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Valle Caudina: ecco i Comuni a rischio “estinzione”.

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La legge sulla spending review, introdotta dal governo Monti, prevede vari bonus per i comuni che si uniscono sotto un solo “gonfalone”, con lo scopo di risparmiare per “far risparmiare i cittadini”. La dicitura inglese Spending review significa “Revisione della spesa” o “Resoconto delle spese”. Semplicemente, si tratta dell’analisi di capitoli di spesa dei singoli Ministeri con lo scopo di individuare le voci passibili di taglio, per evitare inefficienze e sprechi di denaro. Molte Regioni, per esempio, seguendo le direttive in tema di “risparmio”, hanno deliberato, in tal senso, riducendo i posti letto nella Sanità, il taglio delle auto blu, le limitazioni nelle assunzioni, etc. Il dicastero dell’economia, poi, frequentemente “vanta” il successo dell’abolizione delle Province che, in verità, ha fatto solo passare le competenze di spese alle Regioni. Padoa-Schioppa sintetizzava, ironizzando, che “la spending review, è l’analisi e la valutazione della spesa in virtù dell’italica assenza della cultura del rendere conto…, …l’obiettivo è di tagliare il superfluo”.

Molti sono quelli, economisti e non, che non credono ad un’effettiva utilità di questo “modello inglese”. Proprio ieri, a bocciare il piano di revisione della spesa, pilastro della politica economica del governo Renzi, ci ha pensato, il presidente della Corte dei conti Raffaele Squitieri che, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016 della magistratura contabile, ha rivoltato il coltello nella piaga: “Nei prossimi anni i margini di risparmio dal lato delle spese potrebbero rivelarsi limitati e…” ha poi continuato,finora è stata un “parziale insuccesso”, con ricadute negative per i servizi ai cittadini.

All’”invito” di accorparsi, a quanto risulta dai dati comunicati nei giorni scorsi dal Ministero dell’Economia, hanno aderito, finora, una cinquantina di comuni e, secondo le previsioni, alla fine del 2017, saranno molti di più. Visto che, secondo l’attuale legge, non vige un obbligo per i Comuni di “unirsi”, in questi giorni, un gruppo di parlamentari renziani ha presentato un disegno di legge, si dice voluto dal Governo, che ne prevederebbe la fusione obbligatoria per quelli sotto i 5.000 abitanti. “Chi ha pochi abitanti” scrivono i firmatari, “non riesce a sostenere i costi di molti servizi.”

Ne sparirebbero, così, 5562 su circa 8.000 e, tra questi, in Valle Caudina ben 10: Arpaia (2.012), Forchia (1.246), Paolisi (2.050), Moiano (4.118), Bucciano (2.087), Bonea (1.475), Pannarano (2.150) sul fronte sannita e Rotondi (3.611), San Martino V. C. (4.912) e Roccabascerana (2.308) sul fronte irpino.

Airola (8.146), Cervinara (9.701) e Montesarchio (13.501) sono le più popolose tra le caudine e superano abbondantemente il limite dei 5.000 abitanti che servirebbero per mantenere il Municipio. Insieme contano più di 31.000 abitanti, al pari di una cittadina di medie dimensioni. Solo queste tre  r-esisterebbero“ e continuerebbero ad usare il proprio Stemma.

Una cesoia, dunque, si abbatterebbe sui Comuni della Valle Caudina che si erano costituiti nell’Unione della Città Caudina proprio per attuare la Spending review. Un sodalizio che, però, fino ad oggi, non ha fatto risparmiare nemmeno un euro. Una Città caudina ancora in alto mare che, se passasse la legge, andrebbe alla deriva e il lavoro di Pellegrino Casale e Co. risulterebbe quanto mai  inutile.

Si dovrebbe rivedere e riprogrammare il tutto e, magari, questa volta pensare di accorpare piccoli e grandi Comuni caudini, sia sanniti che irpini, in una sola grossa città. Un vantaggio, di sicuro, lo avremmo: più peso politico nei piani alti del potere.

… e Caudium potrebbe essere il suo nome!!!

(Angelo Marchese)

(Tra parentesi il numero di abitanti secondo i dati ufficiali ISTAT dell’ultimo censimento 2011)

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