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Cervinara. Santuario di San Cosma e Damiano. La storia.

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Il santuario dei Santi Medici Cosma e Damiano è stato ristrutturato e domenica 1 maggio ci sarà una solenne celebrazione per inaugurarlo.
Ecco alcuni cenni storici tratti dai decreti delle sante visite del Cardinale Vincenzo Maria Orsini 

Schermata 2016-04-30 alle 10.42.50Non si ha memoria della sua fondazione, però, è certo che, per l’intera Valle, è stato luogo di culto frequentato come punto di riferimento e di preghiera scelto dalla pietà popolare.

Nella chiesa è collocata una lapide in cui è scritto “unico altare in onore della Madonna  e Santissimi medici martiri Cosma e Damiano  con solenne rito fu dedicato nel giorno 4 novembre 1706 con sacro rito fra da Sua Ecc. card, Vincenzo Maria Orsini arcivescovo: e nel giorno dell’anniversario i fedeli possono lucrare 100 giorni di indulgenza concesso in perpetuo. (NdR: l’Arcivescovo Orsini divenne, nel 1724, Papa con il nome di Benedetto XIII)

Schermata 2016-04-30 alle 10.48.30Dai testi si legge che sull’altare era presente un affresco con impresse le Immagini della Madonna al centro e dei santi Medici ai lati e nella santa visita del 1691 si evidenzia che era molto rovinato. Constatando che vi era molta devozione del popolo caudino, si istituì il primo eremita, perchè  potesse ben mantenere il luogo sacro. Fu nominato Francesco Porrino, originario di Arienzo, e molto devoto perchè, si dice, fosse stato miracolato. Si diede a costui la possibilità di costruirsi al lato della Chiesa un abitazione per meglio servirla e custodirla.

Schermata 2016-04-30 alle 10.48.13Dopo il Porrino non sono menzionati nomi di rilievo e la tradizione ci rimanda ai frati cappuccini che, nei secoli, hanno custodito il luogo sacro, vivendo esclusivamente di questua alimentare per le campagne. Gli ultimi monaci, presenti al Santuario, fine agli anni ’60, hanno lasciato al luogo tanta preghiera, della quale ancora oggi se ne avverte l’odore e il profumo.

La Chiesa beneventana diede ordine, inoltre, di far dipingere, sulla porta della chiesa, le immagini della Madonna con ai lati i Santi Medici e di collocarLi all’interno di una lunetta.

Nella seconda metà del 1700 si afferma il culto anche della Madonna del Bagno che, per voto fatto da Francesco D’Agostino alla Madonna dei Bagni di Scafati, fece qui realizzare la statua che si venera ancora oggi. Fu detta Madonna del Bagno perchè, in questo luogo, come è testimoniato da un affresco rovinato dal tempo, c’era il culto per l’esistenza di una fonte miracolosa, molto simile a quella del Santuario di Scafati.

Tra la prima e seconda metà del 1800 il culto, verso la Madre di Dio con il titolo della Madonna del Bagno, si rafforza grazie alla predicazione del Gesuita e Teologo Michele De Maria, nativo dell’Aia de’ Panno in territorio di Sant’Adiutore, titolare della Cattedra di Teologia presso l’università Gregoriana romana. Scrisse alcuni trattati teologici che, ancora oggi, vengono utilizzati per l’educazione dei seminaristi di tutto il mondo. A Roma, in suo onore, esiste una piazza a suo nome nei pressi dell’Istituto cattolico gregoriano.

Da una lapide in chiesa si legge: “Nel 1889 per grazia ricevuta dalla Madonna del Bagno fu realizzato questa balaustra per £ 100 e il resto speso dall’eremita Giuseppe Cioffi”.

Nel 1900 per la grande devozione che si aveva, il signor De Gregorio donava alla Madonna una parte del terreno avanti alla chiesa per poter realizzare un largo, poichè, la Chiesa ne era sprovvista.

Sempre nei primi del 1900 monsignor Taddeo, molto devoto del luogo sacro e parroco di Sant’ Adiutore ottenne, da molte famiglie nobili del paese, dei terreni che furono intestati alla Madonna del Bagno, con la promessa che le rendite maturate venissero utilizzate solo per la festa alla Madonna e al sostentamento del  luogo Sacro. Tra queste famiglie si ricordano, in particolare, quella dei Lapati e dei Barionovi.

Gli anni di Mons. Taddeo si ricordano come quelli di intensa devozione e fede: la Iuta a santu Cosimo, con carri trainati da buoi nel giorno dell’Ascensione e nell’ottava, inizia proprio in quegli anni, così come i pellegrinaggi dai paesi vicini, la messa della mazze da parte dei Rotondesi, “che la prendevano solo loro sborsando soldi in più dei salamonari“, da qui la tradizionale asta. La Madonna, dalla campagna, si portava con gli spari dei fucili, come ancora oggi si continua a fare nella vicina Rotondi in onore della Vergine della Stella. Da noi la tradizione fu tolta per motivi di sicurezza e di buon senso: le scintille della polvere da sparo spesso bruciavano i campi di grano e, i sacerdoti e il comitato festa, non riuscivano molte volte a risarcire i contadini che, in verità, per la maggior parte delle volte, non pretendevano nulla.

Nel 1950 per grazia ricevuta, per la guarigione della moglie Caterina Taddeo affetta di tifo, furono realizzate da Marchese Gennaro le statue grandi dei Santi Medici in quanto, quelle antiche erano  piccole e un po’ rovinate. Fu lui, poi, che iniziò i festeggiamenti in onore dei Martiri Medici qualche anno dopo.  In quegli anni fu eseguito, anche, il nuovo tempio alla Madonna da Marchese Giuseppe e forse si chiusero le antiche nicchie che, oggi, sono state scoperte e riportate al vecchio stato.

Nel 1960, grazie a monsignor Antonio Lombardi e del popolo fedele, fu eretto il nuovo campanile e nella lapide fu inserita la dicitura “mola campanaria” che provocò il rifiuto, del parroco di S. Adiutore, di pagare lo scappellino che, si dice, ricevette solo un ceffone dal Monsignore.

Nel 1986 Lombardi potè ricostrure la Canonica, grazie ad un buono contributo ex legge 219/81, ma non la Chiesa che, per molto tempo, non fu accessibile al culto per gli ingenti danni subiti dal terremoto del 1980.

Nel 1993 il parroco don Nicola Taddeo e il Comitato festa, misero mano alla ristrutturazione della Chiesa. Per tre anni non ci furono festeggiamenti e i contributi raccolti tra i fedeli, pari a circa 50 milioni di lire, servirono al riattamento con una pitturazione, però, non a regola d’arteper insufficienza di fondi.

Nel  1999 fu presentato da don Nicola Taddeo un progetto alla Regione che fu finanziato e permise il rifacimento degli intonaci esterni.

Nel 2010 diede incarico per un progetto di completamento dei lavori interni alla Chiesa che, però, non fu mai finanziato. Fu approvato, però, nel 2011 dagli enti preposti e nel 2016, parte di quel progetto, è stato eseguito con il lavoro volontario del Comitato festa e l’obolo specifico dei fedeli. Il tutto con il benestare del parroco don Nicola Taddeo e dell’Amministratore parrocchiale Don Lorenzo Varrecchia, attuale guida spirituale della Parrocchia di Sant’Adiutore Vescovo.

Nel 2015 fu restaurato il coro in legno che riporta la data del 1884. Detta data fa riferimento ad uno dei tanti restauri fatti nei secoli. Il legno, così lavorato, viene fatto risalire e datato, quindi, tra 1600 ed il 1700. Il lavoro eseguito, ha interessato la sola parte strutturale e la posa in opera di una scala in legno, il tutto grazie al contributo di fedeli devoti.

Oggi come ai tempi del cardinale Orsini, il Santuario è situato nel territorio della Parrocchia di Sant’Adiutore.

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