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LA RUBRICA DELL’ANIMA. Maschile e Femminile

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valeriaAbet

Maschile e Femminile  – prima parte –

Quando si parla di psicologia,  non ci si sofferma  a pensare cosa vuol dire la parola psiche e da dove essa arriva. Psiche vuol dire fiato, alito, respiro e poiché il respiro è segno di vita, significa anche vita. La parola psiche viene dal greco, e  i greci la usavano  per esprimere, pensa un po’,  il concetto di anima. Un concetto che al tempo dei greci  non era  religioso, ma filosofico.  Il primo fu Socrate ad usarla dicendo  che il compito dell’uomo è la cura della propria psiche.

Dal mio punto di vista avvicinarsi alla psicologia significa in qualche misura occuparsi della propria anima, ma anche occuparsi del mondo che ci circonda, percependo di quest’ultimo l’essenza profonda.

Di cosa si ammala l’anima? Perché si ammala? Come si cura? 

Io ci proverò a rispondere a queste domande all’interno di questa rubrica,  ma prima di tutto mi preme farti una domanda:  Quante volte hai sentito  l’espressione verbale “è nell’animo  femminile etc ” oppure “è nell’animo maschile etc etc..” molte volte  credo..

Se ci soffermiamo su queste espressioni comuni ci accorgiamo di due cose. La prima è che l’animo nell’uso corrente della parola non ha nulla a che fare con l’anima, in senso religioso,  inoltre che esiste una netta distinzione tra l’animo femminile e l’animo maschile.

Direi che è empirico ed osservabile che così è, infatti esiste una netta distinzione tra la psiche femminile e la psiche  maschile.

Tornerò più e più volte su questi concetti, all’interno di questa rubrica, ma per ora, diamo per assunto questa distinzione accettandola da un modo di dire, senza caricare di tutte quelle spiegazioni scientifiche sulle quali oggi poggia questa affermazione.

La psiche femminile in particolare è da sempre motivo di studio, per la sua complessità, complessità che ancora una volta è facilmente  osservabile e riscontrabile negli individui femmina. Ha molti accenti: “sensibilità femminile” ,“volubilità” oppure “possesso del sesto senso” tutte queste affermazione sono vere e riscontrabili, ma al contempo anche molto, molto riduttive se con esse vogliamo descriverla.

Come molti studiosi affermano, la psiche femminile è assimilabile ad una ferrari, splendida e potente. Questo perché supportata da un bagaglio emozionale “regolabile in volume” e dalla capacità di processare le informazioni in simultaneo. Fantastico !

E la psiche maschile invece? Non regolabile in volume supportata dalla capacità di processare le informazioni in maniera selettiva. Dei trattori, forti, grandi, capaci di spinte indirizzate e potenti, motivati ad adempiere i loro compiti senza arrendersi. Fantastico!

Insomma siamo diversi! Bella scoperta mi dirai.. ma la domanda è, se siamo così diversi anche e “soprattutto” sotto questo aspetto, perché se chiediamo ad una donna giovane ma anche ad una meno giovane, come vorresti fosse il tuo futuro fidanzato, il 50 per cento delle donne rispondono: sensibile, dolce e carino?  Passi pure il termine carino, ma sensibile e dolce non sono proprio delle spiccate caratteristiche maschili… all’inverso se chiedessimo ad un uomo quali caratteristiche cerca in una donna, molti rispondono bella,  dolce, che sa vedersela da sola, forte.  Forte? Come forte? (ricordiamoci che per un uomo la forza è sempre una forza di spinta) Eppure è così!

In pratica le donne desiderano avere accanto dei compagni con spiccate caratteristiche femminili e gli uomini desiderano accanto delle donne con spiccate caratteristiche maschili… pazzesco!

Non che le donne non possano avere una forza di spinta, o gli uomini non possano essere sensibili, ci mancherebbe! Ma la sensibilità, diciamocelo, non è di certo una caratteristica primaria in un uomo.. e la forza, sempre nel senso maschile del termine quindi una forza di spinta, non è proprio quello che in fondo al cuore una donna desidera… anzi…la vera forza delle donne, l’enorme forza delle donne è nella resistenza, non nella spinta.!

Allora perché questo accade? accade soprattutto perché abbiamo poca conoscenza di noi stessi, e delle nostre potenzialità primarie. Motivi sociali, culturali, e chi più ne ha più ne metta ci hanno spinto tutti verso una società emozionalmente paritaria.. peccato però, che da milioni di anni i nostri meccanismi biologici continuano a produrre individui di sesso maschile e di sesso femminile con conseguenti, chiamiamoli così,  “corredi emozionali differenziati”.

Insomma al di là di tutte le ragioni possibili che la nostra società,  la nostra logicità, ed i lavaggi celebrali che i mass media ci fanno tutti i giorni, spingendoci sempre più verso una società androgina, noi restiamo, maschio e femmina. Permettimi di aggiungere: menomale!

Insomma possiamo convincerci, condizionarci, adeguarci mentalmente alle esigenze di questa epoca che vuole azzerare, o meglio smussare,  l’identità di genere, ma poi ovviamente ne paghiamo le spese!

Quindi non stupirti se sempre più persone vivono il disagio di vivere!

Credi possibile  che un bambino nato da un padre sensibile e da una madre con una grande forza di spinta cresca emotivamente in maniera appropriata? Quando verso i tre anni comincerà a comprendere la sua identità di genere, ed i suoi bisogni saranno quelli di emulare il padre non trovando corrispondenza,  tra quelle che sono le sue emozioni  primarie e le emozioni che osserverà dal padre, sentirà disagio… si sentirà inadeguato.

Mi dirai, si rivolgerà ad una madre forte! ma per essere forte la madre e compensare la mancata forza del padre,  è una donna che ha schiacciato il suo emotivo per emulare un uomo. Offrirà al figlio una forza “surrogata”, non pura, mai completamente avulsa dalla componente emotiva… non la vera essenza della forza maschile di cui il padre sarebbe portatore e di cui il figlio avrebbe bisogno.

Quel bambino nasce in quello che si definisce essere una coppia invertita.

Fiumi di parole si sono scritti e si scriveranno su questo argomento ma la vera origine del malessere psicologico nella maggior parte dei casi, oggigiorno, nasce da lì.

Alla prossima, tra 15 giorni

Valeria Abet

Counselor in discipline psicologiche empiriche

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