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NUN E’ PECCATO di Goffredo Covino

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La stragrande maggioranza degli attuali sessantenni ( ed ultra) ha senza dubbio vissuto il periodo della propria giovinezza al ritmo di qualche genere musicale. Forte è stato, infatti, l’impatto delle sette note negli anni dall’adolescenza in poi, così come forte ed inscindibile è stato il binomio musica-innamoramento. Le nuove generazioni vivono lo stesso periodo in maniera sicuramente meno intensa, perchè diverse sono le condizioni sociali e diversi sono gli approcci con la musica stessa: ad esempio, le cuffie rendono più “intimo” l’ascolto, rispetto ai decibel sparati da juke-box ecc.. Quindi, alla cosiddetta “terza età” va affibbiata la musica dell’amore e, poi, la musica per l’amore e, ancora, la musica nell’amore. Trasversale è la figura di Peppino Di Capri. Sì, proprio lui, il cantante con i tics e con gli occhiali da saldatura urgente, caratteristici degli anni’50/60; il cantante “confidenziale” che deve la sua fortuna essenzialmente al luogo di nascita. La fortuna agisce sempre in maniera inconsulta: nel caso di specie, ha baciato in fronte un rappresentante dell’isola dei sogni, perennemente celebrata nel mondo. Faccio un parallelo, sperando di non essere frainteso dall’oggetto della similitudine: avrebbe avuto lo stesso interesse mediatico Rino Oliva se avesse scelto di farsi chiamare “Pellegrino Di Montesarchio”? Ovviamente, no. Aggiungo a questo la indiscussa capacità di Faiella Giuseppe ( questo il vero nome) di veicolare sapientemente l’origine caprese attraverso la musica, non eccelsa tecnicamente ma “stuzzicante” ed assolutamente adatta al periodo dell’incubazione del “disagio” chiamato amore. Io appartengo, come tantissimi altri,  ad una fascia  fruitrice di ben altro genere musicale; noi ci siamo cresciuti a pane e Rythm and blues, poi a pane e atmosfere da night-club fino all’evoluzione verso Paolo Conte, i New Trolls non commerciali, la PFM e così via. Quindi, dovremmo chiamarci fuori dal contesto oggetto di attuale riflessione ed invece, no: dobbiamo riconoscere che Peppino Di Capri ha inciso come colonna sonora, del tutto calibrata, sull’intimità di un appuntamento galante, “scunucchiati” nelle mitiche 500 di proprietà o prestate all’occorrenza. In quelle 500 andava in scena il trionfo di “Nun è peccato” o di “Luna caprese”, maledicendo il mitico stereo 8 che si bloccava sul più bello, salvo accorgersi poi che il blocco era dovuto al tuo ginocchio impegnato in un più ampio avvinghiamento fisico….Il settimo cielo lo toccavi quando, dopo estenuanti trattative che implicavano anche il fidanzamento in casa, portavi la tua ragazza a cena o a ” mangiare fuori”, per cui , alla fine, finalmente brindavi: in quel momento topico, sfido chiunque a dire che pensava a “Impressioni di settembre” o a “Quella carezza della sera”. No, decisamente. Tu sceglievi “Champagne” e basta, con il valzerino finale accennato cantando. Ergo, Peppino Di Capri. Ergo, la potenza della semplicità. Proprio in questi giorni, il cantante isolano compie 77 anni e con lui tantissimi suoi coetanei con la lacrimuccia, a ricordo di quell’amore finito poi chissà perchè o a ricordo di quell’amore che invece resiste (anche qui) chissà perchè….Confesso che mi piacerebbe tanto assistere ad un suo concerto, ignorando volutamente la facile sequenza degli accordi o la scontata ritmicità dell’accompagnamento o, men che mai, lo sviluppo dei testi …un concerto soft, pieno di complicità, zeppo di frasi sussurrate all’orecchio della partner invecchiata quanto, e con, te. Alla fine del concerto, rigorosamente goduto in teatro o in un luogo dove apprezzare al meglio “Don’t play that song”, via a cercare un ristorante per concludere degnamente la serata e pronunciare, in linea con la sopraggiunta “terza età” di cui prima, la storica frase:”Cameriere, champagne”.
Sì , sono soddisfazioni

Goffredo Covino

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