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Il feudo di Rotondi fu donato da Re Ferrante ai Carafa

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ROTONDI (Rotunni – Rotundi) – Nel repertorio de’ quinternioni della provincia di Principato Ultra, Vol. I, fol. 271 a tergo si legge: “Nel 1460 Re Ferrante dona a Carlo Carafa in remuneratione de suoi servitij le Terre di Airola, Campora, et delli Rotunni cum omnibus juribus etc. così come li tenne Alfonso de Lagonissa ribelle, lo quale indetta ribellione persistendo mori fuggendo dalle dette Castelle, restando rinchiuso nel Castello di Montesarchio lo figlio di esso Alfonso, lo quale Castelloacquistato poi per detto Re retenne priggione detto suo figlio nel medesimo Castello, dove insino a quel tempo ce lo teneva.

Feudi Rotondi 1Al mentovato Carlo Carafa, che divenne Marchese di Montesarchio e Conte di Airola, succede nel 1515 il figliuolo per nome Giovan Vincenzo. Quest’ultimo fu ribelle dell’Imperator Carlo V, che nel 1532 donò Rotondi ed altri feudi ad Alfonso d’Avalos d’Aquino, Marchese del Vasto, Gran Camerario del Regno di Napoli e Capitan Generale di fanteria; siccome abbiamo diffusamente dimostrato nell’istoria delle terre di Cervinara e Montesarchio.

E vogliamo aggiugnere che nella medesima istoria del feudo di Cervinara si e altresì per noi ragionato dei successivi feudatari di Rotondi sino a Giovan Felice Scalaleone. Questi per ducati 4800 vendè le terre di Campora e Rotondi a Diana Mancuso in forza dell’istrumento stipulato dal notaio Ciro de Mari di Napoli, e munito di assenso regio a’ 23 di febbraio del 1576.

Diana Manusco, con l’istrumento del 26 gennaio 1579 per gli atti del notaio Giulio Cesare de Roggeriis di Napoli, donò i predetti feudi a Silvio de Ulgeriis di Napoli, figliuolo primogenito di lei. Di Silvio de Ulgeriis, che in alcuni documenti vien denominato de Urgeriis, furono eredi le figliuole Costanza e Silvia. Ad istanza de’ creditori di quest’ultime, il Tribunale del Sacro Regio Consiglio per ducati 16000 vendè le terre di Campora e Rotondi a Giovan Vincenzo de Fiore; su tale vendita fu conceduto l’assenso regio a’ 16 di dicembre del 1586. Giovan Vincenzo de Fiore mancò a’ vivi nel di 4 ottobre del 1594, e pe’ medesimi feudi soddisfece ilrilevio alla regia Corte il figliuolo primogenito Antonio. Questiper ducati 19700 vende le terre onde ragioniamo a Francesco Maria MarFeudi Rotondi 2iconda in virtù dell’assenso regio del gennaio del 1622. Francesco Maria Mariconda, che divenne Cav. di S. Giacomo, e Carlo, suo figliuolo primogenito, cedettero i feudi di Campora e Rotondi a Marino Cortese, dichiarando di avere acquistato tali terre con denaro di Giovanni Antonio Cortese, padre del medesimo Marino.

L’istrumento di siffatta cessione fu stipulato dal notaio Giovan Giacomo Stilo di Napoli, e venne convalidato dall’assenso conceduto dal Duca di Medina, Viceré di queste contrade, agli 8 di febbraio del 1638. Marino Cortese dalla munificenza del Re Filippo IV di Spagna, in considerazione della nobillà di sua famiglia, conseguiva il titolo di Marchese di Rotondi con diploma sottoscritto in Madrid il 17 settembre del 1638, ch’ebbe in Napoli il Regio-exequatur a’ 24 di febbraio del 1639. Ne ometteremo di notare che in tale diploma il surriferito Marino vien denominato Cortes.

Da Marino Cortese nacquero Candida, Monaca nella Sapienza di Napoli, e Vittoria, che andò in isposa a Fabio Gesualdo figliuolo di Francesco, Barone di Ruvo e Pescopagano, e di Livia Gesualdo de’ Signori di Santo Stefano. De’ predetti Fabio Gesualdo e Vittoria Cortese fu figliuolo Carlo, che succedè nel Marchesato di Rotondi a Marino Cortese, avo materno di lui, morto a’ 18 di gennaio del 1663.

Carlo Gesualdo nel 13 aprile del 1665 impalmò Vittoria Capece, con la quale non generò prole alcuna; talché, essendo egli trapassato il 5 aprile del 1688, senza legittimi successori ne’ feudi, quest’ ultimi ricaddero alla regia Corte.

DFeudi Rotondi 3elle mentovate terre di Campora e Rotondi si fe’ la valutazione nel 1689 dal Tavolario Gennaro Sacco coll’intervento del Presidente Francesco Antonio Andreasso e di Giuseppe Cimmino, Avvocato Fiscale della Regia Camera della Sommaria. Poscia il Tribunale del Sacro Regio Consiglio, ad istanza de’ creditori de’ surriferiti Marchesi di Rotondi Marino Cortese e Carlo Gesualdo, vendè i medesimi feudi a Vittoria Leucadia Cavaniglia.

Marchesa di Sant’Eramo, pel prezzo di ducati 10800. L’istrumento di tale vendita, stipulato nel 29 gennaio 1694 dal notaio Giovanni Antonio de Blasio di Napoli, venne approvato dal Re Carlo II di Spagna con diploma spedito da Madrid il 7 febbraio del 1695, ch’ebbe in Napoli il regioexequatur a’ 3 di giugno dell’anno medesimo. Qui non trasanderemo di riportare le seguenti parole, che si leggono nel diploma testè riferito:

Extincto tamen prius Marchionatus titulo, quo praefata Terra de Rotundi erat insignita, et deleto alio quocumque titulo, quo forte dicta Terra condecorata quandocumque extitisset.

Vittoria Leucadia Cavaniglia mori a’ 12 di dicembre del 1696, e la proprietà della terra di Rotondi e del casale di Campora ricadde al Marchese di Sant’Eramo Marino Caracciolo, figliuolo primogenito di lei; poiché con il testamento aveva ella disposto dell’usufrutto, o (come allora dicevasi) della tenuta de’ predetti feudi a favore del figlio secondogenito Giuseppe Caracciolo.

De’ beni di quest’ultimo con decreto della Gran Corte della Vicaria del 10 marzo 1731 fu dichiarato erede il fratello Marino, cui spettò quindi l’usufrutto di que’ feudi.

E vogliamo aggiugnere che il medesimo Marino conseguiva nel regio cedolario l’intestazione del castello di Rotondi e del suo casale di Campora a’ 19 di agosto del 1735. De’ discendenti dal surriferito Marino Caracciolo ragioneremo diffusamente nell’istoria del feudo di Cervinara.

(da La nobiltà del Regno delle due Sicilie – E. Ricca)

Angelo Marchese

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