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PAPA FRANCESCO D’ASSISI

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PAPA FRANCESCO D’ASSISI
Gesuita, profondamente inserito nei meccanismi e nelle strutture della Chiesa sudamericana, simbolo della dimensione francescana e paladino della giustizia a favore delle classi sociali, Francesco da Buenos Aires si sta incartando da solo. Appare del tutto evidente, agli occhi degli osservatori più smaliziati, quanto grande e ponderoso sia il suo stato di impotenza rispetto alle dinamiche micidiali e spietate del mondo vaticano. Chiamato a “sostituire” il papa dimissionario e investito di enormi poteri mirati al riequilibrio di una situazione che aveva già fornito inequivocabili segnali di degenerazione, Francesco si è armato di tanta pazienza ed ha cominciato a tagliare, ad alternare, a ridurre, a sottodimensionare, a contenere e così via. Appunto, ha cominciato; ha solo cominciato. Ampiamente scontata la reazione del contesto da contestare, dei privilegi da non privilegiare più e delle rendite di posizione che diventano (nella sua mente) elementi del passato: è una reazione virulenta e nessuno se ne sorprende. Non poteva che essere così. Il papa piemontese cosa fa, allora? Mutua in toto i dettami di S.Francesco d’Assisi e li rende caratteristica precipua del suo pontificato; cerca, in altri termini, di contrapporre allo strapotere economico, finanziario, morale e pragmatico della Chiesa deviata la riproposizione dell’umiltà così marcata nel frate umbro. Ne interpreta il ruolo fino all’accavallamento della personalità e crede davvero di essere l’edizione moderna, o postmoderna, del Charles Bronson della Chiesa. Giustiziere a tutto tondo, ma non ce la fa.Non può farcela, perchè appare sempre più come l’uomo solo al comando di breriana memoriana. Sì, bisogna riconoscergli lo zelo e la testardaggine per il cambiamento, fin dalla sua elezione nel 2013, così come bisogna riconoscergli lo sforzo di cambiare linguaggio e modus operandi rispetto alla cerebralità di Benedetto XVI; bisogna, altresì, ammettere che si trova ( lo ripeto, da solo) a combattere contro task force di assoluto spessore. Però si sta incartando e probabilmente dovrà registrare, a medio termine, un progressivo oscuramento di immagine. Soluzioni? A mio modestissimo parere, anche rischiando il “tutto per tutto”, potrebbe chiamare a raccolta, in termini di sensibilizzazione e di partecipazione molto attiva, tutto il mondo che pulsa al di fuori delle logiche utilitaristiche del Vaticano e dei suoi accoliti, cioè il cosmo dei fedeli puri ed incontaminati, ed invitarli ad essere loro i protagonisti. Una scelta di campo populista? Forse, ma sarebbe l’unica Santa Alleanza possibile: con la base e attraverso la chiara indicazione delle metastasi che uccidono la soglia di Pietro e che hanno nomi e cognomi. Vai, Francesco, con questo atto di coraggio estremo!!Fuori i nomi, anche se molti già si conoscono, e via a schierarti con il tuo popolo. Altrimenti, non resta che sperare, a proposito di cognomi, in quello di sua madre, Sivori, nell’illusione che sappia suggerire i dribbling giusti come faceva l’immenso Omar da calciatore. I miei coetanei lo ricorderanno certamente e ricorderanno anche il suo carattere fumantino. Ecco, io vorrei un Papa un pò più “‘ncazzuso”.

Ciao ciao

Goffredo Covino
#ilmiocantolibero.

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