Home CULTURA Valle Caudina. Gabriele Crispo un giovane scrittore di Montesarchio.
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Valle Caudina. Gabriele Crispo un giovane scrittore di Montesarchio.

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Un giovane esordiente di Montesarchio che ha un messaggio da raccontare. Un romanzo controverso che vi farà riflettere. L’eterna lotta tra Bene e Male.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, a decenni di distanza, il Male cerca di sconvolgere ancora una volta il mondo. Tresix, nipote di Asmodeo, figlio di Satana, aiutato dal redivivo Arnold, cercherà di dimostrarsi degno erede del Dio del Male. La trama si snoda in un Universo in cui Dio è latitante, tra eventi eclatanti, Angelus insanguinati, città distrutte, terremoti e morte; ma c’è spazio anche per i legami d’affetto e di amicizia. Immersi in una storia immorale e senza sconti, in cui il Male corrompe anche gli incorruttibili, il lettore sarà portato a tifare involontariamente per i cattivi o forse, magari impietosito, sarà spinto a sostenere un giovane ragazzo, il quale agirà per il bene ma che si scoprirà avere una losca discendenza? Ai lettori l’ardua sentenza!
L’Erede è il primo volume di una trilogia che ci immerge in una realtà ignota, intrisa di religiosità macabra che muove i destini dell’Umanità.

“Un romanzo che narra la guerra eterna tra Bene e Male. L’Erede è il primo volume di una trilogia, in cui l’Autore descrive, con uno stile scorrevole e incisivo, un’alleanza tra esseri spregevoli con l’unico scopo di assoggettare la Terra ed imporre il dominio del Caos. La sfera celeste non può agire direttamente e si avvarrà di un particolare Protettore per portare a termine l’ardua missione. Ma nulla è come sembra, i buoni e i cattivi sono realmente tali? Cosa si cela dietro i volti di ogni singolo protagonista? Le sorti dell’Umanità sono sull’orlo dell’abisso, quale sarà il suo destino? 
Consigliato agli amanti degli intrecci ineluttabili, misteriosi e oscuri.” 
[L’Editore]

L’Erede è un libro che come un coltello a doppia lama colpisce due volte: per la capacità di penetrazione nel nostro subconscio e forse inconscio e per le lesioni che vengono raddoppiate nel risultato finale, da cui si rimane cicatrizzati irreversibilmente.
Nella lotta senza esclusioni di colpi tra storia e mitologia, tra credenza e religione, tra guerra e pace, l’autore crede di stare sull’Olimpo e di potere quindi giudicare dall’alto della sua posizione le querelle umane o ritenute tali, nonostante l’intervento maieutico degli angeli verso i demoni.
Alla fine si vorrebbe realizzare una catarsi che possa bonificare le vicende raccontate con maggiore fantasia e quindi più toccanti nel proprio intimo. Non so fino a che punto l’autore dalla penna scorrevole sia in grado di farci cambiare le nostre convinzioni o il nostro credo. Sicuramente l’inno alla vita prevale sulle passate tragedie e forse su quello che rappresenta una fenomenologia bioetica.

Prof. Emerito Giulio Tarro

 

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