa d’uopo osservare se il nome che la città dava ad una delle valli, era per la sua condizione naturale, ovvero per la politica, talchè si fosse così detta quella che costituisce il suo territorio. Or il nome di Caudiello, diminutivo di Caudio, che oggi ha un piccol casale posto a principio della valle di Arienzo, dimostra che qui sorgeva fin d’allora una borgata suburbana di Caudio, e suburbana ancora esser doveva la valle di Arienzo, ch’è tutto il tratto che intercede tra la città principale posta ad uno degli estremi, ed il sobborgo situato all’estremo opposto. Ond’è che la situazione di Caudio, mentre per nulla pregiudica alla nostra ipotesi, quella del suo sobborgo l’avvalora.

Questo bacino ha una forma quasi ellittica: ad uno de’ vertici verso Arpaja era l’uscita, dove il Daniele pone appunto l’ingresso; la gola del vertice opposto, per l’elevazione del terreno, è divenuta, come abbiam detto, così larga e piana, che ha fatto sfuggire a moderni di riconoscervi la Valle Caudina. In questo intervallo, dove le due serie di monti più si avvicinano, quasi ad eguale distanza, sorge in mezzo a rasa pianura un ameno colle, ove il cav. Puoti che lo possiede, ha stabilito una villa deliziosa. Il quale, quando si guarda ad una debita distanza, presenta i profili laterali così disposti, che corrispondono a quelli di due colli laterali, che fanno parte rispettivamente delle due catene; de’ quali quello della catena boreale è detto monte Decoro, e l’altro monte di Cancello. La costituzione fisica del luogo ne fa crescere la probabilità fino al punto prossimo alla certezza. Per quanto i naturali del luogo mi assicurano, per modo si riconosce il monte che forma l’attacco fra questo colle e le due catene, che ben lunghi tratti se ne osservano a fior di terra, e basta inoltre discendere alla profondità di pochi palmi per rinvenirlo.

Ma più inoltrandosi nella valle, si scovre solo a grandissima profondità, che giugne fino a 200 palmi. E alla direzione quasi del colle di Puoti, nel principio della gola di Arpaja, sorge ancora a distanza quasi uguale dalle due serie di monti il colle de Cappuccini, a cui succede l’altro detto la Pizzola, che si allunga per la gola, partendola in due sentieri. Sulla linea che dal colle de Cappuccini si distende a quello di Puoti, la quale è perciò parallela alle due serie de monti, e sopra di cui sorge il lungo e interrotto sobborgo di S. Maria a Vico, trovasi il monte ad una profondità minore che nelle pianure laterali della valle, incontrandosi anche a 18 palmi. Ma alla profondità di 50 a 60 palmi si è scoverto un antico acquidotto, scavato nelle viscere del tufo.

Reca stupore la sua diſlicile costruzione, avendo appena palmi 7 di altezza e 2 soli di lunghezza. Il suolo di questo acquidotto è una dimostrazione storica dell’elevazione del terreno avvenuto in questa contrada, come abbiam potuto argomentarlo colle sole osservazioni logiche. La base della valle era al certo un buon centinaio di palmi più basso di oggidì, ed il bacino esser doveva affatto chiuso anche dove oggi ha un adito così largo. Ed il monte che trovasi a minore profondità in tutta la sua lunghezza, doveva allora bipartire il bacino in due valli minori.

(Fine terza parte)

Angelo Marchese

 

(da: Storia delle Due Sicilie, dall’antichità più remota al 1789)

(PRIMA PARTE: http://www.usertv.it/2017/04/18/le-forche-caudine-forchia-o-moiano/)

(SECONDA PARTE: http://www.usertv.it/2017/04/27/ipotesi-sui-luoghi-delle-forche-caudine/)

sponsor

LEAVE YOUR COMMENT

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

code