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IL NATALE DEI PERDENTI di Goffredo Covino.

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goffredo1Ci siamo; qualche ora ancora e va in onda l’edizione n.2015 del Santo Natale, lo spettacolo dell’amore e della pace che ha, per definizione, una scadenza fissa. Il 25 dicembre di ogni anno, non c’è alternativa, si festeggia la nascita di Gesù Bambino: tutti felici,  tutti contenti e tutti disposti ad “essere più buoni”. Allora, nessun problema? Purtroppo no, perchè ci sono anche il Natale da buttare via, il Natale dei perdenti e il Natale dei “senza speranza”. E’ da buttare via un Natale che vede cinicamente riunirsi famiglie che non hanno nulla da dirsi e che si siedono intorno ad un tavolo solo per forza di inerzia, o, ancora peggio, perchè altrimenti sarebbe chiarissimo il fallimento del massacro del dialogo interno. E’ da buttare via anche perchè aumenta in maniera esponenziale il numero dei matrimoni che saltano e, di riflesso, delle cosiddette “famiglie allargate”, per cui si rischia di ritrovarsi allo stesso tavolo con la nuova compagna di x alla presenza della precedente moglie e così via: un puzzle.
Immaginare gli argomenti di conversazione è un esercizio kafkiano. C’è poi il Natale dei perdenti, dei Fantozzi del 2015, dei senza lavoro, degli ex lavoratori, di coloro che vedono assottigliarsi, giorno dopo giorno, quel conticino in banca o in ufficio postale e, infine, di coloro che non hanno nessun motivo di festeggiare.
In qualche caso, Natale è autentica tortura: un mondo stappa champagne e brinda, mentre ce n’è un altro che bestemmia e si incupisce. Il Natale dei perdenti, cioè il crollo dell’autostima. Chiude l’elenco il Natale dei  senza speranza” ed è quello vissuto da persone che non vedono la luce alla fine del tunnel, semplicemente perchè nel tunnel non ci sono ancora entrate e, probabilmente, mai ci entreranno. Sono gli uomini e le donne che, consapevolmente o no, non hanno programmato un domani accettabile, nessun Santo Stefano, nessuno sviluppo per la loro vicenda personale; si saranno adagiati su promesse, impegni e rassicurazioni da parte di terzi, mentre il tempo scorre inesorabile; si saranno costruito un habitat mentale basato sull’attesa, purtroppo vanificato dalla assoluta mancanza dei titolo di coda: è un film senza il classico “the end“.
A tutte queste riflessioni, amare e pessimistiche, voglio però contrapporre l’enorme positività del Natale dei vincenti, di quelli che si incontrano ancora con gioia e trasporto, di quelli che non sono ipocriti e che si stringono in abbracci veri e partecipati, di quelli che credono ancora nella valenza della famiglia, che giocano ancora a tombola per far contento il nonno e la nonna, di quelle mamme che impegnano tempo e pazienza per preparare gli struffoli o il cenone della Vigilia e così via.
Il Natale dei vincenti è l’occasione per capire quanto siamo fortunati, noi che siamo appena appena normali.
Sì, ‘o presep me piace assale!!
Augurissimi a tutti.

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