Home ARTICOLI Referendum NO TRIV il 17 aprile alle urne e… nessuno ne parla.

Referendum NO TRIV il 17 aprile alle urne e… nessuno ne parla.

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di Angelo Marchese – In Italia e, naturalmente, in Valle Caudina è già un po’ che si discute di elezioni amministrative che, tra il 15 aprile ed il 15 giugno interesseranno una parte dei comuni italiani. Tra questi, con scadenza naturale del mandato degli organi eletti nel 2011, San Martino Valle Caudina, Roccabascerana, Airola, Bonea e in quelli alle elezioni anticipate, come Rotondi, commissariato in seguito a sfiducia. Cinque, quindi, i comuni appartenenti alla Città Caudina (costituita solo sulla carta) che, in base al termine ultimo del 24 febbraio stabilito dalla Legge 120/1999, sono chiamati al voto per il rinnovo delle consiliature comunali nella prossima primavera. Una data probabile, per le elezioni amministrative, potrebbe essere quella del 12 giugno. Gli animi, almeno per quanto riguarda la Valle Caudina, sono già in fermento e le riunioni si susseguono a ritmo serrato per comporre le liste e scegliere i candidati.

Nessuno, invece, parla del Referendum abrogativo anti-trivellazioni che, nonostante sia prossimo, viene tenuto “nascosto” ai più. Gran parte degli italiani, infatti, ignorano l’esistenza del Referendum che sappiamo si terrà il prossimo 17 aprile. I media nazionali non ne parlano e, se lo fanno, racchiudono l’argomento in piccolissime parentesi senza approfondimenti che potrebbero portare informazione agli elettori. Vediamo di cosa si tratta. Le trivellazioni nei nostri mari, effettuate per l’estrazione di gas e petrolio, sono affidate ad aziende, anche multinazionali, che “sfruttano” i giacimenti dietro concessione pubblica. Il Referendum del 17 aprile vuole abrogare l’articolo 6 comma 17 del codice ambientale, che prevede che le trivellazioni continuino fino a quando il giacimento lo consente, insomma, fino a che c’è “materia” da estrarre.

Il quesito sul quale siamo chiamati a rispondere è:

“Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c’è ancora gas o petrolio?”

Per fermare le trivellazioni bisognerà rispondere con un SI.

Se vince il NO, invece, tutto resterà esattamente come adesso. Quando le concessioni arriveranno a scadenza le compagnie petrolifere potranno chiedere di prolungare l’estrazione dalle piattaforme esistenti e già attive.

Però, attenzione, in caso di abrogazione, il provvedimento non riguarderà né le trivellazioni in terra ferma (che risultano essere pericolose) e nè quelle oltre le 12 miglia dalle nostre coste.

(Nella cartina sotto le trivellazioni interessate)

 

Il referendum, che è stato promosso da 10 regioni italiane, tra cui la Campania, vede le organizzazioni ambientaliste in prima linea per promuovere la consultazione popolare e mettere a conoscenza i cittadini circa i rischi e le conseguenze, non solo ambientali, causate dalle trivellazioni in mare. Molti sostengono che le trivellazioni causano problemi al sottosuolo e, di conseguenza, aumenterebbero il rischio di terremoti e/o, per quanto riguarda la Campania, il dissesto delle zone vulcaniche come Pozzuoli e paesi vesuviani abitate da circa 3 milioni di persone. Non pochi.

Nota dolente, legata all’indizione del referendum, è lo spreco di oltre 400 milioni di euro per non averlo accorpato alle elezioni comunali in programma e che, secondo molti, passa per una manovra che mira a non far raggiungere il quorum (la metà degli aventi diritto al voto più uno). Vero è che c’è una legge che ne vieta la concomitanza (decreto 98 del 2011) facilmente superabile, però, con una legge ad hoc, che fu già sperimentata nel 2009 e che ne attuò l’abbinamento.

LE POSIZIONI: Per i sostenitori del SI – Bloccando le concessioni, per ambientalisti e promotori del referendum, si allontanerebbe il rischio di incidenti e si salvaguarderebbero le economie legate al turismo e alla pesca. Per i sostenitori del NO – L’abrogazione creerebbe ripercussioni sul mercato con conseguenti fughe di investimenti e, quindi, la chiusura di imprese e il licenziamento di molti lavoratori del settore estrattivo.

Trivelle

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