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Cervinara | Respinti gli appelli per l’annullamento | Si torna al voto nella sezioni 7 e 12 | Ecco la sentenza

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Ecco la sentenza:

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5632 del 2016, integrato da motivi aggiunti, proposto dal sig. Tommaso Bello, rappresentato e difeso dall’avvocato Edgardo Silvestro (C.F. SLVDRD59L09F839M), con domicilio eletto presso Maurizio Danza in Roma, via Devich N.72;

contro

Comune di Cervinara, in persona del Sindaco p.t.,non costituito in giudizio;

nei confronti di

Tangredi Filuccio, Carmelo Todino, Paola Pallotta, Giovanni Bizzarro, Raffaella Cioffi, rappresentati e difesi dall’avvocato Orazio Abbamonte (C.F. BBMRZO61S17F839L), con domicilio eletto presso Studio Titomanlio in Roma, via Nicolo’ Porpora, 12;
Caterina Lengua, Anna Marro, Pellegrino Casale, Luigi Romano, Veronica Spiotta, Pierpaolo Porcelli, Massimo Marra, Vincenzo Iuliano, Gerarda Romano, non costituiti in giudizio;

 

sul ricorso numero di registro generale 6609 del 2016, proposto dalla sig.ra Anna Marro, rappresentata e difesa dall’avvocato Donato Cicenia (C.F. CCNDNT61H05G942V), con domicilio eletto presso Donato Cicenia in Roma, via Taranto 95;

contro

Vincenzo Iuliano, Gerarda Romano, Tommaso Bello non costituiti in giudizio;

nei confronti di

Comune di Cervinara, Filuccio Tangredi, Caterina Lengua, Carmelo Todino, Paola Palotta, Giovanni Bizzarro, Pellegrino Casale, Rafaela Cioffi, Luigi Romano non costituiti in giudizio;

 

sul ricorso numero di registro generale 5837 del 2016, proposto dai sigg.ri Vincenzo Iuliano, Romano Gerarda, rappresentati e difesi dagli avvocati Andrea Abbamonte (C.F.BBMNDR62D18F839S), Nicola Di Modugno (C.F. DMDNCL61T24A662S), Dimitri Monetti (C.F. MNTDTR65T06C557J), con domicilio eletto presso Andrea Abbamonte in Roma, via degli Avignonesi, 5;

contro

Spiotta Veronica, Porcelli Pierpaolo, Marra Massimo, Bello Tommaso, Comune di Cervinara non costituiti in giudizio;
Tangredi Filuccio, Giovanni Bizzarro, Caterina Lengua, Raffaella Cioffi, Paola Pallotta, Luigi Romano, Carmelo Tudino, rappresentati e difesi dall’avvocato Orazio Abbamonte( C.F. BBMRZO61S17F839L), con domicilio eletto presso Orazio Abbamonte in Roma, via Nicolò Porpora 12;

per la riforma

quanto a tutti e tre i ricorsi:

della sentenza del T.a.r. Campania – Sez. Staccata di Salerno – Sezione I n. 01376/2016, resa tra le parti, concernente proclamazione eletti alle consultazioni amministrative del 31 maggio 2015 per l’elezione diretta del Sindaco e del Consiglio comunale di Cervinara

 

Visti i ricorsi in appello, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Tangredi Filuccio, Carmelo Todino, Paola Pallotta, Giovanni Bizzarro, Raffaella Cioffi, Caterina Lengua, Raffaella Cioffi, Luigi Romano e di Carmelo Tudino;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2016 il Cons. Giulio Veltri e uditi per le parti gli avvocati Edgardo Silvestro, Orazio Abbamonte, Donato Cicenia, Andrea Abbamonte, Nicola Di Modugno, Dimitri Monetti.

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

Sono contestate le operazioni elettorali tenutesi il 31 maggio 2015 nel comune di Cervinara in esito alle quali è stato proclamato sindaco il sig. Filuccio Tangredi, collegato alla lista “Cervinara nel cuore” con 4211 voti utili, a fronte dei 2053 voti ottenuti dal candidato Vincenzo Iuliano associato alla lista “Bene comune” . In particolare alcuni elettori hanno dichiarato di aver rinvenuto presso l’abitazione privata di Francesco Taddeo, presidente della sezione elettorale n. 7, uno scatolo contenente centinaia di schede autenticate, di averne prese 14 e di averle consegnate a personale della Questura per il tramite di altro elettore (sui tali fatti si tornerà).

A proporre ricorso al TAR Salerno, seguito da motivi aggiunti, sono stati i sigg.ri Vincenzo Iuliano, Gerarda Romano e Tommaso Bello, rispettivamente candidato a sindaco e candidati a consigliere non eletti (1365/2015 RG).

Il TAR Salerno ha accertato con l’ausilio di verificazione che nelle sezioni elettorali 7 e 12 la conta delle schede autenticate faceva emergere ammanchi. Non così per la sezione n. 5.

Conseguentemente il TAR, con sentenza n. 1376/2016, ha disposto annullamento solo parziale disponendo la rinnovazione del voto nelle sezioni 7 e 12.

Hanno proposto autonomi appelli: i sigg.ri Vincenzo Iuliano, Gerarda Romano (5837/2016 RG); Tommaso Bello (5632/2016 RG); Anna Mauro, proclamata eletta alla carica di consigliere comunale e controinteressata costituitasi nel primo giudizio (6609/2016). Il sig. Bello, da ultimo, appreso del rinvenimento di un’altra scheda elettorale appartenente alla sez. V ha proposto motivi aggiunti.

Nei giudizi 5837 RG e 5632RG si sono costituiti il sindaco Tangredi ed i consiglieri Giovanni Bizzarro, Raffaella Cioffi, Caterina Lengua, Paola Pallotta, Luigi Romano, Carmelo Todino, ed hanno chiesto la reiezione del gravame.

Nel giudizio 6609/2016 nessuno si è invece costituito.

La causa è stata trattenuta in decisione alla pubblica udienza del 20 dicembre 2016.

DIRITTO

A. LA SENTENZA GRAVATA

Il TAR, con la sentenza in epigrafe indicata, ha: a) superato le numerose eccezioni di inammissibilità proposte dalle parti resistenti (mancata notifica all’Avvocatura dello Stato; tardiva impugnazione del verbale di proclamazione degli eletti; conflitto di interessi asseritamente caratterizzante le posizioni dei ricorrenti; mancato superamento della cd. prova di resistenza); b) per converso, accolto l’eccezione di inammissibilità per difetto di giurisdizione relativamente al verbale di convalida degli eletti, afferendo essa, siccome estranea al procedimento elettorale (che appunto si conclude con la proclamazione degli eletti), alla cognizione del giudice ordinario; c) quanto al merito, a seguito di verificazione affidata al Prefetto di Avellino ed al supplemento istruttorio espletato su sollecitazione dei ricorrenti, ha parzialmente accolto le censure attoree, così motivando:

le censure attoree possiedono i necessari requisiti di puntualità e sono suffragate da idonei elementi di prova relativamente alle sezioni nn. 5, 7 e 12: i predetti requisiti sono ricavabili, in particolare, dal congiunto riferimento alle indagini penali scaturite dal ritrovamento e sequestro di n. 14 schede elettorali ed al fatto che i verbali delle suddette sezioni nn. 5, 7 e 12 non riportano, alla pagina n. 29, il numero delle schede autenticate ma non utilizzate per la votazione, indice quest’ultimo di un deficit di trasparenza del procedimento elettorale, il quale impedisce da solo di verificare la congruenza tra il numero delle schede autenticate, quelle utilizzate per la votazione e quelle autenticate non utilizzate (salve le opportune verifiche in ordine all’effettiva incidenza dell’omissione sul risultato elettorale): relativamente alle altre sezioni, per contro, la mera astratta possibilità che la regolarità del procedimento elettorale possa essere stata inficiata dal ricorso al sistema delle cd. schede ballerine, allegata in ricorso, impone di affermare l’inammissibilità, per genericità ed evanescenza probatoria, delle relative censure, nessun concreto elemento essendo allegato a dimostrazione della connessione tra la suddetta vicenda, tuttora all’attenzione della magistratura penale, ed il procedimento elettorale svoltosi dinanzi alle sezioni diverse dalla n. 5, dalla n. 7 e dalla n. 12, per le quali la medesima carenza nell’attività di verbalizzazione è stata dedotta tardivamente solo con i predetti motivi aggiunti.

Ebbene, la domanda di annullamento deve essere respinta relativamente alla sezione n. 5, essendo emerso, dall’espletata verificazione, che la busta 3C della sezione n. 5 contiene n. 212 schede autenticate e non utilizzate, corrispondenti alla differenza tra gli elettori della sezione (778) ed i votanti (566).

In proposito, ritiene il Tribunale di ribadire che, sebbene la mera omessa verbalizzazione della suddetta corrispondenza offra un principio di prova in ordine alla compromissione delle garanzie di trasparenza e correttezza del procedimento elettorale, esso può tuttavia risultare sconfessato laddove, come nella specie, eseguiti i debiti approfondimenti istruttori, risulti di fatto che nessuna divergenza sia rilevabile tra il numero delle schede autenticate, da un lato, e la somma delle schede adoperate effettivamente dagli elettori con quelle non utilizzate, dall’altro.

A diverse conclusioni deve invece pervenirsi relativamente alle sezioni nn. 7 e 12, per le quali l’evidenziata lacuna dei verbali elettorali si associa, compromettendo irrimediabilmente la genuinità del procedimento e quindi del risultato elettorale, al mancato rinvenimento delle schede autenticate non utilizzate per la votazione: in particolare, per la sezione n. 7, nella busta 3 (C), che quelle schede sarebbe stata destinata a contenere, sono state rinvenute n. 85 schede non firmate né timbrate e n. 99 schede con la sola firma di uno scrutatore e non timbrate, tutte relative alle elezioni regionali, mentre, per la sezione n. 12, non è stata affatto reperita la busta n. 3 (C) (né le n. 233 schede elettorali autenticate e non utilizzate per la votazione che avrebbero dovuto esservi contenute).

La descritta situazione si aggrava, relativamente alla sezione n. 7, essendo emerso che alla stessa si riferiscono le n. 14 schede oggetto di sequestro in sede penale, siccome rinvenute al di fuori delle sedi deputate alla conservazione del materiale elettorale.”

In conclusione, il TAR coerentemente con quanto esposto, ha disposto la rinnovazione delle operazioni elettorali relativamente alle sole Sezioni nn. 7 e 12.

– Come già detto in premesso, avverso la sentenza sono stati proposti tre autonomi appelli, i quali non possono che qui essere riuniti per essere trattati congiuntamente.

Di seguito si elencheranno i motivi di ciascuno degli appelli; le eccezioni degli appellati e quindi le valutazioni del Collegio.

B. .L’APPELLO DEI SIGG.RI VINCENZO IULIANO E GERARDA ROMANO (5837/2016 RG)

Secondo gli appellati il TAR Salerno sarebbe incorso in errore nel giudicare parzialmente inammissibili per tardività le censure contenute nel ricorso e nei motivi aggiunti in relazione alle sezioni diverse dalle 5, 7 e 12. I medesimi, in proposito deducono di avere, con il primo motivo del ricorso introduttivo, (lett A, a pag. 4) censurato il sistema della scheda ballerina, riconducendolo alla dedotta violazione degli artt. 63 e 68 del DPR n. 570/1960. I motivi aggiunti, giudicati dal TAR tardivi, altro non sarebbero che uno sviluppo ed un approfondimento del corrispondente motivo tempestivamente dedotto con il ricorso introduttivo.

2.Del tutto erroneamente la sentenza gravata avrebbe respinto nel merito le censure relative alla sezione n. 5. In particolare la stessa avrebbe del tutto ignorato quanto emerge dal verbale di verificazione datato 31 maggio 2016 : ” Gli avvocati dei ricorrenti Di Modugno e Monetti fanno rilevare che la Busta 3C della sez. n, 5 non si presentava integra…

3.Anche ove non trovassero accoglimento i motivi sopra descritti, secondo gli appellanti, la limitazione della rinnovazione alle sole sezioni nn. 7 e 12 , anziché a tutte le 12 sezioni del Comune di Cervinara sarebbe comunque da considerarsi manifestamente erronea. L’annullamento delle elezioni nelle due sezioni investirebbe asseritamente circa il 30% dei partecipanti al voto, vale a dire 1713 voti rispetto a circa 6000 voti effettivi, con conseguente doverosa applicazione dell’art.85 del dPR 570/1960 (rinnovazione totale) e non dell’art. 77 della medesima fonte normativa (rinnovazione parziale).

C- L’APPELLO DI TOMMASO BELLO

1 Secondo l’appellante il giudice di primo grado avrebbe errato nell’applicare l’art. 77 del dPR 570/1960. Tale disposizione, una volta prevista per i comuni fino a 10.000 abitanti, non sarebbe applicabile al Comune di Cervinara. Ciò per effetto del’art.1, L. 663/1964 il quale ha disposto che le norme per la elezione dei consiglieri comunali nei comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti di cui al DPR 570/1960 (per i quali non erano applicabili le disposizioni dell’art.77) si applicano anche ai comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti.

2. Peraltro, la rinnovazione delle elezioni, disposta dal giudice di prime cure per due sole sezioni elettorali, andrebbe effettuata per la elezione dei soli consiglieri comunali, con la conoscenza da parte degli elettori del nominativo del Sindaco (la cui elezione non è stata annullata) e quindi della compagine che è al governo del Comune di Cervinara. Ciò importerebbe un’evidente alterazione della volontà elettorale così come determinatasi nelle intenzioni degli elettori al maggio 2015.

3. Il giudice avrebbe altresì errato nel non estendere l’annullamento all’intera elezione posto che la sottrazione delle schede elettorali (233 non autenticate nel seggio 7 e numerose altre nel seggio 12) non poteva che servire per alterare il voto di tutte le sezioni (quindi anche di quelle in cui il conteggio delle schede, utilizzate e non, risultava matematicamente corretto e trascritto nel verbale) mediante il sistema delle schede “ballerine”. L’alterazione delle elezioni si poteva verificare non solo nelle sezioni 7 e 12 ma in tutte le altre.

4. Vi sarebbero altresì ulteriori irregolarità nella sezione 5 non rilevate dal giudice di prime cure. Prova ne sarebbe che, durante le operazioni di verifica del 30 maggio 2016, oltre quanto relazionato dalla Prefettura l’appellante ha tra l’altro rilevato che nella busta 2R della sezione 5 “sul timbro di chiusura vi sono timbri che il cui numero non è identificabile, mancano le firme dei componenti del seggio sul lembo di chiusura della busta, ed il nastro isolante non avvolge integralmente la chiusura della busta….”.

5. Correttamente il Giudice di prime cure ha precisato che la mera identità numerica tra schede votate e numero dei votanti non è, in sé considerata, prova della correttezza del procedimento elettorale, laddove sia rilevata la mancanza di schede autenticate e non votate, potendo tale anomalia essere di per sé causa di nullità per il pericolo di alterazione dei risultati elettorali, ma inopinatamente e con una evidente cesura dell’iter argomentativo, avrebbe limitato tale descritta potenzialità al solo seggio in cui la mancanza di schede è stata accertata.

6. L’irregolarità consistente nella mancata verbalizzazione del numero delle schede autenticate ma non utilizzate, quando si accompagni, come nella specie che occupa ad una sottrazione così imponente di schede elettorali e al loro ritrovamento al di fuori dei luoghi deputati alle operazioni elettorali deve importare – secondo l’appellante -l’annullamento delle operazioni elettorali non essendo sufficiente a tale fine l’astratta ricostruzione a verbale dell’esatto svolgimento delle operazioni di voto. Erronea sarebbe l’opposta conclusione del giudice di prime cure.

7. Con motivi aggiunti il sig. Tommaso Bello ha altresì dedotto che in data 12 luglio 2016 è pervenuta presso la redazione della testata giornalistica Retesei di Cervinara un plico contenente copia di una scheda vidimata e votata presso la sezione 5 (plico posto sotto sequestro dai carabinieri della locale Stazione). La circostanza avvalorerebbe le ragioni dell’appellante dando ulteriore fondamento alla tesi delle schede ballerine. In particolare confermerebbe le irregolarità nella sezione 5.

D – LE ECCEZIONI DEGLI APPELLATI SUGLI APPELLI DI CUI AI PAR). B e C

1.Come in premessa detto, in entrambi i giudizi si sono costituiti il Sindaco in carica ed alcuni consiglieri comunali.

2. Gli stessi preliminarmente deducono in fatto che, a seguito del rinvenimento delle schede, la Procura della Repubblica di Avellino, approfondita e conclusa l’attività di indagine, ha richiesto l’archiviazione del procedimento a carico del sig. Taddeo (presso la cui abitazione i denuncianti, Clemente, Crisci, Passariello hanno dichiarato di aver rivenuto lo scatolo di schede), richiesta immediatamente accolta da GIP.

In particolare dal decreto si evincerebbe che i fatti potrebbero piuttosto costituire una manovra organizzata proprio dai soggetti che hanno dichiarato di avere trovato le schede, probabilmente dopo averle trafugate presso il Comune. Tanto che la Procura avrebbe separatamente proceduto nei confronti dei sigg.ri Clemente, Crisci, Passariello.

3. Ciò chiarito, gli appellati eccepiscono: (5632/2016 RG) l’inammissibilità dell’appello Lo Bello per non avere questi impugnato e specificatamente criticato il capo della sentenza che ha dichiarato inammissibili per genericità i motivi di primo grado riferiti alle sezioni diverse dalla 5, 7 e 12. In particolare sarebbe inammissibile il primo motivo laddove l’appellante si duole di un contenuto – la dichiarazione di tardività delle censure di primo grado – che la sentenza non contiene.

4.Quanto al secondo motivo d’appello, gli appellati ne deducono parimenti l’inammissibilità poiché le affermazioni verbalizzate dagli appellanti in sede di verificazione non costituirebbero “motivo di ricorso” sul quale il TAR doveva pronunciarsi.

5.Per il resto essi difendono argomentatamente le statuizioni di prime cure.

E) L’APPELLO PROPOSTO DA MARRO ANNA (6609/2016 RG)

1.La sentenza sarebbe erronea nella parte in cui non ha accolto l’eccezione di inammissibilità per mancata impugnazione del verbale di proclamazione degli eletti. In particolare non risponderebbe al vero l’affermazione del giudici di prime cure circa l’avvenuta menzione, tra gli atti impugnati, anche del verbale citato.

2.La sentenza sarebbe altresì erronea nella parte in cui non ha accolto l’eccezione di inammissibilità per genericità del ricorso per motivi aggiunti, in quanto non recante gli atti impugnati, né gli specifici motivi di censura.

3.Il TAR avrebbe omesso di pronunciarsi sull’eccezione di inammissibilità del ricorso per mancata proposizione della querela di falso.

4. La sentenza sarebbe ancora erronea nella parte in cui non ha accolto l’eccezione di inammissibilità per conflitto di interesse tra l’appellante Iuliano (eletto consigliere) e gli appellanti Romano e Bello non eletti.

5. Altro error in iudicando sarebbe costituito dalla violazione del principio della cd prova di resistenza.

6. La sentenza sarebbe infine affetta da un deficit istruttorio, avendo il giudice di prime cure respinto l’istanza di approfondimento istruttorio tesa a verificare la possibilità che le schede mancanti fossero finite in qualche plico relativo alle elezioni regionali contestualmente svoltesi.

F) LE VALUTAZIONI DEL COLLEGIO SULL’APPELLO MARRO

1.E’ prioritario dal punto di vista logico l’esame dell’appello proposto dalla sig.ra Anna Marro, tendente ad ottenere una dichiarazione di inammissibilità dell’originario ricorso introduttivo.

1.1.Il primo motivo è infondato. Il ricorso introduttivo contiene espresso riferimento a tutti i verbali degli uffici elettorali della Sezione – poiché è in essi, secondo il ricorrente, che si annidano i vizi degli atti conseguenti – facendo altresì menzione delle “ivi contenute proclamazioni degli eletti” e di tutti gli atti conseguenti. La formulazione per quanto generica è idonea a ricomprendere, quale atto conseguente potenzialmente inficiato dall’invalidità dei verbali delle singole sezioni, anche il verbale dell’Adunanza dei Presidenti.

1.2.Infondato anche il secondo motivo. I motivi aggiunti non recano l’oggetto dell’impugnazione semplicemente perché sono nuovi motivi scaturenti dalle risultanze dell’istruttoria disposta dal Giudice di prime cure. Le singole censure, seppur non specificatamente rubricate, sono tuttavia chiaramente evincibili dalla lettura dell’atto.

1.3.Così dicasi anche per il terzo motivo. Non v’è dubbio che le censure dei ricorrenti basano essenzialmente su un fatto grave avvenuto al di fuori delle operazioni elettorali (trafugamento di schede), che ha indotto il giudice di prime cure a disporre una verificazione. Nessuna querela di falso era indispensabile.

1.4.Insussistente è poi l’asserito conflitto d’interesse interno al gruppo dei ricorrenti (alcuni eletti a consiglieri di minoranza, altri no) poiché non v’è dubbio che essi siano accomunati dall’interesse di vincere le elezioni.

1.5.Per quanto concerne poi la prova di resistenza è del tutto condivisibile quanto già argomentato dal primo giudice, ossia la sua inutilizzabilità quando le contestazioni riguardino aspetti generali delle operazioni elettorali, e la mancanza di un cospicuo numero di schede autenticate costituisce almeno potenzialmente irregolarità ad effetto esteso a tutte le operazioni della sezione, suscettibili di autonomo annullamento ex art. . 77 del dPR 570/1960.

1.6. Priva di fondamento è infine la censura di insufficiente istruttoria. Il giudice di prime cure ha disposto una verificazione e successivi approfondimenti istruttori indagando ogni aspetto rilevante ed utile, nei limiti di quanto ragionevolmente possibile.

G. ….SUGLI ALTRI APPELLI: PREMESSA

1. Può dunque passarsi all’esame degli appelli dei sigg.ri Vincenzo Iuliano, Gerarda Romano (5837/2016 RG); e Tommaso Bello (5632/2016 RG), tutti tendenti ad ottenere la riforma della sentenza nel senso dell’estensione dell’annullamento a tutte le operazioni elettorali.

2. Sui gravami non può non pesare la ricostruzione dei fatti, così come accertati nel corso dell’indagine penale. In sostanza, dalla lettura della richiesta di archiviazione n. 1359/16 del 17 marzo 2016 della Procura di Avellino emerge che non vi sono elementi per ritenere che Taddei Francesco abbia sottratto le schede elettorali dal seggio e che le stesse si potessero realmente trovare presso la sua abitazione. Dalla richiesta di rinvio a giudizio del 19 maggio 2016 emerge piuttosto che i sigg.ri Passariello, Clemente, e Crisci, ossia coloro che avevano denunciato i fatti, avrebbero invece essi stessi illecitamente sottratto, dopo la consegna al comune, le schede, accusando ingiustamente Taddei, proprio al fine di invalidare le elezioni.

E’ evidente che si tratta di accertamenti ancora sub iudice che nulla di certo e definitivo possono rappresentare ai fini del giudizio amministrativo. Tuttavia essi quantomeno valgono, qualunque sia il loro epilogo, a depotenziare la tesi – centrale nelle argomentazioni degli appellanti – dell’utilizzazione fraudolenta da parte dei vincitori, di un sistema deliberatamente teso a pilotare il voto (cd sistema della scheda ballerina).

H. …SULL’APPELLO DEI SIGG.RI VINCENZO IULIANO, GERARDA ROMANO (5837/2016 RG);

1. Fatta la doverosa premessa, può passarsi all’esame dei singoli appelli, partendo da quello proposto dai sigg.ri Vincenzo Iuliano e Gerarda Romano.

2. Occorre vagliare preliminarmente il fondamento delle eccezioni di inammissibilità del gravame, sollevate dalle parti appellate. L’appello Iuliano 5837/2016 RG sarebbe, secondo gli appellati, quanto meno in parte qua inammissibile, nelle misura in cui non è sottoposto a critica il capo della sentenza che afferma la genericità delle censure riguardanti le sezioni diverse dalla 5,7 e 12.

3. L’eccezione dev’essere respinta. Seppur ad una prima lettura del primo motivo di appello sembrerebbe sviluppato il solo profilo dell’intempestività del ricorso di primo grado e dei motivi aggiunti, tuttavia, a ben vedere, sono rinvenibili argomenti più propriamente riferiti all’affermata genericità: la tesi degli appellanti è in sostanza basata sulle conseguenze estese del sistema della scheda ballerina, poi asseritamente sviluppate nei motivi aggiunti con riguardo alle altre sezioni.

4.Superata l’eccezione, tuttavia, deve constatarsi, nel merito della censura, che gli argomenti utilizzati dagli appellanti non sono affatto convincenti.

5.Il semplice sospetto dell’utilizzo di un sistema fraudolento, se non corroborato da specifici elementi oggettivi non raggiunge la soglia contenutistica necessaria per sostanziare una censura meritevole di un esame giurisdizionale.

6.Quanto al secondo motivo secondo il quale il giudice di prime cure avrebbe del tutto ignorato quanto emerge dal verbale di verificazione datato 31 maggio 2016 : ” Gli avvocati dei ricorrenti Di Modugno e Monetti fanno rilevare che la Busta 3C della sez. n, 5 non si presentava integra…” ritiene il collegio che esso debba essere respinto, poiché a) innanzitutto tale osservazione a verbale nell’ambito della verificazione non si è tradotta in una specifica censura, e comunque b) essa, in assenza di querela di falso, non contiene elementi tali da sostanziare vizi invalidanti.

7.Con il terzo motivo gli appellanti sostengono che alla fattispecie avrebbe dovuto essere applicato l’art.85 del dPR 570/1960 (rinnovazione totale) e non l’art. 77 della medesima fonte normativa (rinnovazione parziale). Ed in ogni caso i voti invalidi sarebbero circa il 30%, tali da imporre la rinnovazione totale delle elezioni

8. Anche questo motivo è infondato. Il giudice di prime cure ha correttamente applicato l’art. 77 del dPR 570/1960, il quale si limita ad affermare che non si ripetono le elezioni in singole sezioni “se il voto di tali sezioni non influisca sull’elezione di alcuno degli eletti”. Ciò significa che, viceversa, se il voto è tale da influire sugli eletti, le elezioni devono ripetersi nelle singoli sezioni dove le irregolarità si sono verificate, e solo in esse, alla luce del principio che, la rinnovazione totale, in quanto coinvolgente anche voti validamente espressi, costituisce estrema ratio.

F – SULL’APPELLO PROPOSTO DAL SIG. BELLO.

Non rimangono che da valutare i motivi d’appello proposti dal sig. Bello.

1.Con il primo motivo l’appellante deduce l’inapplicabilità, sotto profili ulteriori rispetto a quelli indicati dagli altri appellanti, dell’art. 77 del dPR 570/1960. In sintesi la norma non sarebbe applicabile poiché dovrebbero trovare applicazione, in forza dell’art.1, L. 663/1964, le disposizioni previste per i comuni sopra i 10.000 abitanti.

1.1. La censura non conduce ad alcuna conclusione utile per l’appellante. E’ pur vero che l’art.1 della legge 10/08/1964, n. 663 ha previsto che le norme per la elezione dei consiglieri comunali nei Comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti, previste dal testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle Amministrazioni comunali approvato con decreto del Presidente della Repubblica 16 maggio 1960, n. 570 , si applicano anche per la elezione dei consiglieri comunali dei Comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti.

Tuttavia, fra le norme applicabili v’è l’art. 79, il quale prevede, per i comuni sopra i 10.000, le stesse disposizioni dell’art. 77. Dunque nulla muta in punto di annullabilità delle elezioni limitata alle sezioni.

2. Con Il secondo motivo l’appellante, nell’intento di censurare il carattere parziale dell’annullamento, evidenzia i condizionamenti derivanti dai risultati elettorali pregressi. Tuttavia le censure si risolvono in una diretta contestazione della previsione di legge che, come visto, consente la rinnovazione del voto limitatamente ad alcune sezioni. Esse sono dunque inammissibili in assenza di specifica indicazioni circa gli eventuali profili di incostituzionalità.

3. Il terzo motivo d’appello è focalizzato sul generalizzato effetto invalidante del sistema delle schede ballerine, ma non contesta specificatamente quanto già chiarito dal giudice di prime cure, ossia che il solo sospetto di un utilizzo fraudolento delle schede rinvenute, in assenza di riscontri oggettivi, costituisce censura generica inidonea ad entrare nel processo, vieppiù – può aggiungersi – alla luce degli sviluppi dell’indagine penale sui fatti che hanno dato origine al contenzioso. Essa è dunque inammissibile.

4. Il quarto motivo fa riferimento alle osservazioni formulate a verbale in sede di verificazione della busta 2R della sezione V. Su, tale motivo, identico al secondo dell’appello Iuliano, si è già detto, per cui ci si può limitare in questa sede ad un rinvio.

5. Con il quinto motivo l’appellante evidenzia la contraddittorietà di un passaggio motivazionale del giudice di prime cure, che tuttavia è frutto di una lettura isolata e decontestualizzata. Il giudice di primo grado ha nel complesso ben chiarito il suo iter logico argomentativo mostrando di considerare evanescenti le censure basate esclusivamente sul teorema delle schede ballerine.

6. Con il sesto motivo l’appellante pone l’accento sulla gravita dell’imponente sottrazione di schede verificatasi, deducendone sul piano degli effetti la necessità di un integrale annullamento delle operazioni elettorali. La censura nulla aggiunge, se non nell’enfasi a quanto sino ad ora visto. Ad essa si può replicare evidenziando che il giudice di prime cure ha riscontrato la gravità dei vizi e coerentemente annullato, nelle sezioni – e solo in quelle sezioni – in cui l’ammanco o le altre irregolarità sono state accertate.

7. Con motivi aggiunti il sig. Tommaso Bello ha dedotto che in data 12 luglio 2016 è pervenuta presso la redazione della testata giornalistica Retesei di Cervinara un plico contenente copia di una scheda vidimata e votata presso la sezione 5 (plico posto sotto sequestro dai carabinieri della locale Stazione). La circostanza avvalorerebbe le ragioni dell’appellante dando ulteriore fondamento alla tesi delle schede ballerine. In particolare confermerebbe le irregolarità nella sezione 5.

7.1. Il motivo dev’essere respinto, poiché alimenta un filone argomentativo che si è già definito evanescente (eventi esterni al procedimento dai quali si ricavano presuntivamente effetti distorsivi sul procedimento), e che alla luce di quanto accertato dalla Procura della repubblica in relazione alla vicenda pregressa, appare invero poco significativo.

8. In conclusione tutti gli appelli sono respinti.

9. Avuto riguardo all’evoluzione dei fatti ed alla peculiarità delle questioni si ritiene comunque equo compensare tra le parti le spese del giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza) definitivamente pronunciando sugli appelli, come in epigrafe proposti, previa riunione, li respinge tutti.

Spese della fase compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 dicembre 2016 con l’intervento dei magistrati:

Lanfranco Balucani, Presidente

Manfredo Atzeni, Consigliere

Lydia Ada Orsola Spiezia, Consigliere

Giulio Veltri, Consigliere, Estensore

Massimiliano Noccelli, Consigliere

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE
Giulio Veltri Lanfranco Balucani
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