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TRIVELLIAMO IL REFERENDUM di Goffredo Covino

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goffredo1Casomai ci fosse stato bisogno di accrescere la confusione che già regna sovrana in Italia, tra dimissioni di ministri e dimissioni che non giungeranno mai, tra stampelle verdiniane e azzuffamenti romani nel centrodestra, tra egiziani che ospitiamo mentre uccidono qualche nostro connazionale, ecco un bel referendum primaverile sulle trivelle. Va senza dire che le trivelle sono da sempre il nostro primo motivo di preoccupazione: non riusciamo a prendere sonno proprio perchè impegnati a sciogliere l’amletico dubbio circa la loro effettiva utilità.Notti insonni, allora, mentre tutto il resto va bene e cozza appunto con questa profonda e cerebrale elucubrazione. C’è chi è giunto al punto di dire che anche Totò ne fosse ossessionato e che, in fondo, la sua celeberrima poesia contenesse un messaggio subliminale: non “‘A livella”, bensì “‘A trivella”. Dunque, il 17 aprile saremo chiamati ad esprimerci su un SI’ o su un NO, registrando le rispettive posizioni dei partiti e dei movimenti che cercano di indirizzare appunto l’espressione di voto o di non-voto. Se l’appuntamento fosse capitato a luglio, beh l’invito ad andare al mare era più che legittimo; si vota, invece, ad aprile e forse qualche altura collinare è preferibile.Soprattutto quella dell’Aventino? Il colle che, per antonomasia, richiama all’attesa? Mah, reputo stucchevole qualsiasi commento di specie.Lo strumento del referendum ( a proposito, al plurale sarebbe referenda, giusto?) è un’alta forma di democrazia partecipativa, è sempre una chiamata alla condivisione ( o non) popolare, è una classica delega in bianco che dovrebbe fungere da supporto essenziale per indirizzi politici. E’ proprio così? Qualche dubbio mi assale ed allora mi perplimo, pensando, ad esempio, al significato precipuo che ogni referendum contiene per definizione.Vince il SI’, nel nostro caso, e Renzi perde; vince il NO, e vince anche Renzi. Ma che roba è? Mi perplimo perchè questa ennesima suddivisione manichea uccide ulteriormente la volontà popolare, ormai ridotta a bancomat della politica: la si invoca a seconda delle esigenze, basta comporre il PIN et voilà!!!Non ci resta che trivellare proprio il referendum, a 12 metri dalla riva. Occhio alle distanze.
Ciao ciao

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