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Tratti di vita di un uomo di Agnese Monaco

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Monaco Agnese

La mia attenzione oggi va alla riflessione di un grande uomo, tratteremo la sua vita tramite le sue opere pittoriche. Mi riferisco al Prof. Roberto Mercaldo, venuto a mancare il 12/12/2015. La frase scritta sul retro della sua foto commemorativa :” Hai vissuto con serenità, con l’Animo di un Bambino, godendo delle cose più semplici. Hai elargito Bontà, Generosità, amore e poi… Ti sei spento come una rosa in un vaso che lentamente lascia cadere tutti i suoi petali.” Prosegue poi la citazione di Tiziano Terzani :” E ricordati, io ci sarò. Ci sarò su nell’aria. Allora ogni tanto, se mi vuoi parlare, mettiti da una parte, chiudi gli occhi e cercami. Ci si parla. Ma non nel linguaggio delle parole. Nel silenzio.” Il prof. Roberto Mercaldo ha lasciato un incolmabile vuoto ai parenti e agli amici. Molto è stato già detto , specialmente durante il “Memorial Roberto Mercaldo”, avvenuto presso la Palestra ASD Natural di Cervinara. Amante di tutto il creato, quel che aveva lo donava sempre al prossimo. Rispettava ogni essere vivente. Ha salvato dalla strada tanti cani e gatti, spendendo moltissimo per le cure degli stessi. La gioia nei suoi occhi, nel vedere di aver salvato queste tenere ed indifese anime pure, lo hanno reso un uomo ancor più superiore alla media. La sua spiccata sensibilità traspare in tutti i suoi quadri. Roberto era una persona che aveva realmente colto il senso della vita. Nonostante le fasi tormentate dominate dal dolore, è riuscito sempre a ricominciare da zero e a donare bene a tutti con le opere e nelle sue possibilità. Persona umile e di animo realmente nobile. Personalità creativa e poliedrica. Si dilettava nella scrittura, nella poesia, nell’arte e in tutto ciò che implicava una notevole capacità interiore di riflessione e amore. La sua purezza interiore lo ha contraddistinto fino all’ultimo giorno della sua vita. Nonostante la sua malattia che gli arrecava dolori atroci, fino all’ultimo non ha mai perso il sorriso. Ed anche quando ha perduto l’uso della voce, l’amico Carlo s’inventò un metodo alternativo di paroliere per permettergli di comunicare. Nella foto a sinistra, Roberto, aveva speso tutti i soldi che aveva per far operare la cagnolina che aveva trovato. In questo dolce abbraccio possiamo notare già la riconoscenza della piccolina. Roberto aveva tanto da dare, iniziamo subito partendo dai suoi geniali lavori. Io dico sempre,è facile dare quando si ha, molto più difficile è fare del bene quando si ha poco e per il bene altrui, ci si rimbocca le maniche per dare tutto il necessario. Nella stessa Bibbia vi è un passo in cui una vecchietta povera dona una moneta, mentre un altro dona molti più soldi. Egli chiese a “Gesù, Mio Signore perché apprezzi di più la vecchina rispetto a me? Io ti ho dato molto di più”. “Gesù rispose: “Sì, è vero ma lei ha donato tutto ciò che aveva”. Questa era l’indole di Roberto. La gioia negli occhi di chi fa del bene, ha una luce diversa, più profonda,unica. Continuiamo con le sue opere suddivise in generi e periodi della sua vita. Le sue speranze, i suoi sogni, i suoi amici, i parenti, gli animali, l’amore per lo sport. La completezza di sé.

roberto cane

 

 

 

 

 

 

 

 

Iniziamo subito con il quadro che preferisco. “Alberi” – 1990. Non sappiamo esattamente la data di creazione. Cosa voleva rappresentare con esso? Tecnica impressionista per la maggiore, il verde del sentiero, alberato, significa la speranza oltre alla rigogliosa vita. La strada da scegliere, quella incognita, ma verso il bene. La scelta in attesa del sole. L’andare avanti senza perdersi d’animo. Continuare nonostante l’incertezza del futuro. Di fondo il tratto è più leggero e sereno rispetto ai successivi. Esso è l’ode alla speranza. Il bianco non rappresenta esclusivamente l’ombra ma anche il vero e proprio rifrangersi di barlumi di lieve luce. Sole che conduce alla vita seppur tortuosa. Tecnica ad olio su tela. Osservandolo nel suo culmine, trasmette questa momentanea scelta che conduce ad una convinta serenità, seppur non prettamente vicina al suo cammino. Ma la sua ricchezza interiore lo condurrà verso un percorso religioso e di bontà. Continuiamo con questo altro splendido dipinto “Unicorno”.

unicorno

sentiero alberato

 

 

 

 

 

 

 

 

Tecnica mista, su stile impressionista. Anche in questo quadro, vediamo come la speranza, il sogno e la purezza si fondono e si confondono, rappresentando irrealizzati sogni, di un futuro migliore. Un po’ come il consiglio Pascoliano , il quale affermava di non perdere mai il fanciullino che è dentro di noi. Perchè essa è la chiave della vera consapevolezza. Questo Unicorno è posto verso un albero, quasi a ricordare l’immagine dell’Eden in terra. In lontananza una staccionata. Fuori dai recinti, dagli schemi convenzionali, l’essere liberi di apprezzare il bello ed il buono della natura e del nostro mondo. Il prof. Carlo Ricci ha con cura, raccolto e incorniciato anche opere rimaste accantonate in un angolino nascosto della casa. Portando a conoscenza queste beltade. Un ringraziamento va anche al fratello dott. Francesco Mercaldo e consorte che hanno concesso sia questo mio articolo e sia la presa visione di altre opere a loro donate. Oltre a ringraziare la Famiglia Carbone, molto amica che ha permesso di mostrare anche i quadri a loro donati. Come appunto possiamo vedere sulla destra, questo quadro che rappresenta la famiglia appena citata. Sempre con tecnica semi-Impressionista, l’autore ha colto i segni salienti di tutti i personaggi del quadro. La generosità di Roberto, portava spesso a regalare ai suoi amici le sue opere.

prima comunione famiglia

cane sole

natural mister

 

 

 

 

 

 

 

 

Altro splendido cadeaux, è questo splendido quadro del 1998 regalato a Pasquale Ricci, dopo la sua vittoria alla gara di body building “Mr. Italia”. In esso coglie la posa della vittoria oltre al simbolo della bandiera Nazionale. Con poche pennellate alle volte ruvide, riusciva a donare profondità e a cogliere con gran astuzia il concetto fondante di ogni evento che destava in lui un sentimento. Come appunto la gioia della vittoria di Pasqualino. Altro regalo alla famiglia Ricci, fu il seguente dolcissimo quadro. Intitolato “Lassie e Carlo” e dedicato a Pasqualino. Il tratto nel 1998 diventa sempre più impressionista, con contaminazioni quasi di pre- astrattismo. Lassie era il cane di Pasquale, la famiglia vi era molto legata. A sinistra dello stesso il prof. Carlo Ricci, quando aveva la barba. Natura, un albero dove il cagnolino era seduto, simbolo di fedeltà, e il sorriso del suo amico Carlo immerso tra un sole nascente tra le montagne, dona armonia ed infinito al perpetuarsi della lieta immagine. Astrarre dal tempo e dallo spazio come auspicio di serenità e gioia infinita. Era questo il senso di questo dono. Adesso passiamo alla fase più intima del suo vissuto. Il tema dell’amore. Iniziamo con il quadro sempre datato ’98 intitolato “Innamorati 2”, splendido quadretto. L’impressionismo qui si tramuta in puro. L’uomo di spalle è propenso verso la donna, in questa sorta di delicato abbraccio, guardando cime innevate. Il gelo del clima, non intacca la serenità ed il calore umano del forte e puro amore. La delicatezza del capo chino sulla donzella, rappresenta la voglia di proteggere, di optare verso l’infinito seppur freddo e rigido. Ma c’è sempre un orizzonte, che astrae all’infinito dell’attimo.

coppia montagna

 

Le vesti bianche e pure si fondono e si confondono tra il clima innevato. Ma un barlume di sereno tramonto, romantico, unisce in un unico battito gli innamorati. Evoca dolcezza di un puro inizio senza fine. Nella fede del guardare oltre gli schemi, cambiando le cose, come volando verso un mondo migliore. Altra peculiarietà dell’autore. Sono i materiali usati. Purtroppo le tele costavano e spesso, non poteva comprarle. Alcune sue sublimi opere, miste alla sua creatività e capacità di adattamento, non hanno interrotto la sua voglia d’espressione. Infatti Egli ha usato i materiali più svariati per dipingere. Come cartoni o buste da lettere. Questo è il caso del quadro “Innamorati 1”,

 

coppia

carta

 

 

 

 

 

 

 

 

come possiamo notare esso è stato creato su una vecchia busta da lettere. Qui l’idea dell’amore è verso l’infinito di un panorama marino. L’abbraccio questa volta è della donna all’uomo. Come in una ricerca di essere avvolti da mani femminili che lo amino per l’eternità. Vicino a loro una barca, vuota, come se questa aspettasse il loro fuggire insieme verso l’infinito.
paesaggiocarta2A seguire il quadro “La solitudine”, avanti e retro, un cartoncino. Passiamo alla fase meditativa, al disincanto di un amore non consono alle sue aspettative pure. Roberto solo si riposa sdraiato su un albero, ai bordi di un fiume, osservando qualcosa che non viene visionato nello stesso. Essa è la fase riflessiva. Non sappiamo cosa guarda a parte il ruscello, la natura e da lontano tre casette. Verde e montagne, sempre meno delineate, in un cielo chiaro, dove regna pur sempre la speranza e la consapevolezza del futuro. Un infinito senso di quiete dopo la tempesta. Un voler restare soli per ritrovarsi in un puro senso.

 

 

 

 

Altri due quadri vorrei porre a confronto, in anni diversi del medesimo autore. Il primo “fattoria”, I due cavallini esprimono nel recinto questo senso di amore come il padre e il figlio. Il bianco e il nero, il bene e il male che si uniscono per creare quello che si vive nel quotidiano, quasi in una primordiale forma di tendenza taoista, nel quale simbolo si esprime il concetto che nel bene vi è sempre un po’ di male e nel male vi è sempre un puntino di bene.I tratti iniziano a diventare sempre più netti e delineati. Iniziamo con il puro mutamento anche del colore. Le forme si irrigidiscono. Linee da curve e astratte, iniziano pian piano a trasformarsi in nette e crude realtà. Dal primo quadro a sinistra dove ancora vi è amore, passiamo a destra con il quadro dal titolo “Cavalli”. Qui non vi è amore, c’è l’inquietudine, il litigio, la voglia di prevaricazione, in un clima apocalittico. Un vulcano che erutta da sfondo vicino ad un castello, probabilmente quello di Montesarchio. Qui le linee sono nettissime, è come se l’autore prendesse consapevolezza che nonostante lui, viva la vita nel bene, attorno le atrocità del mondo consumano la sua essenza sensibile e lui come spettatore inerme, non può far altro che esporre il quadro di ciò che vede. Ma ecco le altre fasi, come una fuga dal male.

cavalli

cavalli in piedi

 

 

 

 

 

 

 

 

navepadre pioTorniamo al voler fuggire con uno splendido veliero, dalle soavi linee, che rappresenta il ritorno al bene e alla consapevolezza della rinascita. Di un percorso incognito che porta verso l’infinito, dove in lontananza barchette, danno ausilio alla sua scelta di fede, perché vicini al suo essere e alla sua direzione. Nel tramonto centrale, egli vede tramontare l’era di male e rinasce con un nuovo sole, rappresentando immagini Sacre e Santi. Come nel caso del quadro di Padre Pio a cui lui era particolarmente devoto. Per passione iniziò anche a colorare e ristrutturare statue religiose, tra cui queste immagini. Sono tante le sue opere. Come l’idea delle botti di vino usate come porta fiori e decorate. Che vedremo di seguito vicino alle immagini religiose. Questo per indicare quanto questo uomo sia stato un precursore e un genio, e quanto tramite le sue opere si possa raccontare la sua vita. Mi sono soffermata solo su alcune delle sue opere, perché ci sarebbe veramente molto da dire in merito.

 

 

Un plauso va non solo a Roberto Mercaldo che dal Cielo ci guida e ci sorride, ma anche alle persone a lui care che hanno creato tutto questo lavoro di ricerca delle sue opere per dargli dignità, perché meritevoli e degne di nota, sia nella Valle Caudina e sia in tutta Italia.

Agnese Monaco

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